Dino Piccarreta Archivi - Il Quarto Potere https://ilquartopotere.it/tag/dino-piccarreta/ Le notizie sotto un'altra luce Thu, 23 Sep 2021 13:33:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.7 https://ilquartopotere.it/wp-content/uploads/2018/12/cropped-icona_512-32x32.png Dino Piccarreta Archivi - Il Quarto Potere https://ilquartopotere.it/tag/dino-piccarreta/ 32 32 Truffe Veneto Banca: verso l’archiviazione la posizione del coratino Dino Piccarreta https://ilquartopotere.it/news/cronaca/truffe-veneto-banca-verso-larchiviazione-la-posizione-del-coratino-dino-piccarreta/ https://ilquartopotere.it/news/cronaca/truffe-veneto-banca-verso-larchiviazione-la-posizione-del-coratino-dino-piccarreta/#respond Thu, 23 Sep 2021 13:33:01 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=13608 Abbiamo appreso che con molta probabilità il procedimento penale a carico di Cataldo Piccarreta meglio noto nella nostra città come Dino Piccarreta, evolve in senso positivo per lo stesso e quindi si avvicina la richiesta di archiviazione da parte del Pubblico Ministero. Il Piccarreta è stato coinvolto nelle indagini riguardanti le truffe di Veneto Banca, […]

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Abbiamo appreso che con molta probabilità il procedimento penale a carico di Cataldo Piccarreta meglio noto nella nostra città come Dino Piccarreta, evolve in senso positivo per lo stesso e quindi si avvicina la richiesta di archiviazione da parte del Pubblico Ministero.

Il Piccarreta è stato coinvolto nelle indagini riguardanti le truffe di Veneto Banca, per la qualità rivestita di Direttore dell’Area Mercato Italia, attualmente il Piccarreta riveste il ruolo di DG del Gruppo Casillo.

Qui di seguito riportiamo integralmente l’articolo apparso su Treviso Today.

Truffe di Veneto Banca, chiesto il rinvio a giudizio per 5 persone
Si tratta di Vincenzo Consoli, ex amministrare delegato e poi direttore generale, Mosè Fagiani, all’epoca condirettore generale e responsabile area commerciale,  Renato Merlo, responsabile della “Direzione centrale Pianificazione – Controllo”, Andrea Zanatta, funzionario preposto tra l’altro alla determinazione del prezzo delle azioni e Giuseppe Cais, che della ex popolare di Montebelluna era stato il responsabile della pianificazione
Denis Bare
Giornalista
20 settembre 2021

Una truffa da oltre 100 mila euro e potenzialmente, oltre 200 mila risparmiatori finiti nella rete. E’ quello di cui sono accusati Vincenzo Consoli, ex amministrare delegato e poi direttore generale di Veneto Banca, Mosè Fagiani, all’epoca condirettore generale e responsabile area commerciale,  Renato Merlo, responsabile della “Direzione centrale Pianificazione – Controllo”, Andrea Zanatta, funzionario preposto tra l’altro alla determinazione del prezzo delle azioni e Giuseppe Cais, che della ex popolare di Montebelluna era stato il responsabile della pianificazione.

Nei confronti di queste 5 persone i sostituti Massimo De Bortoli e Gabriella Cama ipotizzano il reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, per il quale si apprestano a chiedere al gip di Treviso il rinvio a giudizio. Dall’indagine, che riguarda l’emissione di titoli nel periodo che va dal 2012 al 2014, escono invece il dirigente preposto alla redazione dei libri contabili societari Stefano Bertolo, l’ex responsabile della Direzione Centrale Compliance Massimo Lembo, Cataldo Piccarretta, che di Veneto Banca era stato il direttore dell’Area Mercato Italia e l’ex presidente Flavio Trinca. Per loro si va verso l’archiviazione

Per i pubblici ministeri trevigiani i vertici di Veneto Banca erano tutti a conoscenza del fatto che «la società si trovava in una situazione patrimoniale e finanziaria assai critica» eppure il valore delle azioni era ampiamente sovrastimato di almeno il 40% quantomeno a decorrere dal 2012. Il danno netto provocato alla clientela viene stimato a 107 milioni e 572 mila euro. I magistrati ipotizzano inoltre che i cinque avrebbero fatto sì che il personale direttivo e impiegatizio delle filiali di tutto il gruppo – che però secondo i magistrati era inconsapevole del reale valore dei titoli azionari e obbligazionari proposti ai clienti e della reale situazione finanziaria della banca – ponesse in essere nei rapporti con la clientela artifici e raggiri consistiti nel proporre l’investimento come sicuro spesso a persone non in grado, per livello di istruzione, per età avanzata o per tipologia di professione, di valutare correttamente il rischio. Inoltre in alcuni caso sarebbero state apposte sulla documentazione inerente l’acquisto di titoli firme dei clienti che però sarebbero risultate essere false.

