Antifascismo Archivi - Il Quarto Potere https://ilquartopotere.it/tag/antifascismo/ Le notizie sotto un'altra luce Fri, 24 Apr 2026 07:14:32 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.5 https://ilquartopotere.it/wp-content/uploads/2018/12/cropped-icona_512-32x32.png Antifascismo Archivi - Il Quarto Potere https://ilquartopotere.it/tag/antifascismo/ 32 32 25 Aprile, ANPI Corato: “La Costituzione bussola in tempi di incertezza” https://ilquartopotere.it/ricorrenze/anpi-corato-25-aprile-costituzione-bussola/ https://ilquartopotere.it/ricorrenze/anpi-corato-25-aprile-costituzione-bussola/#respond Fri, 24 Apr 2026 07:12:44 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=42276 In occasione della Festa della Liberazione, che si celebra il 25 aprile, il Comitato direttivo ANPI Corato ‘Maria Diaferia’ affida a una riflessione pubblica il significato attuale della ricorrenza, richiamando il valore della Costituzione come guida nei tempi di incertezza che attraversano il presente: “Il 25 aprile è un respiro collettivo, un ricordo vivo di […]

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In occasione della Festa della Liberazione, che si celebra il 25 aprile, il Comitato direttivo ANPI Corato ‘Maria Diaferia’ affida a una riflessione pubblica il significato attuale della ricorrenza, richiamando il valore della Costituzione come guida nei tempi di incertezza che attraversano il presente:

Il 25 aprile è un respiro collettivo, un ricordo vivo di quando l’Italia scelse di rialzarsi, di dire “no” alla paura e “sì” alla dignità. È il giorno in cui celebriamo la Liberazione dal nazifascismo, ma anche un invito a guardare il presente con occhi vigili e cuore saldo.

Tante sono le sfide del presente. Oggi il mondo è di nuovo attraversato da venti inquieti. Guerre e tensioni geopolitiche ridisegnano confini, alimentano instabilità e mettono alla prova i valori democratici.

In Europa, il conflitto in Ucraina continua a ricordarci quanto la pace sia fragile; in Medio Oriente, le ferite si moltiplicano; e persino nelle democrazie consolidate, il linguaggio dell’odio e della divisione sembra trovare nuovi spazi.

Il 25 aprile ci insegna che la libertà non è mai un dono definitivo, bensì una conquista quotidiana. I partigiani combatterono non solo per liberare un territorio, ma per affermare un’idea: che ogni persona abbia diritto a vivere senza catene, senza paura, senza censura.

Oggi, quella stessa idea deve guidarci di fronte a sfide globali che non conoscono confini.

Celebrare questa giornata significa anche chiederci: cosa possiamo fare, nel nostro piccolo, per difendere la libertà? Significa vigilare contro ogni forma di autoritarismo, proteggere il pluralismo dell’informazione, sostenere chi fugge da guerre e persecuzioni. Significa, soprattutto, non restare indifferenti.

Il 25 aprile è memoria, ma è anche un momento identitario. Ci ricorda che la storia è un fiume che scorre nel presente. E che, se vogliamo che la corrente ci porti verso un futuro di pace e giustizia, dobbiamo remare insieme, con la stessa determinazione di chi, ottant’anni fa, scelse di liberare un Paese intero.

Per la nostra comunità, la ricorrenza, quest’anno, cade anche nel pieno della competizione elettorale. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di amministratori che sappiano vivere la Costituzione nata dalla lotta antifascista e tradurla in scelte concrete.

La Costituzione è un patto vivo che chiede di essere incarnato ogni giorno, soprattutto da chi amministra la cosa pubblica. Ogni articolo, ogni principio, è una bussola morale e giuridica: dalla tutela della dignità umana alla promozione dell’uguaglianza, dalla libertà di espressione alla solidarietà sociale. Ma questi valori rischiano di restare lettera morta se non trovano spazio nelle decisioni concrete, nei bilanci, nei regolamenti, nelle scelte quotidiane di chi governa.”.

