Giovanni Capurso Archivi - Il Quarto Potere https://ilquartopotere.it/tag/giovanni-capurso/ Le notizie sotto un'altra luce Thu, 26 Feb 2026 07:38:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://ilquartopotere.it/wp-content/uploads/2018/12/cropped-icona_512-32x32.png Giovanni Capurso Archivi - Il Quarto Potere https://ilquartopotere.it/tag/giovanni-capurso/ 32 32 Referendum Giustizia 2026: a Corato un incontro su “Le ragioni del No” https://ilquartopotere.it/referendum/referendum-giustizia-2026-corato-ragioni-no/ https://ilquartopotere.it/referendum/referendum-giustizia-2026-corato-ragioni-no/#respond Thu, 26 Feb 2026 07:38:30 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=41489 Il 27 febbraio 2026, alle ore 18.30, presso la Sala Multimediale della Biblioteca Comunale “M.R. Imbriani” di Corato, sita in Largo Plebiscito 21, si terrà un incontro sul tema referendum sulla riforma costituzionale della magistratura, intitolato “Le ragioni del no”. L’incontro sarà preceduto da un’utile e certamente interessante relazione storico-costituzionale del Docente di storia e […]

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Il 27 febbraio 2026, alle ore 18.30, presso la Sala Multimediale della Biblioteca Comunale “M.R. Imbriani” di Corato, sita in Largo Plebiscito 21, si terrà un incontro sul tema referendum sulla riforma costituzionale della magistratura, intitolato “Le ragioni del no”.

L’incontro sarà preceduto da un’utile e certamente interessante relazione storico-costituzionale del Docente di storia e filosofia dell’Istituto d’Istruzione Superiore “A.Oriani-L.Tandoi” Giovanni Capurso.

Interveranno due illustri relatori: l’esimio prof. Nicola Colaianni e l’avv. Lia Caldarola.

La cittadinanza è invitata a partecipare.

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Dalle feste di San Cataldo all’esilio politico: la memoria dei coratini emigrati https://ilquartopotere.it/cultura/emigrazione-politica-coratina-san-cataldo/ https://ilquartopotere.it/cultura/emigrazione-politica-coratina-san-cataldo/#respond Thu, 21 Aug 2025 05:36:12 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=38925 Di Giovanni Capurso, Vincenzo Catalano Con l’avvicinarsi delle festività patronali coratine in onore di San Cataldo riaffiora il ricordo del fenomeno migratorio che, nei decenni passati, segna profondamente la comunità. In questi giorni, infatti, molti figli e nipoti di emigrati coratini tornano con le loro famiglie alla riscoperta dei luoghi d’origine dei propri avi. In […]

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Di Giovanni Capurso, Vincenzo Catalano

Con l’avvicinarsi delle festività patronali coratine in onore di San Cataldo riaffiora il ricordo del fenomeno migratorio che, nei decenni passati, segna profondamente la comunità.
In questi giorni, infatti, molti figli e nipoti di emigrati coratini tornano con le loro famiglie alla riscoperta dei luoghi d’origine dei propri avi.

In questo solco si inserisce lo studio condotto presso l’Archivio di Stato di Bari (fondo dello Schedario Politico Provinciale, 1892-1945) da Giovanni Capurso e Vincenzo Catalano. I due studiosi, negli ultimi anni, si dedicano alla lettura del fenomeno migratorio in una chiave soprattutto politica. La ricerca, avviata nel 2021, mette in luce come l’emigrazione coratina non sia soltanto il risultato di difficoltà economiche e sociali, ma anche una conseguenza diretta della repressione del dissenso politico durante la dittatura.

