Diritto di critica Archivi - Il Quarto Potere https://ilquartopotere.it/tag/diritto-di-critica/ Le notizie sotto un'altra luce Fri, 24 Oct 2025 06:01:42 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://ilquartopotere.it/wp-content/uploads/2018/12/cropped-icona_512-32x32.png Diritto di critica Archivi - Il Quarto Potere https://ilquartopotere.it/tag/diritto-di-critica/ 32 32 Libertà di critica o libertà di diffamazione? Il confine sottile nel dibattito politico a Corato https://ilquartopotere.it/news/politica/liberta-di-critica-o-diffamazione-corato/ https://ilquartopotere.it/news/politica/liberta-di-critica-o-diffamazione-corato/#respond Fri, 24 Oct 2025 06:01:42 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=39761 In una nota che segue, il consigliere comunale Eliseo Tambone, presidente della Commissione Cultura, interviene per chiarire e approfondire il significato della frase “vediamo di spacchettare i lavori”, al centro di recenti polemiche politiche a Corato. Tambone chiarisce il significato giuridico e amministrativo dell’espressione, invitando a riportare il confronto politico su un piano di verità […]

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In una nota che segue, il consigliere comunale Eliseo Tambone, presidente della Commissione Cultura, interviene per chiarire e approfondire il significato della frase “vediamo di spacchettare i lavori”, al centro di recenti polemiche politiche a Corato. Tambone chiarisce il significato giuridico e amministrativo dell’espressione, invitando a riportare il confronto politico su un piano di verità e rispetto reciproco:

“Negli ultimi giorni, la frase “vediamo di spacchettare i lavori” ha innescato una polemica che ha reso febbricitante il dibattito politico a Corato.

Un’espressione, estrapolata da una conversazione privata e finita in una sentenza civile, è stata presentata come la prova di un presunto tentativo di aggirare le regole sugli appalti pubblici.

Ma le cose sono andate come qualcuno vorrebbe far credere? No. E la sentenza dà pienamente ragione al sindaco Corrado De Benedittis. Le narrazioni, talvolta, non spiegano il reale, ma lo cancellano, lentamente, con le parole. Questo accade quando le narrazioni non nascono per servire la verità dei fatti, ma per piegarli al volere di chi parla. E così si racconta un’altra storia, diversa da quella vera.

In tema di affidamento di lavori pubblici, ed a proposito dei principi e delle linee guida generali, è opportuno dare un cenno ad una norma di Legge che, sebbene non sia più ad oggi in vigore, già nel 2003 ha affermato il suo meritevole contenuto di BUON SENSO unito a criteri di BUONA GESTIONE, tracciando comunque dei principi ancora a tutt’oggi intatti.

Si tratta dell’articolo 2, comma 1-bis del vecchio Codice degli Appalti (D.Lgs. 163/2006), che imponeva alle stazioni appaltanti, quale è l’Amministrazione Comunale, di suddividere, ove possibile e conveniente, gli appalti in lotti funzionali per favorire le piccole e medie imprese.

Tale norma addirittura prevedeva anche che le motivazioni per la mancata suddivisione dovessero essere indicate nella determina a contrarre.

Il Codice degli appalti del 2006 è stato poi sostituito D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, quello in vigore nel 2021, anno oggetto dei fatti di cui si tratta.

Il testo dell’INCIPIT dell’articolo 51 è chiarissimo: “Nel rispetto della disciplina comunitaria in materia di appalti pubblici, sia nei settori ordinari che nei settori speciali, al fine di favorire l’accesso delle microimprese, piccole e medie imprese, le stazioni appaltanti SUDDIVIDONO GLI APPALTI IN LOTTI FUNZIONALI … omissis …”.

Quindi, per una Pubblica Amministrazione, “spacchettare” (cioè,frammentare in lotti di valore frazionale) un appalto al fine di promuovere l’accesso delle piccole e medie imprese alla partecipazione degli appalti pubblici attraverso il principio della suddivisione degli appalti in lotti, nel 2021 costituiva un OBBLIGO DI LEGGE.