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A Corato la prima Pastasciutta Antifascista: la Resistenza si celebra a tavola https://ilquartopotere.it/appuntamenti/a-corato-la-prima-pastasciutta-antifascista-la-resistenza-si-celebra-a-tavola/ https://ilquartopotere.it/appuntamenti/a-corato-la-prima-pastasciutta-antifascista-la-resistenza-si-celebra-a-tavola/#respond Thu, 04 Sep 2025 04:00:28 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=39037 Il prossimo 6 settembre, per la prima volta a Corato,l’ANPI “Maria Diaferia” organizza la sua Pastasciutta Antifascista, in collaborazione con Torre Palomba e IfinApulia. La Pastasciutta Antifascista ricorda un momento simbolico della nostra storia: il 25 luglio 1943, giorno della caduta del fascismo, la famiglia Cervi offrì un piatto di pasta a tutta la popolazione, […]

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Il prossimo 6 settembre, per la prima volta a Corato,l’ANPI “Maria Diaferiaorganizza la sua Pastasciutta Antifascista, in collaborazione con Torre Palomba e IfinApulia.

La Pastasciutta Antifascista ricorda un momento simbolico della nostra storia: il 25 luglio 1943, giorno della caduta del fascismo, la famiglia Cervi offrì un piatto di pasta a tutta la popolazione, senza distinzione.

Un gesto semplice, ma potente, che è diventato simbolo di Resistenza, solidarietà e speranza in un futuro di pace e libertà.

“Anche noi – scrivono i promotori dell’iniziativa-vogliamo celebrare questo spirito, con una pasta di comunità da condividere insieme.

L’appuntamento è per le ore 20:00 presso Torre Palombae sarà accompagnato dalla musica popolare del gruppoAbbasce.”

La cittadinanza è invitata.

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Dalle feste di San Cataldo all’esilio politico: la memoria dei coratini emigrati https://ilquartopotere.it/cultura/emigrazione-politica-coratina-san-cataldo/ https://ilquartopotere.it/cultura/emigrazione-politica-coratina-san-cataldo/#respond Thu, 21 Aug 2025 05:36:12 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=38925 Di Giovanni Capurso, Vincenzo Catalano Con l’avvicinarsi delle festività patronali coratine in onore di San Cataldo riaffiora il ricordo del fenomeno migratorio che, nei decenni passati, segna profondamente la comunità. In questi giorni, infatti, molti figli e nipoti di emigrati coratini tornano con le loro famiglie alla riscoperta dei luoghi d’origine dei propri avi. In […]

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Di Giovanni Capurso, Vincenzo Catalano

Con l’avvicinarsi delle festività patronali coratine in onore di San Cataldo riaffiora il ricordo del fenomeno migratorio che, nei decenni passati, segna profondamente la comunità.
In questi giorni, infatti, molti figli e nipoti di emigrati coratini tornano con le loro famiglie alla riscoperta dei luoghi d’origine dei propri avi.

In questo solco si inserisce lo studio condotto presso l’Archivio di Stato di Bari (fondo dello Schedario Politico Provinciale, 1892-1945) da Giovanni Capurso e Vincenzo Catalano. I due studiosi, negli ultimi anni, si dedicano alla lettura del fenomeno migratorio in una chiave soprattutto politica. La ricerca, avviata nel 2021, mette in luce come l’emigrazione coratina non sia soltanto il risultato di difficoltà economiche e sociali, ma anche una conseguenza diretta della repressione del dissenso politico durante la dittatura.

Lo Schedario Politico Provinciale conservato presso l’Archivio di Stato di Bari comprende 185 buste con 4.647 fascicoli personali di individui considerati sovversivi; di questi, 389 riguardano cittadini coratini, pari all’8,4% del totale. Si tratta di un dato significativo, sebbene non esaustivo, poiché non comprende quanti emigrano clandestinamente o sostengono la migrazione senza essere intercettati dalle autorità. Per questo motivo è difficile, se non impossibile, quantificare con precisione l’intera portata del fenomeno migratorio politico. Dei 389 coratini schedati, 269 risultano emigrati, mentre gli altri continuano a risiedere in città. Lo schedario, infatti, raccoglie informazioni su tutti gli «individui ritenuti politicamente pericolosi o comunque aventi atteggiamenti ed idee contrarie a quelle governative», siano essi emigrati o residenti. La distribuzione geografica degli emigrati coratini risulta la seguente: Stati Uniti d’America (14), America del Sud (6), Francia (178), Egitto (2), Etiopia (1), emigrazione interna sul territorio nazionale (68), residenti a Corato (115), casi indefiniti (5).