Lo Schedario Politico Provinciale conservato presso l’Archivio di Stato di Bari comprende 185 buste con 4.647 fascicoli personali di individui considerati sovversivi; di questi, 389 riguardano cittadini coratini, pari all’8,4% del totale. Si tratta di un dato significativo, sebbene non esaustivo, poiché non comprende quanti emigrano clandestinamente o sostengono la migrazione senza essere intercettati dalle autorità. Per questo motivo è difficile, se non impossibile, quantificare con precisione l’intera portata del fenomeno migratorio politico. Dei 389 coratini schedati, 269 risultano emigrati, mentre gli altri continuano a risiedere in città. Lo schedario, infatti, raccoglie informazioni su tutti gli «individui ritenuti politicamente pericolosi o comunque aventi atteggiamenti ed idee contrarie a quelle governative», siano essi emigrati o residenti. La distribuzione geografica degli emigrati coratini risulta la seguente: Stati Uniti d’America (14), America del Sud (6), Francia (178), Egitto (2), Etiopia (1), emigrazione interna sul territorio nazionale (68), residenti a Corato (115), casi indefiniti (5).

Come per l’intero fenomeno migratorio politico italiano tra le due guerre, il picco si registra dopo il 1926. È proprio da quell’anno che l’opposizione politica emerge con maggiore chiarezza nei registri e nei rapporti del regime, in seguito all’emanazione del Regio Decreto 6 novembre 1926, n. 1848, che coordina le norme in materia di pubblica sicurezza, sancendo un drastico irrigidimento repressivo. Il decreto annulla di fatto ogni forma di dissenso, rafforzando i poteri di controllo e repressione della polizia. Tale processo trova ulteriore sistemazione con il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza del 1931. Non sorprende, dunque, che proprio nel decennio 1926-1936 vengano aperti 229 dei 389 fascicoli complessivi.

Questo articolo, in occasione delle festività patronali in onore di San Cataldo, rappresenta soltanto un’anticipazione di un più ampio progetto di ricerca che presto vede la luce in un volume a firma di Giovanni Capurso e Vincenzo Catalano. Il libro raccoglierà in modo organico i risultati dello studio condotto presso l’Archivio di Stato di Bari, offrendo una lettura approfondita del fenomeno migratorio coratino in chiave sociale e politica e restituendo alla comunità una pagina significativa, ma ancora poco conosciuta, della propria storia, anche attraverso un’ampia riscoperta di lettere e foto intercettate dalle autorità di regime.

Riportiamo a tal proposito gli stralci di due lettere che vibrano di un’umanità non troppo lontana dalla nostra.

Spillone Giuseppe

Nato a Corato il 4 febbraio 1900, ex Guardia Regia, espatriato in Francia, da 15 anni con la famiglia e residente ad Annemasse Rue Cursat (Alta Savoia). La lettera, intecettata dalla questura di Torino è inviata a Turturro Antonio, insegnante, con quale è in rapporti epistolari dal 1914.

Lettera diretta al Sig. Turture Antonio – insegnante – via Giappone – Corato (Bari) Italie – proveniente da Annemasse – in data 21 febbraio 1938 – spedita da Spillone Rue Ceurat Amenasse Francia.

Lettera: [dattiloscritta dalla Questura]

«Amenasse, 21 febbraio 1938

«Carissimo amico,

ricevetti giorni fa la tua, dove malgrado una buona salute, dovetti notare con dispiacere lo stato morale non propriamente brillante.

Fui sul punto di farti una sorpresa. Nel mese di settembre scorso, avevo tutto preparato per un viaggio in Italia, mia moglie mi fece parte del suo timore e, francamente, mi disse la sua ostilità a questo viaggio.

Come, pensi, non volli lasciarla in tormenti, così cambiai progetto.

Mi parve, dapprima, la sua paura non giustificata, ma, in seguito, dalle notizie ricevute, m’accorgo ch’ella non aveva completamente torto. Come vedi, per te, è impossibile muoverti, mentre per me è prudente.

Viltà?, forse. In tutti i casi, non l’anima di un eroe. Passare la frontiera in questi momenti mi pare molto imprudente.