Questo principio generale poteva essere derogato solo con una motivazione adeguata, che dimostrasse nel caso l’inapplicabilità della suddivisione.

Il nuovo Codice degli Appalti è entrato in vigore solo a decorrere dal 1° luglio 2023, ha abrogato il precedente testo ma affronta la tematica della partecipazione delle piccole e medie imprese in modo sostanzialmente omogeneo con i principi già obbligatori nel 2003, quindi pacificamente accettati ed applicati da oltre 22 anni.

La norma specifica corrispondente è nell’articolo 58, che in tema di “Suddivisione in lotti” così recita:

“1. Per garantire la effettiva partecipazione delle micro, delle piccole e delle medie imprese, anche di prossimità, gli appalti sono suddivisi in lotti funzionali, prestazionali o quantitativi in conformità alle categorie o specializzazioni nel settore dei lavori, servizi e forniture.

2. Nel bando o nell’avviso di indizione della gara le stazioni appaltanti motivano la mancata suddivisione dell’appalto in lotti tenendo conto dei princìpi europei sulla promozione di condizioni di concorrenza paritarie per le piccole e medie imprese. Nel caso di suddivisione in lotti, il relativo valore deve essere adeguato in modo da garantire l’effettiva possibilità di partecipazione da parte delle microimprese, piccole e medie imprese.

Quindi anche la novellata norma in vigore dal 2023 impone l’obbligo di motivazione in caso di MANCATO SPACCHETTAMENTO.

Per quanto detto, la frase “vediamo di spacchettare i lavoriè la manifestazione non solo di una norma di buon senso, ma anche un OBBLIGO DI LEGGE, alla quale l’Amministrazione De Benedittis si è uniformata.

Tutti i Cittadini hanno tutte facoltà di critica e la massima libertà di parola, senza censure di alcun genere, bene supremo tutelato dalla nostra Carta Costituzionale, questo era, è e sarà sempre chiaro.

Ma bisogna annotare che chi dovesse affermare che “spacchettare i lavori”, invece che un obbligo di Legge, sia segno di opacità amministrativa o, peggio, che tale frase sia addirittura la prova di un presunto tentativo di aggirare le regole sugli appalti pubblici, deve avere la coscienza di dire una cosa non vera, altamente offensiva di una pluralità di Pubblici Amministratori offesi in modo particolarmente ingiusto ed esecrabile, e ne dovrà rispondere nelle Sedi Giudiziarie, nel rispetto dell’Ordinamento Democratico.

In ogni caso, le tradizioni democratiche di Corato non meritano questi oltraggi gratuiti, ed il consenso dei nostri Cittadini non può essere catturato in questo barbaro modo.

In questa storia, colpisce il modo in cui una frase, una sola, viene trasformata in un caso politico.

Qui, torna utile ricordare Gustave Le Bon, che, nella sua “Psicologia delle masse”, spiegava come la propaganda riesca ad “accendere le passioni popolari e spegnere l’intelligenza”. La folla, scriveva Le Bon, “non ragiona, ma sente”. E chi vuole guadagnare consenso facile lo sa: basta ripetere una parola, una frase, e darle un significato emotivo. È la logica degli slogan: semplificare, esasperare, colpire.

Le Bon diceva anche che la propaganda “non convince, ma suggestiona”. E in effetti, più che un dibattito sui fatti, oggi vediamo prevalentemente sui social reazioni costruite su suggestioni, dove l’emozione prevale sull’analisi.

Ma la conoscenza elude l’inganno.