Come per l’intero fenomeno migratorio politico italiano tra le due guerre, il picco si registra dopo il 1926. È proprio da quell’anno che l’opposizione politica emerge con maggiore chiarezza nei registri e nei rapporti del regime, in seguito all’emanazione del Regio Decreto 6 novembre 1926, n. 1848, che coordina le norme in materia di pubblica sicurezza, sancendo un drastico irrigidimento repressivo. Il decreto annulla di fatto ogni forma di dissenso, rafforzando i poteri di controllo e repressione della polizia. Tale processo trova ulteriore sistemazione con il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza del 1931. Non sorprende, dunque, che proprio nel decennio 1926-1936 vengano aperti 229 dei 389 fascicoli complessivi.

Questo articolo, in occasione delle festività patronali in onore di San Cataldo, rappresenta soltanto un’anticipazione di un più ampio progetto di ricerca che presto vede la luce in un volume a firma di Giovanni Capurso e Vincenzo Catalano. Il libro raccoglierà in modo organico i risultati dello studio condotto presso l’Archivio di Stato di Bari, offrendo una lettura approfondita del fenomeno migratorio coratino in chiave sociale e politica e restituendo alla comunità una pagina significativa, ma ancora poco conosciuta, della propria storia, anche attraverso un’ampia riscoperta di lettere e foto intercettate dalle autorità di regime.

Riportiamo a tal proposito gli stralci di due lettere che vibrano di un’umanità non troppo lontana dalla nostra.

Spillone Giuseppe

Nato a Corato il 4 febbraio 1900, ex Guardia Regia, espatriato in Francia, da 15 anni con la famiglia e residente ad Annemasse Rue Cursat (Alta Savoia). La lettera, intecettata dalla questura di Torino è inviata a Turturro Antonio, insegnante, con quale è in rapporti epistolari dal 1914.

Lettera diretta al Sig. Turture Antonio – insegnante – via Giappone – Corato (Bari) Italie – proveniente da Annemasse – in data 21 febbraio 1938 – spedita da Spillone Rue Ceurat Amenasse Francia.

Lettera: [dattiloscritta dalla Questura]

«Amenasse, 21 febbraio 1938

«Carissimo amico,

ricevetti giorni fa la tua, dove malgrado una buona salute, dovetti notare con dispiacere lo stato morale non propriamente brillante.

Fui sul punto di farti una sorpresa. Nel mese di settembre scorso, avevo tutto preparato per un viaggio in Italia, mia moglie mi fece parte del suo timore e, francamente, mi disse la sua ostilità a questo viaggio.

Come, pensi, non volli lasciarla in tormenti, così cambiai progetto.

Mi parve, dapprima, la sua paura non giustificata, ma, in seguito, dalle notizie ricevute, m’accorgo ch’ella non aveva completamente torto. Come vedi, per te, è impossibile muoverti, mentre per me è prudente.

Viltà?, forse. In tutti i casi, non l’anima di un eroe. Passare la frontiera in questi momenti mi pare molto imprudente.

Dei sintomi giustificano il nostro allarme. La preparazione morale intensiva alla guerra della campagna italiana ed anche nelle città; il riarmo dei paesi aristocratici, l’accumulamento delle forze alle frontiere francese tante altre questioni ci permettono di temere, per fra poco, d’un conflitto fra noi.

In Francia noi vogliamo la pace, assolutamente la pace, perciò sin ora abbiamo fatto molte concessioni ma il diritto dei popoli è al disopra dei concetti espansionisti ed imperialisti dei governi fascisti. Questi, incapaci di risolvere questioni economiche e politiche dell’interno volgono la loro attività verso le conquiste e sempre per le conquiste.