Dei sintomi giustificano il nostro allarme. La preparazione morale intensiva alla guerra della campagna italiana ed anche nelle città; il riarmo dei paesi aristocratici, l’accumulamento delle forze alle frontiere francese tante altre questioni ci permettono di temere, per fra poco, d’un conflitto fra noi.

In Francia noi vogliamo la pace, assolutamente la pace, perciò sin ora abbiamo fatto molte concessioni ma il diritto dei popoli è al disopra dei concetti espansionisti ed imperialisti dei governi fascisti. Questi, incapaci di risolvere questioni economiche e politiche dell’interno volgono la loro attività verso le conquiste e sempre per le conquiste.

[…]»

Curatella Cataldo

Nato a Corato l’11 settembre 1903 è definito come sovversivo, emigra negli USA nel 1919 all’età di 16 anni per non fare più ritorno in Italia. Di origini contadine e manovale negli USA, risulta aver frequentato la scuola fino alla quarta elementare in Italia, non poco se si considera l’importante tasso di analfabetismo dell’epoca riferito alle zone rurali del Meridione. Interessante è notare, oltre al cambio di nome in James, la foga nelle lettere da lui scritte, come quella del 27 luglio 1937 inviata da New York City e rivolta alla suocera:

«Carissima suocera,

[…]. In quanto a santo Antonio, quello è di gesso o di legno cariato e quindi non vi può mai rispondere, sentirvi, vedere ecc. Se lui la “grazia” la voleva fare non mi faceva ammalare. E non mi venite a dire che è stato il Demonio che per prima cosa io non l’ho mai visto e sentito e non mai lui si è fatto da me vedere e perciò nemmeno a quello credo e per secondo che essendo i santi più sopra di lui – secondo come dicono i preti – non dovrebbero lasciare fare, al Demonio, che ammalasse le persone! Ecco come si vede che nulla è vero e che queste storielle le dicono i preti apposta per fare andare la gente a pregare nelle loro botteghe o chiese per il semplice scopo di far quattrini e di, essere lasciato proprietà quando muore qualche fesso ricco e che crede.

Le genti che sfruttano il prossimo se ne servono del nome di Dio per coprire i loro crimini, i loro misfatti. In nome di Dio si fanno le guerre e in nome di Dio i preti si baciano le ragazze e pizzoche. Durante la guerra mondiale i preti, vescovi e cardinali austriaci benedicevano e spingevano al macello tanti giovani, dall’altra parte dell’Italia, preti, vescovi e cardinali facevano la stessa cosa…eppure tanto l’uno che l’altro erano sotto la direzione del santo padre papa Achille Ratti, capo supremo degli ignoranti. La guerra la vogliono i ricchi per arricchirsi di più e poi fanno la propaganda ai poveri sotto la scusa della “patria”. Il papa che è ricco anche lui è d’accordo pure è così si fanno le guerre, si vincono i capitalisti italiani, sono loro che si fanno ancora più ricchi, si vincono gli austriaci sono quelli che si fanno più ricchi. Il papa, preti e via di seguito, poco se ne fottono che muoiono tanti giovani, a guerra finita i signori si riempiono le casseforti ed il povero non solo di aver perduto o storpiato il figlio o fratello; quanto deve pagare le spese di guerra […].

Il nostro popolo, cioè voi appunto, che ne avete fatto? La fame e le spese.

Ecco dunque che a tante religioni non ci credo, perché il prete cattolico, turco, luterano, ortodosso, anglicano, buddista, tutti si dicono che rappresentano Dio e poi si guerreggiano fra loro e Dio li lascia fare. I re, dicono di essere mandati da Dio, e se vi è un solo regno, una sola corona e tutti e due la vogliono, allora si fanno la guerra, Dio poi da sempre ragione a chi tiene più soldati e più armi migliori.