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Piccarreta (DG Casillo Partecipazioni) tra gli ex-Dirigenti coinvolti nel crack di Veneto Banca https://ilquartopotere.it/news/economia/piccarreta-dg-casillo-partecipazioni-tra-gli-ex-dirigenti-coinvolti-nel-crack-di-veneto-banca/ https://ilquartopotere.it/news/economia/piccarreta-dg-casillo-partecipazioni-tra-gli-ex-dirigenti-coinvolti-nel-crack-di-veneto-banca/#respond Sat, 18 Jan 2020 13:13:57 +0000 http://www.ilquartopotere.it/?p=3757 CORATO – Solo una coincidenza. Ma prima di diventare Direttore generale, a settembre 2018, della Casillo Partecipazioni srl, la holding di controllo del gruppo Casillo di Corato, Cataldo (Dino) Piccarreta ha avuto un lungo cursus honorum nel mondo bancario, con esperienza di primissimo piano nel gruppo Veneto Banca, la cui mala gestione, da tempo all’esame […]

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CORATO – Solo una coincidenza. Ma prima di diventare Direttore generale, a settembre 2018, della Casillo Partecipazioni srl, la holding di controllo del gruppo Casillo di Corato, Cataldo (Dino) Piccarreta ha avuto un lungo cursus honorum nel mondo bancario, con esperienza di primissimo piano nel gruppo Veneto Banca, la cui mala gestione, da tempo all’esame della magistratura, è stata poi all’origine del crack dell’istituto di credito di Montebelluna, crack che ha provocato la perdita di almeno un centinaio di milioni di risparmi delle famiglie. E’ sul suo ruolo di dirigente del gruppo con ruoli di primo piano che  la magistratura ha indagato. Per questo il  sito dagospia.com ha scritto nei giorni scorsi che “NON È STATO IL SOLO AMMINISTRATORE VINCENZO CONSOLI A ORCHESTRARE LA GESTIONE CHE HA PORTATO AL CRACK DELL’ISTITUTO DI CREDITO. AD OPERARE ALTRI 5 MANAGER, TRA I QUALI SPUNTA ANCHE CATALDO PICCARRETA (ORA AD DEL GRUPPO CASILLO…).

Di seguito riportiamo integralmente la notizia pubblicata sul sito dagospia.com

Vincenzo ConsoliVENETO BANCA – NON È STATO IL SOLO AMMINISTRATORE VINCENZO CONSOLI A ORCHESTRARE LA GESTIONE CHE HA PORTATO AL CRACK DELL’ISTITUTO DI CREDITO E ALLA PERDITA DI ALMENO UN CENTINAIO DI MILIONI DI RISPARMI DELLE FAMIGLIE. AD OPERARE ALTRI 5 MANAGER, TRA I QUALI SPUNTA ANCHE CATALDO PICCARRETA (ORA AD DEL GRUPPO CASILLO…)

16.01.2020

Contrordine. Non è stato il solo amministratore Vincenzo Consoli a orchestrare la gestione di Veneto Banca che ha portato al crack dell’istituto di credito e alla perdita di almeno un centinaio di milioni di risparmi delle famiglie. Ad operare è stata, secondo l’accusa, una vera e propria associazione per delinquere in doppiopetto, composta, oltre che dallo stesso Consoli, anche da alcuni dei manager di Montebelluna che erano usciti, un paio di mesi fa, da quello che veniva considerato il filone principale dell’inchiesta che Treviso ha ereditato due anni fa dalla Procura di Roma. In realtà si trattava di un filone complementare, riguardante i reati di aggiotaggio, in cui l’unico imputato è rimasto Consoli.

E’ arrivato ora all’epilogo un filone rimasto sottotraccia, ma che ridà speranza agli acquirenti di azioni della banca, il cui valore è poi miseramente crollato, di rivalersi in un giudizio penale. I pubblici ministeri trevigiani Massimo De Bortoli e Gabriella Cama hanno notificato il deposito degli atti a sei persone perché tra il 2012 e il 2015 “promuovevano, costituivano, organizzavano e partecipavano a un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti di truffa aggravata concernenti la vendita, a condizioni inique, di titoli azionari e obbligazionari”.

Esisteva quindi, ai piani alti di Veneto Banca, una struttura che conosceva lo stato effettivo dei bilanci e tuttavia aveva agito per far rastrellare le azioni, spesso con il sistema delle “baciate”, ovvero concessione di mutui in cambio dell’acquisto delle azioni (per un valore complessivo di 400 milioni di euro).