[…]»

Curatella Cataldo

Nato a Corato l’11 settembre 1903 è definito come sovversivo, emigra negli USA nel 1919 all’età di 16 anni per non fare più ritorno in Italia. Di origini contadine e manovale negli USA, risulta aver frequentato la scuola fino alla quarta elementare in Italia, non poco se si considera l’importante tasso di analfabetismo dell’epoca riferito alle zone rurali del Meridione. Interessante è notare, oltre al cambio di nome in James, la foga nelle lettere da lui scritte, come quella del 27 luglio 1937 inviata da New York City e rivolta alla suocera:

«Carissima suocera,

[…]. In quanto a santo Antonio, quello è di gesso o di legno cariato e quindi non vi può mai rispondere, sentirvi, vedere ecc. Se lui la “grazia” la voleva fare non mi faceva ammalare. E non mi venite a dire che è stato il Demonio che per prima cosa io non l’ho mai visto e sentito e non mai lui si è fatto da me vedere e perciò nemmeno a quello credo e per secondo che essendo i santi più sopra di lui – secondo come dicono i preti – non dovrebbero lasciare fare, al Demonio, che ammalasse le persone! Ecco come si vede che nulla è vero e che queste storielle le dicono i preti apposta per fare andare la gente a pregare nelle loro botteghe o chiese per il semplice scopo di far quattrini e di, essere lasciato proprietà quando muore qualche fesso ricco e che crede.

Le genti che sfruttano il prossimo se ne servono del nome di Dio per coprire i loro crimini, i loro misfatti. In nome di Dio si fanno le guerre e in nome di Dio i preti si baciano le ragazze e pizzoche. Durante la guerra mondiale i preti, vescovi e cardinali austriaci benedicevano e spingevano al macello tanti giovani, dall’altra parte dell’Italia, preti, vescovi e cardinali facevano la stessa cosa…eppure tanto l’uno che l’altro erano sotto la direzione del santo padre papa Achille Ratti, capo supremo degli ignoranti. La guerra la vogliono i ricchi per arricchirsi di più e poi fanno la propaganda ai poveri sotto la scusa della “patria”. Il papa che è ricco anche lui è d’accordo pure è così si fanno le guerre, si vincono i capitalisti italiani, sono loro che si fanno ancora più ricchi, si vincono gli austriaci sono quelli che si fanno più ricchi. Il papa, preti e via di seguito, poco se ne fottono che muoiono tanti giovani, a guerra finita i signori si riempiono le casseforti ed il povero non solo di aver perduto o storpiato il figlio o fratello; quanto deve pagare le spese di guerra […].

Il nostro popolo, cioè voi appunto, che ne avete fatto? La fame e le spese.

Ecco dunque che a tante religioni non ci credo, perché il prete cattolico, turco, luterano, ortodosso, anglicano, buddista, tutti si dicono che rappresentano Dio e poi si guerreggiano fra loro e Dio li lascia fare. I re, dicono di essere mandati da Dio, e se vi è un solo regno, una sola corona e tutti e due la vogliono, allora si fanno la guerra, Dio poi da sempre ragione a chi tiene più soldati e più armi migliori.

Ecco perché io non credo a nessun prete o santo o dio […], penso a non far male e anzi far bene quando posso, cerco unito ai miei compagni, di impedire ai padroni ladri di succhiare il sangue dei lavoratori, per ciò sono un socialista e nemico dei prepotenti e nemico di tutti i preti, governanti e sfruttatori. […]».

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ANPI Corato, oggi l’assemblea annuale della Sezione “Maria Diaferia“ https://ilquartopotere.it/comunicazioni/assemblea-annuale-anpi-corato/ https://ilquartopotere.it/comunicazioni/assemblea-annuale-anpi-corato/#respond Sat, 28 Jun 2025 04:00:15 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=38148 Oggi alle 19:00, presso il Centro Parrocchiale ‘L. Piccarreta’ in via Leonello 9  Come previsto dalle regole dello Statuto e dal Regolamento nazionali dell’Associazione, nonché dal Codice Civile, e a garanzia della democrazia interna della Sezione ANPI “Maria Diaferia”, è convocata l’Assemblea annuale dei soci e simpatizzanti per il giorno 28 giugno 2025 presso il […]

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Oggi alle 19:00, presso il Centro Parrocchiale ‘L. Piccarreta’ in via Leonello 9 

Come previsto dalle regole dello Statuto e dal Regolamento nazionali dell’Associazione, nonché dal Codice Civile, e a garanzia della democrazia interna della Sezione ANPI “Maria Diaferia”, è convocata l’Assemblea annuale dei soci e simpatizzanti per il giorno 28 giugno 2025 presso il Centro Parrocchiale  “L. Piccarreta sito a Corato in via Leonello 9 alle ore 19.00.