Ecco perché io non credo a nessun prete o santo o dio […], penso a non far male e anzi far bene quando posso, cerco unito ai miei compagni, di impedire ai padroni ladri di succhiare il sangue dei lavoratori, per ciò sono un socialista e nemico dei prepotenti e nemico di tutti i preti, governanti e sfruttatori. […]».

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“Libertà a caro prezzo. Gioacchino Gesmundo e le Fosse Ardeatine”: l’ultimo libro di Giovanni Capurso https://ilquartopotere.it/cultura/liberta-a-caro-prezzo-gioacchino-gesmundo-e-le-fosse-ardeatine-lultimo-libro-di-giovanni-capurso/ https://ilquartopotere.it/cultura/liberta-a-caro-prezzo-gioacchino-gesmundo-e-le-fosse-ardeatine-lultimo-libro-di-giovanni-capurso/#respond Thu, 06 Mar 2025 06:28:06 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=36351 L’eccidio delle Fosse Ardeatine costituisce una delle pagine più dolorose della Resistenza e della storia italiana. Molto è stato scritto su questa feroce rappresaglianazista. Anche di recente sono state riscoperte alcune vite dei “martiri” coinvolti nell’eccidio. Eppure mancava all’appello una delle figure più importanti della Resistenza romana. È quella di Gioacchino Gesmundo, uno dei più […]

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L’eccidio delle Fosse Ardeatine costituisce una delle pagine più dolorose della Resistenza e della storia italiana.

Molto è stato scritto su questa feroce rappresaglianazista. Anche di recente sono state riscoperte alcune vite dei “martiri” coinvolti nell’eccidio. Eppure mancava all’appello una delle figure più importanti della Resistenza romana. È quella di Gioacchino Gesmundo, uno dei più intransigenti e fieri oppositori del fascismo. E su questo personaggio che il professor Giovanni Capurso si concentra nel suo volume edito da ERF e da pochi giorni in libreria, “Libertà a caro prezzo. Gioacchino Gesmundo e le Fosse Ardeatine”.

Nato a Terlizzi, una cittadina del nord barese, dopo numerosi sacrifici, a Roma Gesmundo realizzò la sua vocazione di intellettuale come maestro elementare, professore di Filosofia e Storia e assistente all’Università. Erano gli anni della dittatura.

La sua formazione ed emancipazione economica avvennero parallelamente alla graduale insoddisfazione e al disagio per il clima politico presente nel Paese. La caduta del regime segnò la sua decisione di iscriversi al Partito Comunista, frutto di una lungo percorso di riflessione intellettuale e maturazione interiore. Così scrisse in quei giorni a un suo allievo:

Mio caro Paolo, e così ci siamo liberati dei baracconi della fiera fascista. Restano al completo tutti i giocolieri e tutti gli istrioni, e – quel che è più – resta l’abito di leggerezza così adatto al popolo italiano, impolitico per eccellenza. Nell’universale tripudio del 25-26 luglio era già dato di avvertire che gl’italiani si liberavano dei distintivi, delle tessere, dei fasci scolpiti e dipinti, ma non già delle tare ereditarie, aggravate da vent’anni di regime bestiale e idiota. In gran copia si manifestano personalismi e arrembaggi, e si ostentano i titoli delle benemerenze antifasciste e ci si affretta a precisare l’anzianità.

Con l’occupazione nazista di Roma l’attività di Gesmundo s’intensificò: ospitò nella sua casa di via Licia, prima la redazione clandestina dellUnità e poi l’arsenale dei GAP romani. Fu capo locale del controspionaggio e teneva corsi di formazione ideologica ai compagni di lotta. La gappista Carla Capponi, in un suo memoriale, riportò che “le sue ore di lezione erano sempre affollate di compagni e compagne, non più di una decina alla volta poiché un numero maggiore avrebbe creato sospetti”.