In qualità di consigliere comunale e presidente della Commissione Cultura, nonché come cittadino, ribadisco la mia piena e provata fiducia nella trasparenza e nella correttezza dell’Amministrazione, così come la mia piena solidarietà al sindaco, prof. Corrado De Benedittis, persona di assoluta integrità morale e di altrettanta coerenza intellettuale, per nulla sfiorata da queste critiche. Invito tutte le persone di buona volontà a riportare il confronto su un piano serio e produttivo dal punto di vista della dialettica politica.”

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Riflessioni su politica, dissenso e diritto di critica: un tema su cui il nuovo Sindaco e i suoi aficionados devono proprio correggere il tiro https://ilquartopotere.it/news/politica/riflessioni-su-politica-dissenso-e-diritto-di-critica-un-tema-su-cui-il-nuovo-sindaco-e-i-suoi-aficionados-devono-proprio-correggere-il-tiro/ https://ilquartopotere.it/news/politica/riflessioni-su-politica-dissenso-e-diritto-di-critica-un-tema-su-cui-il-nuovo-sindaco-e-i-suoi-aficionados-devono-proprio-correggere-il-tiro/#respond Thu, 03 Jun 2021 16:30:40 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=12010 A cura di Francesco Stolfa Nei primi mesi di vita di questa nuova amministrazione comunale, che ormai è in funzione da ottobre 2020, a parte ogni altra questione, è emerso, con una certa evidenza, un problema che mi preme segnalare perché lo ritengo di vitale importanza per la nuova maggioranza e per l’intera Città. La […]

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A cura di Francesco Stolfa

Nei primi mesi di vita di questa nuova amministrazione comunale, che ormai è in funzione da ottobre 2020, a parte ogni altra questione, è emerso, con una certa evidenza, un problema che mi preme segnalare perché lo ritengo di vitale importanza per la nuova maggioranza e per l’intera Città.