Al vertice, secondo l’accusa, c’era l’amministratore delegato Consoli, poi diventato nel 2014 direttore generale. Ma non si trattò di un declassamento, visto che non fu nominato un altro ad e così il suo potere rimase intatto. Assieme a lui anche Mosè Fagiani (69 anni, di Bergamo, ex condirettore generale e responsabile dell’area commerciale dal 2010 al 2014), Renato Merlo (66 anni, di Montebelluna, ex responsabile della Direzione centrale Pianificazione e Controllo),

Stefano Bertolo (59 anni, di Montebelluna, responsabile della Direzione centrale amministrativa dal 2008 al 2014, poi dirigente incaricato della redazione dei libri contabili societari), Massimo Lembo (67 anni, di Treviso, responsabile della Direzione Centrale Compliance) e Cataldo Piccarreta (58 anni, di Bari, ex direttore dell’Area Mercato Italia). Nell’inchiesta per aggiotaggio erano stati indagati, ma poi prosciolti, Fagiani, Merlo, Bertolo e Lembo. Il nome nuovo è quello di Piccarreta. Ma potrebbero spuntarne anche altri, visto che l’inchiesta non è finita.

Nella conclusione dell’inchiesta, questo gruppetto viene dipinto come una specie di consorteria finanziaria. Consoli viene indicato come “il promotore e capo dell’associazione a delinquere che utilizzò la struttura organizzativa di Veneto Banca per asservirla alle finalità illecite del sodalizio criminoso”. Ma la banca non è un istituto privo di controlli, perché è dotato di un consiglio di amministrazioni, di sindaci e di revisori.

Secondo i pm, Consoli e gli altri avrebbero tenuto sia il cda che i soci all’oscuro della situazione. In che modo? “Presentavano pianificazioni aziendali non disciplinate da alcuna regolamentazione interna e completamente accentrate nelle strutture di vertice, assieme a dati di bilancio e previsionali non aderenti alla realtà, eccessivamente ottimistici, irragionevoli e inattendibili, costringendoli a mantenere elevato il prezzo unitario delle azioni”. Il riferimento è sia alle sedute dei consigli, che alle assemblee dei soci.

Eppure sulla banca si era accentrato anche l’interesse degli ispettori della Banca d’Italia che avevano effettuato un accesso ai bilanci il 15 aprile e 9 agosto 2013, evidenziando come il valore delle azioni fosse “incoerente con la situazione finanziaria della società e con il contesto economico”. Consoli e i manager avrebbero “approfittato dell’insufficiente attività di controllo svolta dal Collegio dei Sindaci e dalla società incaricata della revisione dei bilanci, la PricewaterhouseCoopers”.

I vertici, consapevoli di questa situazione, che ha portato danni ai sottoscrittori per oltre 107 milioni di euro, avrebbero indotto in errore le direzioni territoriali (e quindi anche funzionari e impiegati di banca) a cui spettava il compito della collocazione delle azioni. In questo modo non entrano neppure nel processo i direttori di banca che in molti casi contattavano i clienti proponendo acquisti, la cui sicurezza veniva garantita a parole.

Nelle riunioni con i responsabili territoriali, secondo i pm, i manager “fornivano reiteratamente e pubblicamente false rassicurazioni circa il valore e la solidità finanziaria dei titoli emessi, tacendo sul fatto che il valore dell’azione era ampiamente sopravvalutato almeno del 40 per cento”. Per questo i dipendenti erano “lo strumento inconsapevole per mettere in atto i piani illeciti”.

Inoltre i clienti erano “persone non in grado, per livello di istruzione, età avanzata, tipologia di professione… di valutare correttamente il rischio dell’investimento effettuato”. Un’altra categoria era costituita da clienti che avevano bisogno di mutui e quindi erano in qualche modo costretti ad accettare l’acquisto delle azioni. In ogni caso, gli impiegati al momento della sottoscrizione usavano un software che impediva la tracciatura del percorso di verifica di adeguatezza e appropriatezza.

Con queste contestazioni dovrebbe essere stato posto un argine alla prescrizione, perché la truffa contrattuale si sarebbe consumata nel momento di danno massimo, ovvero nel giugno 2017, quando vi fu la dichiarazione dello stato di insolvenza. E si apre anche la porta a migliaia di potenziali vittime che potrebbero costituirsi nel processo, aggiungendosi alle circa 3.500 denunce già presentate.

 

I ruoli di Piccarreta nel mondo bancario
In Veneto Banca Piccarreta è entrato il primo settembre 2012,  è stato Direttore Centrale Mercato Italia e ha guidato Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni S.p.A., con sede a Torino, come Direttore Generale dal primo dicembre 2014.  La sua carriera nel mondo del credito è iniziata nel 1982 in Banca del Salento, poi nel ’92 il passaggio alla Popolare di Bari, “scalata” fino a diventare, nel 2001, responsabile del Coordinamento Commerciale, poi nel 2003 la Direzione Generale di Nuova Banca Mediterranea e il ruolo di Vice Direttore Generale della Popolare di Bari. Dal febbraio 2011 all’agosto 2012 la Direzione Generale di bancApulia S.p.A. (gruppo Veneto banca).

(V. Rut.)

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