Catturato il 29 gennaio 1944 dopo una denuncia, fu tra i primi tre individuati dei 335 martiri delle Fosse Ardeatine. Come riporta Ferdinando Pappalardo, vice presidente nazionale dell’ANPI, nell’introduzione al volume “il momento terminale della vita di Gesmundo appare quasi un appuntamento con il destino, la fatale conclusione di una singolare esperienza intellettuale e morale, prima ancora che politica”.

Sinossi del libro

Intransigente e tenace, Gioacchino Gesmundo è uno dei martiri per la libertà a cui la nostra Repubblica è debitrice. Le vicissitudini familiari e il contesto semplice e rurale del paese nel quale visse da giovane lo portarono a maturare una forte sensibilità per la giustizia sociale.

Dopo numerosi sacrifici, a Roma realizzò la sua vocazione di intellettuale come maestro elementare, professore di Filosofia e Storia e assistente all’Università. Erano gli anni della dittatura. La sua formazione ed emancipazione economica avvennero parallelamente alla graduale insoddisfazione e al disagio verso il clima politico presente nel paese. La caduta del regime segnò la sua decisione di iscriversi al Partito Comunista, frutto di una lunga maturazione interiore.

Con l’occupazione nazista di Roma la sua attività s’intensificò: ospitò nella sua casa di via Licia, prima la redazione clandestina de “L’Unità” e poi l’arsenale dei GAP romani. Fu capo locale del controspionaggio e teneva corsi di formazione ideologica ai compagni di lotta.

Catturato il 29 gennaio 1944 dopo una denuncia, fu tra i primi tre individuati dei 335 martiri delle Fosse Ardeatine.

Cenni biografici dell’autore

Giovanni Capurso è saggista e storico meridionalista. Tra le sue pubblicazioni più recenti ricordiamo La ghianda e la spiga. Giuseppe di Vagno e le origini del fascismo (Bari, 2021), finalista al premio FiuggiStoria, la partecipazione alla collettanea L’omicidio politico di un socialista (Catanzaro, 2022) e La passione e le idee. La Puglia antifascista da Giuseppe Di Vango a Giacomo Matteotti (Bari, 2023). È stato cocuratore del volume storiografico La fatica dello Storico. Antonio Lucarelli. Carteggi: 1902-1952 (Bari, 2024).

Collabora con Fondazioni e Istituti di ricerca storica.

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Gli ebrei a Corato, tra persecuzioni e usura https://ilquartopotere.it/ricorrenze/gli-ebrei-a-corato-tra-persecuzioni-e-usura/ https://ilquartopotere.it/ricorrenze/gli-ebrei-a-corato-tra-persecuzioni-e-usura/#respond Mon, 27 Jan 2025 15:19:39 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=35727 di Giovanni Capurso Una breve ricostruzione delle vicissitudini degli ebrei a Corato in occasione della Giornata della Memoria che ricorre in data odierna: È noto che per alcuni secoli anche a Corato abitarono ebrei. Dalle fonti a nostra disposizione possiamo ricavare uno spaccato dei pregiudizi e delle discriminazioni che anche da noi erano all’ordine del […]

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di Giovanni Capurso

Una breve ricostruzione delle vicissitudini degli ebrei a Corato in occasione della Giornata della Memoria che ricorre in data odierna:

È noto che per alcuni secoli anche a Corato abitarono ebrei. Dalle fonti a nostra disposizione possiamo ricavare uno spaccato dei pregiudizi e delle discriminazioni che anche da noi erano all’ordine del giorno. Questi documenti, in gran parte di carattere giudiziario, ci danno un’immagine chiara di come dal basso Medioevo fino alla fine del XV secolo, anche dalle nostre parti i giudei venissero discriminati, vessati e accusati, non di rado, di usura.

Il periodo normanno-svevo, soprattutto con Federico II, fu un’eccezione. Tant’è, ci tramanda il giurista Lamberti, che in questo periodo Trani arrivò ad avere ben quattro sinagoghe, l’ultima delle quali fu completata nel 1247. Di riflesso, anche gli ebrei di Corato vissero il loro periodo più felice.