La nuova classe dirigente che ha assunto la guida del nostro Comune è sostanzialmente costituita dai due gruppi politici che, nella prima tornata elettorale del 2019, quella che portò alla effimera vittoria del Centrodestra e alla elezione di Pasquale D’Introno, sostenevano Corrado, ossia: Rimettiamo in Moto la Città e DEMOS (Democrazia Solidale). Le altre formazioni politiche che si sono aggiunte nella tornata elettorale del 2020, conclusasi con la vittoria netta del Centrosinistra, cioè il PD, Italia in Comune e Italia Viva, sono oggi sostanzialmente silenti e si limitano a un ruolo di comprimari. Questo elemento va sottolineato perchè influisce in modo rilevante sulla qualità (non solo dell’azione amministrativa, ma anche) del dibattito politico che ogni giorno si svolge sui vari mezzi di comunicazione.
Man mano che passa il tempo stanno emergendo, come è naturale, varie voci critiche verso la nuova maggioranza le quali evidenziano lacune, ritardi, difetti della quotidiana azione amministrativa. Vi sono giornalisti che scrivono sulle rispettive testate e comuni cittadini che espongono le proprie posizioni sui social network, magari rispondendo ai post di Sindaco, Assessori e Consiglieri comunali. Si tratta, come è evidente, di normale dialettica politica e del normalissimo ruolo critico proprio della stampa libera e della cittadinanza attiva. I nuovi amministratori, però, o alcuni loro stretti sostenitori, reagiscono molto spesso in modo scomposto alle critiche manifestando in questo una notevole dote di impreparazione e, direi anche di ingenuità politica.
Tutti i politici navigati sanno, infatti, che le critiche non si pesano né si valutano. Ad esse si risponde nel merito e basta. E invece qui da noi fioccano affermazioni lapidarie o veri e propri approfondimenti in cui ci si dilunga a valutare l’opportunità della singola critica, se essa debba ritenersi prematura o preconcetta o poco costruttiva, ecc.. Questo ovviamente per limitare il discorso alle sole risposte decenti e non parlare, invece, delle vere e proprie aggressioni verbali, condite anche di offese, che pure si sono frequentemente verificate, ma solo da parte di alcuni ben individuati soggetti.
Non ci si rende conto che, in questo modo, si mina uno dei diritti fondamentali della Persona umana e soprattutto del Cittadino e, a maggior ragione, del Giornalista, nei confronti dei propri amministratori. Sul tema dovette intervenire, a suo tempo, proprio il Sindaco nel corso di un consiglio comunale. In quell’occasione, egli riconobbe che la stampa svolge il suo naturale ruolo critico e che esso va comunque rispettato. A questa affermazione di principio non sono seguiti, però, comportamenti coerenti, neanche da parte del primo cittadino il quale, da un certo momento in poi, ha preso anche lui a lamentarsi delle troppe critiche ricevute. I suoi stretti sodali non perdono poi occasione per attaccare duramente chiunque osi esprimere una voce critica su qualsiasi tema. Gli esempi potrebbero essere tanti ma non è il caso di elencarli perché sono sotto gli occhi di tutti.
Le cause di un simile ingenuo e, per certi versi, inedito comportamento della nuova classe dirigente coratina sono proprio nella sua genesi, poiché i due gruppi politici legati al nuovo Sindaco sono sorti e si sono compattati sulla base di una adesione di tipo fideistico alla sua persona. E ciò porta ovviamente a ritenere come “infedeli” da osteggiare, se non da combattere, tutti coloro che a quella fede non abbiano aderito. A tutti questi “fedeli” appare del tutto naturale sostenere l’operato dell’amministrazione non perché sia corretto o risponda ai canoni della buona gestione ma semplicemente perché lo attuano i propri beniamini. Ad essere benevoli, si può paragonare questo modo di fare politica alla fede calcistica per la squadra del cuore.
Ma la Politica è un’altra cosa.
Siamo costretti quindi a rimarcare che, in un Paese democratico, il diritto al dissenso e quello di critica sono riconosciuti a tutti in modo incondizionato e nessuno può sognarsi di valutare se una critica sia eccessiva o espressa in modo troppo duro o poco costruttiva, tantomeno possono farlo i pubblici amministratori. Tutti i cittadini, anzi tutte le persone, hanno l’indiscutibile diritto di criticare l’amministrazione anche in modo perentorio, anche senza accompagnare la critica con proposte, e senza neanche dover aspettare quelli che, secondo i criticati, sarebbero i tempi congrui da concedere ai nuovi amministratori. Insomma, le critiche non si pesano né si valutano e ogni accusa volta a sostenere che esse non sono fatte col giusto tono o col giusto garbo appare palesemente pelosa: alle critiche, ripeto, si risponde nel merito e basta. È una regola talmente elementare della democrazia, valevole soprattutto per i pubblici amministratori, che su di essa non conviene soffermarsi oltre. E il fatto che qualcuno non se ne sia attenuto denota semplicemente un grave deficit di esperienza ma anche, sia consentito rilevarlo, di cultura politica.
La cosa diventa, però, particolarmente grave quando coinvolge la stampa perché allora la cosa non assume più i tratti di un comportamento inopportuno o politicamente errato bensì il sapore amaro di una vera e propria censura antidemocratica. Le critiche rivolte ad alcune testate giornalistiche di essere troppo “schierate” o “ostili”, i velati inviti a non avvalersi più di determinate firme, la scomparsa improvvisa di una trasmissione televisiva dal palinsesto di una tv locale dopo il taglio di una frase del conduttore che criticava (peraltro con estremo garbo) l’amministrazione, sono apparsi episodi davvero inopportuni. Spero che anch’essi siano frutto di ingenuità e inesperienza ma confido che il primo cittadino abbia tutti gli strumenti culturali per rendersi conto della loro assoluta inopportunità.
Insomma, indipendentemente da ogni valutazione sull’operato della nuova amministrazione, su questo versante, si impone davvero un immediato e radicale cambio di rotta e di stile. Pena la lesione irreparabile della sua immagine.

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