All’evento assembleare, che prevede i consueti saluti delle autorità, dei partiti e del sindacato nonché delle associazioni del territorio, interverrà il neo eletto Presidente dell’ANPI provinciale di Bari, Nicola Colaianni, e sarà dato ampio spazio agli interventi delle iscritte e degli iscritti su temi, prospettive e strategie per affrontare i problemi interni all’Associazione e questioni relativi alla situazione della realtà attuale.

Durante l’Assemblea sarà anche possibile tesserarsi.

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“Marco Polo dalla Luna”, un evento in memoria di “Peppino” Di Vagno https://ilquartopotere.it/appuntamenti/marco-polo-dalla-luna-un-evento-in-memoria-di-peppino-di-vagno/ https://ilquartopotere.it/appuntamenti/marco-polo-dalla-luna-un-evento-in-memoria-di-peppino-di-vagno/#respond Wed, 25 Sep 2024 06:07:38 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=33712 Si terrà il 26 settembre, alle 18,30, presso l’auditorium del Liceo Artistico “Federico II Stupor Mundi” di Corato L’evento nasce occasione della ricorrenza dell’omicidio di Giuseppe Di Vagno, primo parlamentare assassinato a causa del fascismo, l’ANPI Corato “Maria Diaferia” e il Forum degli Autori, con il patrocinio del Comune di Corato, proporranno un momento di […]

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Si terrà il 26 settembre, alle 18,30, presso l’auditorium del Liceo Artistico “Federico II Stupor Mundi” di Corato

L’evento nasce occasione della ricorrenza dell’omicidio di Giuseppe Di Vagno, primo parlamentare assassinato a causa del fascismo, l’ANPI Corato “Maria Diaferia” e il Forum degli Autori, con il patrocinio del Comune di Corato, proporranno un momento di intrattenimento per la cittadinanza.

Verranno letti alcuni testi di satira politica scritti dallo stesso Giuseppe Di Vagno per la sua rubrica “Cronache di Marco Polo dalla Luna”, da cui lo spettacolo prende il titolo.

L’introduzione sarà di Antonio Montrone, presidente Forum degli Autori, e i saluti di Marina Mastromauro, presidente di sezione dell’ANPI Corato.

La lettura dei testi verrà affidata ad Alberto Tarantini, scrittore, i commenti a Giovanni Capurso, docente e storico, e gli intermezzi musicali a Emilio Iurillo, musicista.

Gli organizzatori ringraziano la sezione del P.S.I. “Matteotti” di Corato per i cenni storici.

Tra il 1919 e il 1921 Peppino Di Vagno tenne una rubrica di satira politica dal titolo “Croniche di Marco Polo dalla Luna” sul settimanale “Puglia Rossa”, organo di stampa del Partito socialista in Puglia. Con racconti paradossali, sarcastici e pungenti evidenziava le contraddizioni politiche della sua epoca. Nella rubrica scherniva e sbeffeggiava gli uomini politici più in vista. Antonio Salandra diventava “Totonno il Grande”, Woodrow Wilson “Sam il Puritano”, Giovanni Giolitti “Palamidone”, Benito Mussolini “Giuseppe Musolino” e Gabriele D’Annunzio “Dantunzio”.

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Corrado e lo scippo del 25 Aprile  https://ilquartopotere.it/news/politica/corrado-e-lo-scippo-del-25-aprile/ https://ilquartopotere.it/news/politica/corrado-e-lo-scippo-del-25-aprile/#respond Sun, 05 May 2024 05:02:08 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=31568 Il Comune di Corato, doverosamente e come ogni anno, ha organizzato la celebrazione del 25 aprile dandone notizia alla stampa e alla cittadinanza (il programma è nella colonna di sinistra). Parallelamente l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) ha organizzato – con il patrocinio del Comune di Corato – quella che a tutti gli effetti sembrerebbe un’altra […]

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Il Comune di Corato, doverosamente e come ogni anno, ha organizzato la celebrazione del 25 aprile dandone notizia alla stampa e alla cittadinanza (il programma è nella colonna di sinistra).