Il clima cambiò di parecchio con la dominazione angioina. A Corato, come a Trani, Barletta e Andria, ci furono delle conversazioni di ebrei al cattolicesimo anche in cambio di esenzioni fiscali. In virtù di tale provvedimento a Trani furono registrate 310 conversioni, ma anche a Corato, di cui non ci sono pervenuti dati precisi, non dovevano comunque essere poche. Un documento in latino tratto dal Codice Diplomatico, datato 28 dicembre 1273 e redatto a Corato, spiega come su querela dei giudei, il Re abbia ordinato al Giustiziere provinciale di non permettere che questi venissero indebitamente gravati e molestati. Infatti, gli arcivescovi di Trani, i canonici e i procuratoridella Curia vescovile, non contenti dell’annuo tributo dovuto loro dai giudei della locale comunità, imponevano frequenti mutui ed estorsioni di denaro, gettando in carcere i renitenti. Lo stesso comportamento usavano con i giudei che cadevano nelle mani del loro tribunale, anche per cause civili: per motivi futili li chiudevano in carcere e li rimettevano in libertà solo mediante compenso pecuniario.  

Un certo Sabbatus f. Mugey Sacerdotis de Trano, poi, in un altro documento datato 30 ottobre 1275, aveva fatto spiccare da Simone de Bellovidere, Giustiziere di Terra di Bari, mandato di comparizione nei confronti di Icobus f. Sellici, Marinus de dopmno Ihoanne Marco e Iohanes de Papulleso di Corato per il recupero di una certa quantità di denaro di cui era creditore. Non essendo i tre comparsi entro il termine fissato, e avendoli Sabbatus inutilmente attesi, per altri tre giorni, il Giustiziere ordinò di dichiararli contumaci, con confisca di una terza parte dei loro beni mobili a favore della Regia Curia e il sequestro, per la durata di un anno, di tutti i restanti beni.

Con l’arrivo degli Aragonesi nel 1442 la comunità di Trani si riprese e anche Corato si ripopolò di ebrei. Ma durò poco. A distanza di qualche decennio ripresero gli atti di intolleranza. La Camera della Sommaria di Napoli, il 15 febbraio 1494, ordinò al capitano di Corato di costringere i debitori cristiani di Criscio e Moyses di Corato a soddisfare i loro obblighi: Capitanio, per parte de Crisci et Moyses de Monteriale iudei de Quarate nce è stato exposto como in dicta terra deveno exigere et recolligere certa quantità de dinari da più et diversi christiani de Quarato, quale fino adesso dicono non  havere possuto consequire et havere da lloro licet più volte siano stati requesti da ipsi iudei, et per questo dicono non possedere pagare li pagamenti fiscali a la regia Corte debiti, nce haveno perciò supplicato provedamo a loro indempnità.

Nello stesso periodo, su ricorso della comunità giudaica di Trani, la Camera della Sommaria invitò il Vicario Vescovile ad astenersi dall’aizzare preti e laici contro i giudei della città. E ancora il 24 dicembre del 1494, in risposta a un memoriale inviato dall’Università e dagli uomini di Corato, la Camera della Sommaria ordinò alcapitano della città di adoperarsi perché si addivenisse a una transazione tra i debitori cristiani e i loro creditori ebrei. Contrasti di questo genere sono ben documentati anche per i centri limitrofi: Andria, Barletta, Bisceglie, Trani e Bitonto. La Camera della Sommaria ciclicamente interveniva anche per condannare le sassaiole contro gli ebrei e le loro abitazioni che avvenivano in particolare durante la Settimana Santa.

La conquista spagnola di Napoli nel 1500 segnò il tramonto dell’Ebraismo nel Sud Italia: ci fu una prima espulsione da parte di Ferdinando il Cattolico nel 1510 e poi quella definitiva e totale, da parte di Carlo V, nel 1542. Dalle nostre terre gli ebrei se ne andarono per raggiungere chi il regno Ottomano, chi le terre della Chiesa, chi Venezia.”

