storia locale Archivi - Il Quarto Potere https://ilquartopotere.it/tag/storia-locale/ Le notizie sotto un'altra luce Mon, 07 Sep 2026 07:04:27 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.7 https://ilquartopotere.it/wp-content/uploads/2018/12/cropped-icona_512-32x32.png storia locale Archivi - Il Quarto Potere https://ilquartopotere.it/tag/storia-locale/ 32 32 Giovanni Antonio Orsini del Balzo e il sacco di Corato https://ilquartopotere.it/storia/sacco-di-corato-orsini-del-balzo-giovanni-capurso/ https://ilquartopotere.it/storia/sacco-di-corato-orsini-del-balzo-giovanni-capurso/#respond Mon, 07 Sep 2026 07:04:27 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=43930 La storia di Corato protagonista in una nota del prof. Giovanni Capurso, che ricostruisce una vicenda risalente al Quattrocento e legata a uno dei momenti più turbolenti della storia del Regno di Napoli: il sacco di Corato e il confronto tra Giovanni Antonio Orsini del Balzo, principe di Taranto, e il re Ferdinando I d’Aragona, […]

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La storia di Corato protagonista in una nota del prof. Giovanni Capurso, che ricostruisce una vicenda risalente al Quattrocento e legata a uno dei momenti più turbolenti della storia del Regno di Napoli: il sacco di Corato e il confronto tra Giovanni Antonio Orsini del Balzo, principe di Taranto, e il re Ferdinando I d’Aragona, detto Ferrante:


Mancavano pochi anni alla diffusione del culto di san Cataldo a Corato, quando il paese si trovò
, suo malgrado, al centro di dinamiche politiche decisive per il Regno di Napoli, nel contesto della lotta tra il principe di Taranto, Giovanni Antonio Orsini del Balzo, e il re Ferdinando I d’Aragona, detto Ferrante.

I cronisti dell’epoca, con un po’ di enfasi, riferiscono che il principe Orsini del Balzo era signore nel regno di più “de quattrocento castelle”, estendendosi il suo dominio per più di quattrocento miglia da Napoli alla Terra d’Otranto.  

Alla morte di Alfonso V d’Aragona (1458), Giovanni Antonio si oppose all’erede Ferdinando I, rifiutando di rendergli l’omaggio feudale. Conscio della debolezza della Corona nel periodo immediatamente successivo alla morte di Alfonso, si alleò con i baroni ribelli e con Giovanni d’Angiò-Valois, altro pretendente al trono, occupando militarmente gran parte della Terra di Bari.

I Registri superstiti dell’epoca testimoniano le frequenti oscillazioni delle Università tra demanialità regia e appartenenza feudale e tutta la documentazione sulla guerra tra il re e il principe è ricca di ribaltamenti di fronte. Sia le fonti diplomatiche che i Capitoli cittadini, peraltro, attestano le aspirazioni del principe ad estendere il dominio su altre città del regno e l’ambivalente, in alcuni casi cangiante, atteggiamento delle oligarchie cittadine le quali, in un intrigo di lotte che sul piano interno si risolveva nei dissidi tra le fazioni dei popolari e quelle dei nobili, lasciavano ampi margini di intervento per ufficiali regi e i fedeli sostenitori dell’Orsini. Accanto ai privilegi della città, re Alfonso aveva già consegnato al nobile Pietro Palagano (o Pellegano) da Trani il feudo Corato, tolte con tutte le altre terre possedute in Puglia, a Francesco Sforza, capo della lega dei suoi nemici.

Il nuovo sovrano, invece, più che di concessioni e privilegi, dovette occuparsi dell’importante città di Trani, che si trovava vicina alle terre del potente e riottoso principe di Taranto, il quale non nascondeva troppo l’intenzione di impadronirsene.

Al di là del quadro politico complicato e instabile, va aggiunto che ad incoraggiare tumulti e ribellioni contro i nobili locali ci furono nel 1456 un violento terremoto e tra il 1457 e il ’58 un rigidissimo inverno con neve straordinaria che aveva rovinato ai raccolti e gli ulivi, senza contare le esose tasse imposte sui ceti popolari.