Parallelamente l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) ha organizzato – con il patrocinio del Comune di Corato – quella che a tutti gli effetti sembrerebbe un’altra manifestazione sia pur quasi concomitante e da tenersi negli stessi luoghi in cui si è svolta la manifestazione ufficiale (il programma è nella colonna di destra).

Nella realtà le due manifestazioni si sono fuse fin dall’inizio e lo stesso Sindaco (come si vede chiaramente nel video della cerimonia https://fb.watch/rLgZOA1d5x/) ha dato indicazioni per deporre la corona di alloro alla lapide della Resistenza prima di avviare il corteo verso Piazza Vittorio Emanuele. Come dire, i programmi erano separati ma la manifestazione è stata concepita e pensata come un tutt’uno. Si è formato quindi il corteo che da Palazzo di Città ha raggiunto Piazza Vittorio Emanuele, corteo composto da Sindaco in gran montura, gonfalone del Comune, polizia locale in grande uniforme, banda, autorità civili e militari, associazioni combattentistiche e d’arma (tra cui ANPI), amministratori e rappresentanti di partiti politici con le loro bandiere, rappresentanti di associazioni e comuni cittadini. In Piazza Vittorio Emanuele i convenuti si sono schierati e qui si sono registrati i primi episodi di teso imbarazzo.

E’ sembrato infatti, sia pur nella compostezza di tutti, che sguardi eloquenti passassero di fila in fila tra i militari e i militari in pensione, come a dire: “Abbiamo capito tutto… e adesso che facciamo?”. Alle spalle delle Associazioni combattentistiche e d’arma erano infatti spuntate e sventolavano le bandiere di partiti di sinistra e di estrema sinistra frammiste con il tricolore e le bandiere della pace. La manifestazione è giunta quindi alla conclusione e si è formato un nuovo corteo guidato da ANPI e con il Sindaco in testa e composto da una parte di coloro che avevano dato vita al corteo precedente. Sono rimaste in Piazza Vittorio Emanuele, infatti, le autorità militari e le associazioni combattentistiche e d’arma i cui esponenti, riuniti in piccoli gruppi a secondo della loro appartenenza, hanno commentato l’accaduto in maniera non propriamente benevola.
Che le cose siano andate così è l’ANPI stessa ad ammetterlo nel post pubblicato sui social il giorno 28 aprile: “L’Anpi ha invitato tutte le associazioni cittadine, sia quelle di natura culturale, che politica, che ex combattentistica per organizzare insieme una manifestazione unitaria”, come a dire: noi abbiamo fatto il nostro, sono gli altri che si sono esclusi. In effetti, l’ANPI già nel manifesto di pubblicizzazione della sua iniziativa invitata tutti ma proprio tutti a partecipare, comprese le autorità civili e militari. Ci chiediamo sommessamente: ma è possibile che l’ANPI ignori che ad un corteo in cui siano presenti bandiere di partito (di qualsiasi partito esse siano) non è opportuno – oltre che non consentito – che prendano parte ufficiali e sottufficiali delle forze armate e dei corpi di polizia? In un unico caso è attestato nella storia dell’Italia Repubblicana che “commissario e sacrestano” abbiano sfilato congiuntamente in una manifestazione di parte ed è stato in occasione della cacciata di Bocca di Rosa dal paese, come ricorda De Andrè. Qui – è vero – non si tratta di “amore sacro e amor profano” ma di “amor di Patria”, però le regole sono sempre le stesse: chi rappresenta lo Stato in veste di pubblico ufficiale non può essere tirato per la giacchetta da Destra o da Sinistra.
Sono rimasti in Piazza Vittorio Emanuele anche alcuni sostenitori dell’attuale Amministrazione, orientati anch’essi chiaramente a Sinistra, che non hanno inteso prendere parte al corteo dell’ANPI ma che hanno aderito unicamente alla celebrazione ufficiale. Perché? Perché le bandiere di partito dividono e perché ad alcuni – ad esempio – potrebbe non andare a genio il prendere parte ad una manifestazione in cui sventoli la bandiera del PD (nel Centrosinistra accade anche questo… non lo sapete?) così come altri possono legittimamente rifiutarsi di aderire ad iniziative in cui sventolino bandiere di Rifondazione Comunista o, in altri casi ancora, quelle della Lega.
Anche qui la regola aurea – lasciata alla sensibilità di pochi – è che nelle manifestazioni che riguardino la Nazione e l’unità nazionale dovrebbe essere presente e sventolare unicamente il tricolore della Repubblica nel quale tutti (o quasi) ci possiamo riconoscere. Chi vuol organizzare lecitamente altri eventi collaterali può farlo, ma in altro momento o in altro luogo.
Ma queste cose l’ANPI le sa? Certo che le sa, immaginiamo noi, ma il gioco è proprio sull’ambiguità di fondo. L’obiettivo dell’ANPI – da quel che sembra – non è essere una parte che organizza la sua manifestazione, ma diventare semmai il punto di riferimento che si appropria della memoria collettiva e la riscrive a suo piacimento. L’ANPI si vede come la “proprietaria” del 25 aprile, utilizzando da un lato il traino dell’evento ufficiale e dall’altro scippando le tradizioni alle associazioni combattentistiche e d’arma che hanno da sempre conservato la memoria della guerra di liberazione.
E il Sindaco che fa? E’ apparso equilibrato nel suo discorso in piazza, ma proprio nell’ANPI ha tanti colleghi oltre che buona parte delle truppe cammellate che colonizzano ogni associazione e ogni tanto ne fondano una nuova: che poteva fare Corrado? Ha chinato il capo anche questa volta, ha lasciato fare e si è prestato al gioco non senza compiacimento.
Nel silenzio del Centrodestra che assiste a fatti e misfatti e non pronuncia parola, a noi sono rimasti negli occhi gli sguardi che passavano di terziglia in terziglia fra militari ed ex militari: “Abbiamo capito tutto… e adesso che facciamo?”.