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Le incredibili elezioni politiche del 1913 a Corato https://ilquartopotere.it/approfondimento/le-incredibili-elezioni-politiche-del-1913-a-corato/ https://ilquartopotere.it/approfondimento/le-incredibili-elezioni-politiche-del-1913-a-corato/#respond Mon, 27 Nov 2023 06:43:28 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=28992 Di Giovanni Capurso Negli ultimi anni, in politica, beghe e colpi bassi, anche sui social, sono all’ordine del giorno, tanto da essercene quasi assuefatti. Ciò è nulla in confronto a quanto accadde nelle incredibili elezioni del 1913 a Corato, anno che in Italia segnò una svolta storica: in virtù della legge elettorale voluta da Giolitti […]

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Di Giovanni Capurso

Negli ultimi anni, in politica, beghe e colpi bassi, anche sui social, sono all’ordine del giorno, tanto da essercene quasi assuefatti.
Ciò è nulla in confronto a quanto accadde nelle incredibili elezioni del 1913 a Corato, anno che in Italia segnò una svolta storica: in virtù della legge elettorale voluta da Giolitti che prevedeva il suffragio universale maschile, per la prima volta si accostarono alle elezioni politiche i contadini e i lavoratori dei centri rurali del Mezzogiorno, in cui dominavano ancora l’analfabetismo, la miseria e la più completa impreparazione politica.
Nel collegio Corato-Trani per i socialisti i candidati in lizza erano tre: Antonio Labriola, Giovanni Lombardi, sostenuto soprattutto dagli integralisti, e Guglielmo Schiralli.
Il prescelto avrebbe dovuto confrontarsi con il giolittiano Cataldo Malcangi tra i 170 deputati uscenti che avevano firmato «il patto… vergogna dell’Unione Cattolica Italiana» (“La Ragione”, 3 agosto 1913).
La dialettica interna per individuare il candidato giusto fu a tratti violenta:
«Tra i socialisti di Corato che, fermi nella disciplina di partito, hanno proclamato regolarmente un solo candidato nella persona di G. Lombardi e i conquistaioli di Trani e di Corato che ne hanno proclamato due, uno A. Labriola e l’altro, nientemeno, che G. Schiralli, chi divide e tradisce il proletariato? Chi apre il varco alla vittoria di Cataldo Malcangi?», era riportato su un giornale dell’epoca (“La Ragione”, 8 giugno 1913).
Il settimanale repubblicano “Humanitas” in un altro significativo trafiletto pubblicato in quei giorni evidenziava con ironia le divisioni presenti tra i socialisti, che a Corato sfociarono in contrasti a livello personale:

Qui, morto Imbriani, fu eletto Nicola Barbato, l’integro socialista siciliano, allontanatosi poi, forse per disdegno, dalle fila militanti del partito. Ma dal 1904 è deputato del Collegio l’avv. Cataldo Malcangi di Trani, giolittiano, che conta indubbiamente molti avversari, ma che può contare, anche, sulle grazie della Dea Fortuna. Proprio così. Nelle elezioni del ‘909, difatti, ebbe contrari a Trani il comm. Beltrani, e a Corato il comm. Lamonica. Naturalmente, tra due litiganti, egli, terzo, riconquistò il medaglino. E probabilmente così avverrà anche adesso, che i socialisti, numerosi ed agguerriti, presentano a Trani Antonio Labriola, a Corato il prof. Lombardi, e forse anche, di straforo in entrambe le città, Guglielmo Schiralli. Si dice che a Corato-Trani la vera guerra sia contro il vecchio motto: « L’unione fa la forza» (“Humanitas”, 6 agosto 1913).