È proprio in questo contesto che, nel 1458, mentre a Trani i Palagano erano asserragliati nel castello tranese a casa delle pressioni dei moti popolari, Corato divenne improvvisamente teatro di due fuochi incrociati: il principe fece arrivare i suoi uomini, già acquartierati nell’avamposto di Altamura, a Corato e dall’altra parte arrivarono gli uomini del duca d’Andria fedele al re e nemico dell’Orsini.

Dopo che la terra fu saccheggiata dai soldati, dall’una e dell’altra parte, venne affidata ad Antonio Palagano, figlio di Pietro, che nel frattempo era morto in circostanze oscure, forse assassinato. Così riporta una cronaca dell’epoca: “Corato, quella terra de misserPietro Palagano, la gente del Duca d’Andri et quelle del Principe de Taranto per dispetto l’uno de l’atro l’ave messa a saccomanno, però la terra è rimasta pure a misser Antonio Palagano; la quale ancora è a lo castello de Trane, che dal giorno chi seguì lo caso de lo governatore fugy loco et may n’è possuto essiri.

Il tentativo su Corato dovette però ripetersi non molto tempo dopo perché, nel 1459, di fatto Corato risultava occupata stabilmente dagli uomini del principe Orsini. Il principe ormai era a un passo da Trani e dagli alleati del re. Da parte sua, le necessità della politica generale e le numerose difficoltà, consigliavano al re di non rompere definitivamente con il principe ma dissimulare l’ira e il risentimento; anzi mostrò di averlo fedele, fingendo benevolenza nei suoi confronti.

Da par suo, il principe Orsini, in una lettera scrittagli il 3 luglio dello stesso anno, con un misto di ipocrisia e audacia, avvertiva Ferdinando dei fatti di Trani dei quali aveva notizia “dal suo castellano di Corato” e se ne mostrava dolentissimo “tanto più che senza io saperne cosa veruna vadano recercando sutto mio nome favorireste per questo ho scripto de tracta et commandato sutto formidabile pena che niuno de mey se debia  impaczare cum li predicti de Trani, né per favore né per cosa che da loro fossero richiesti”. Il re poteva quindi prendere tutti i provvedimenti che riteneva più opportuni, egli nulla aveva saputo né voleva occuparsi della cosa, che anzi avvertiva d’aver ordinato a tutte le sue terre di non accogliere quei fuoriusciti tranesi che avevano creato tumulti”.

Furono iniziate trattative durate poi a lungo e condotte avanti stentatamente perché il principe alzò la posta in gioco chiedendo per sé il governo diretto di Barletta, Trani, Giovinazzo, e Bisceglie, il che equivaleva ad ottenerne il possesso diretto. Le richieste pare che vennero parzialmente esaudite negli accordi del 1462 quando, nella cosiddetta pace di Bisceglie, per garantire l’alleanza, o quanto meno la neutralità, il re concesse a Giovanni Antonio tutte le terre che questi aveva al tempo di Alfonso, tranne Marigliano, ed in più, Crotone, Molfetta, Giovinazzo, Venosa, Minervino, Ruvo, Lavello, Montemilone, Carpignano, Bitonto e Corato: queste ultime due in perpetuum e le altre a vita. Gli veniva inoltre riconosciuto il mero e misto imperio ed il dominio diretto anche di tutti i territori sottoposti all’autorità regia.

Ma i conti personali forse non si chiusero qui. Il 5 novembre 1463, Giovanni Antonio, che giaceva ad Altamura ammalato di malaria o, come allora si diceva, di “febbre quartana”, secondo alcune fonti, venne aiutato a morire da alcuni suoi consiglieri corrotti dal re Ferrante.”. 

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Michele Iacovelli confermato presidente dell’Archeoclub di Corato https://ilquartopotere.it/attualita/archeoclub-corato-direttivo-2026-2031/ https://ilquartopotere.it/attualita/archeoclub-corato-direttivo-2026-2031/#respond Tue, 23 Jun 2026 04:23:01 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=43161 Rinnovato il Direttivo dell’Archeoclub d’Italia APS – Sede Locale di Corato “Padre Emilio D’Angelo” per il quinquennio 2026-2031. Confermato presidente Michele Iacovelli Nella giornata di giovedì 18 giugno 2026, in conformità con lo Statuto dell’Archeoclub d’Italia APS e con le normative vigenti in materia di Terzo Settore, l’Assemblea dei soci della Sede Locale di Corato […]

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Rinnovato il Direttivo dell’Archeoclub d’Italia APS – Sede Locale di Corato “Padre Emilio D’Angelo” per il quinquennio 2026-2031. Confermato presidente Michele Iacovelli

Nella giornata di giovedì 18 giugno 2026, in conformità con lo Statuto dell’Archeoclub d’Italia APS e con le normative vigenti in materia di Terzo Settore, l’Assemblea dei soci della Sede Locale di Corato “Padre Emilio D’Angelo” ha proceduto al rinnovo degli organi direttivi, deliberando la composizione del nuovo Consiglio Direttivo che resterà in carica per il prossimo quinquennio, dal 2026 al 2031.

A seguito della consultazione, è stato confermato alla Presidenza della Sede Locale Michele Iacovelli, che ha espresso profonda gratitudine verso tutti gli associati per la rinnovata fiducia accordata.

A seguire i componenti:

– tesoriere: Nicola Di Gennaro;

– consiglieri:

> Anna De Palma;

> Annalisa Tota;

> Antonio D’Introno;

> Maria Teresa Arbore;

> Porzia Volpe.

“Sono estremamente grato a tutti gli associati per avermi voluto riconfermare alla guida della Sede Locale di Corato – ha dichiarato il Presidente –. Rivolgo un sentito ringraziamento al Direttivo uscente per il lavoro svolto dal 2021 al 2026. Cinque anni di impegno silenzioso ma prezioso, dedicati alla ricerca, alla tutela e alla divulgazione del patrimonio storico, archeologico e culturale del nostro territorio. Un percorso che ha contribuito a rafforzare il legame tra Archeoclub e la comunità, consolidando la nostra presenza e il nostro ruolo nel panorama culturale nazionale”.

Il rinnovo degli organi associativi rappresenta un importante momento di continuità e di rilancio. Cambiano le persone chiamate a svolgere incarichi e responsabilità, ma resta immutata la missione dell’associazione: promuovere la conoscenza, la valorizzazione e la tutela del patrimonio culturale quale elemento fondante della memoria collettiva e dell’identità nazionale.

L’esperienza, la passione e le competenze maturate negli anni costituiranno una base solida sulla quale il nuovo Direttivo costruirà il proprio programma di attività. Nei prossimi cinque anni saranno sviluppati e ampliati specifici ambiti di intervento e approfondimento, con l’obiettivo di accrescere ulteriormente il contributo dell’associazione alla diffusione della cultura, alla salvaguardia delle testimonianze storiche e alla sensibilizzazione delle nuove generazioni verso il patrimonio ereditato dal passato.

L’Archeoclub d’Italia APS – Sede Locale di Corato “Padre Emilio D’Angelo” rinnova così il proprio impegno al servizio della comunità, nella convinzione che la conoscenza e la tutela del patrimonio culturale rappresentino strumenti essenziali per costruire consapevolezza, appartenenza e futuro.

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Giornate Europee dell’Archeologia 2026: a Corato convegno ed escursione a cavallo nel sito di San Magno https://ilquartopotere.it/appuntamenti/giornate-europee-archeologia-corato-2026/ https://ilquartopotere.it/appuntamenti/giornate-europee-archeologia-corato-2026/#respond Tue, 09 Jun 2026 10:02:15 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=42997 Dal 12 al 14 giugno 2026 torna l’appuntamento con le Giornate Europee dell’Archeologia. Evento coordinato dall’Istituto Nazionale Francese di Ricerca Archeologica Preventiva (Inrap) e organizzato in Italia dal Ministero della Cultura, Direzione Generale Musei e Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. L’edizione 2026, dedicata al tema “Archeologia in corso”, mette al centro il processo della […]

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Dal 12 al 14 giugno 2026 torna l’appuntamento con le Giornate Europee dell’Archeologia.