Dopo tensioni che si protrassero per settimane, e con il decisivo passo indietro di Schiralli, finalmente fu individuato nel prof. Giovanni Lombardi il candidato nel collegio di Corato-Trani contro Malcangi.
La parola d’ordine era impedire che la Puglia diventasse un focolaio di rivolta politica nel Sud e che le elezioni a suffragio universale fossero l’inizio di un movimento di rinascita civile. E a tale scopo vennero dati pieni poteri ai prefetti. Le elezioni politiche del 1913, soprattutto nel Nord barese, furono note per arbìtri e pressioni da parte dei commissari di P.S. e gravi atti di violenza da parte dei “mazzieri”.
A Ruvo di Puglia, come nel collegio di Minervino Murge, in quelle stesse elezioni il candidato Antonio Jatta, liberale, grazie alle violenze dei mazzieri e ai bassi servizi resi dai rappresentanti dei pubblici poteri, riuscì a impedire al partito del candidato De Venuto, proclamatosi repubblicano e per sensibilità vicino a Imbriani, di partecipare alle votazioni. Da parte della “canaglia jattesca”, come Schiralli definì Jatta, candidato giolittiano, e il suo entourage, ci fu un susseguirsi di abusi, sopraffazioni e atti di violenza, culminati in un’azione sanguinosa da parte dei mazzieri.
Corato non fece eccezione rispetto alle elezioni di altri paesi del circondario e come «alla maggior parte degli elettori […] di parte socialista, si era impedito, con la violenza e con la frode, di andare alle urne» (“Avanti!”, La politica interna dell’on. Salandra. Nel comune di Corato, 6 aprile 1916).
Come fu possibile? Cosa accadde di preciso?
Sulle colonne de “La Ragione”, a ridosso delle elezioni, in un articolo del 26 ottobre 1913, I pellirosse Malcangiani a Trani, vennero riportate minuziosamente le malefatte dei sostenitori del candidato giolittiano:

Stanotte un gruppo di teppisti assoldati dal partito dell’On. uscente, Cataldo Malcangi, per provocare una reazione dai sostenitori del Prof. Avv. Giovanni Lombardi con vero atto di vandalismo asportando via la tabella della Lega dei Contadini, lacerarono vari manifesti pro candidatura Lombardi, tagliarono i fili della luce elettrica ed in ultimo tentarono di entrare nella lega forzando parecchi ferri che per fortuna non cedettero.
Deploriamo prima, tale condotta tenuta dai nostri avversari, e siamo sicuri che le Autorità locali vogliano fare giustizia alla protesta fatta dalla lega dei contadini, e poscia la condotta del Delegato di P.S., Cav. Fontana che ha proibito manifestino, col quale essi protestavano contro i barbarismi compiutisi stanotte e su denunciati e che noi rendiamo di pubblica ragione.

In questo clima rovente, durante un comizio, vennero arrestati persino gli stretti collaboratori del prof. Giovanni Lombardi per disturbo della quieta pubblica.
Sulla questione vennero avviate denunce riportate puntualmente sui giornali in Terra di Bari e persino sul quotidiano nazionale dei socialisti l’“Avanti!”: a ben 3000 contadini (che avrebbero dovuto votare per la prima volta) non vennero consegnate le schede elettorali da parte del sindaco dell’epoca imparentato col Malcangi

il fatto denunciato e documentato in maniera schiacciante, che altri 3000 contadini elettori furono impediti di votare con le solite manovre di diniego dei certificati, l’ostruzionismo alla porta delle sezioni, la mala assoldata dalla polizia, auspice – come sempre – il prefetto della provincia di Bari, il famigerato prefetto Gasperini.

Furono del tutto inutili le estenuanti attese dei contadini coratini assiepati sotto il Palazzo di Città. In conseguenza delle forti divisioni dei socialisti, ma anche e soprattutto dell’azione dei «truffatori del suffragio popolare», il risultato inevitabile fu la sconfitta di Giovanni Lombardi e dei socialisti.

 

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