Evento coordinato dall’Istituto Nazionale Francese di Ricerca Archeologica Preventiva (Inrap) e organizzato in Italia dal Ministero della Cultura, Direzione Generale Musei e Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.

L’edizione 2026, dedicata al tema “Archeologia in corso”, mette al centro il processo della ricerca archeologica, valorizzandone il dietro le quinte: dagli spazi del sapere a quelli della narrazione.

Anche quest’anno l’ Archeoclub d’Italia “P. Emilio D’Angelo” – Sede di Corato aderisce alle “Giornate Europee dell’Archeologia”, con il programma PAESAGGI, STORIA ED ESPERIENZA: DUE APPUNTAMENTI PER SCOPRIRE IL TERRITORIO“.

Il 12 e il 14 giugno due eventi si intrecciano in un unico percorso di conoscenza dedicato al rapporto tra uomo, paesaggio e patrimonio culturale.

Il 12 Giugno il convegno “Paesaggi e archeologia della Puglia“, a cura dell’archeologo Pierfrancesco Rescio, accompagnerà il pubblico in una riflessione sul modo in cui le comunità del passato hanno modellato il territorio pugliese. Un viaggio tra archeologia, agricoltura, ambiente e memoria storica per comprendere come il paesaggio che oggi conosciamo sia il risultato di secoli di interazione tra natura e attività umana.

I tratti unici di questa regione raccontano una storia di adattamento umano che attraversa epoche come l’età del bronzo, l’epoca romana, il medioevo e l’età moderna. L’archeologia pugliese, in particolare nei nostri territori, non si limita a studiare monumenti, ma è fondamentale per capire come le antiche comunità gestissero l’uso della terra, le pratiche agricole e le risorse idriche in un ambiente mediterraneo caratterizzato da estati calde e siccitose. La cultura agricola si è sviluppata attorno a colture mediterranee resistenti alla siccità, come l’ulivo, la vite, il grano duro e vari ortaggi, perfettamente adatti ai terreni calcarei e alla scarsa disponibilità d’acqua, così come le masserie e i trulli, insieme ai muretti a secco che disegnano terrazzamenti e confini, sono testimonianze tangibili di una vita rurale che ha saputo sfruttare microclimi e suoli.

Gli studi archeobotanici e i ritrovamenti di attrezzi hanno rivelato tecniche antiche come la rotazione delle colture, la raccolta e conservazione delle sementi, e pratiche di irrigazione semplici che hanno garantito la sopravvivenza in ambienti spesso aridi.

Il 14 Giugno, questi temi prenderanno forma sul campo con l’escursione a cavallo presso il sito archeologico di San Magno, in collaborazione con l’associazione Natura A Cavallo Bari e San Giuseppe agriturismo e circolo ippico, un’occasione unica per vivere direttamente il paesaggio raccontato durante il convegno.

Attraversando sentieri, campi e testimonianze storiche, i partecipanti potranno osservare da vicino quel dialogo tra natura, storia e attività umane che ha plasmato il territorio nel corso dei secoli.

Due appuntamenti complementari: il primo per conoscere e approfondire, il secondo per esplorare e sperimentare.

Insieme offrono uno sguardo completo sul patrimonio archeologico e paesaggistico della nostra terra, dimostrando come la conoscenza del passato possa aiutarci a leggere il presente e immaginare il futuro.

L’iniziativa, presente anche nella programmazione delle attività culturali di Sistema Museale Integrato Corato – SMICO, rientra in un progetto ben più ampio a sostegno delle attività di promozione turistica e di valorizzazione del patrimonio culturale e sostenuto dalla Camera di Commercio di Bari.

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