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Festa della Liberazione: messaggio del Sindaco e programma della cerimonia https://ilquartopotere.it/ricorrenze/festa-della-liberazione-messaggio-del-sindaco-e-programma-della-celebrazione/ https://ilquartopotere.it/ricorrenze/festa-della-liberazione-messaggio-del-sindaco-e-programma-della-celebrazione/#respond Thu, 25 Apr 2024 05:55:50 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=31451 In occasione della Festa della Liberazione, si terrà in mattinata la cerimonia commemorativa che prevedei il seguente programma: – ore 10:00raduno delle autorità, delle associazioni combattentistiche, d’arma  e dei partecipanti  presso  il  Chiostro  del  Palazzo di  Città; – ore 10:15schieramento delle bandiere, labari e stendardi; – ore 10:30deposizione corona di alloro al Milite Ignoto. Al termine corteo lungo […]

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In occasione della Festa della Liberazione, si terrà in mattinata la cerimonia commemorativa che prevedei il seguente programma:

– ore 10:00raduno delle autorità, delle associazioni combattentistiche, d’arma  e dei partecipanti  presso  il  Chiostro  del  Palazzo di  Città;

– ore 10:15schieramento delle bandiere, labari e stendardi;

– ore 10:30deposizione corona di alloro al Milite Ignoto. Al termine corteo lungo Corso Cavour fino a raggiungere Piazza Vittorio Emanuele;

– ore 11:00Piazza Vittorio Emanuele deposizione corona al Monumento dei Caduti

il Sindaco, Prof. Corrado Nicola De Benedittis inoltre ha diffuso un messaggio di riflessione sulla ricorrenza:

25 APRILE

La Festa della Liberazione dal nazifascismo è patrimonio dell’intero Paese.

Fu la gente comune a essere protagonista di un riscatto collettivo.

La Resistenza antifascista, infatti, divenne il primo vero grande movimento popolare dell’Italia postunitaria.

Si trattò del Secondo Risorgimento.

Donne, uomini e soprattutto giovani, di qualsiasi estrazione sociale, seppero mobilitarsi, nell’ora estrema, dell’Italia occupata dai tedeschi, dilacerata dalla guerra civile, violata dai rastrellamenti degli ebrei e umiliata dalle deportazioni.

Si capì che in gioco era la stessa Unità territoriale del Paese e il suo destino civile, politico e morale.

La Resistenza italiana fu la più importante d’Europa per capacità organizzativa e contributo culturale.

Furono infatti personalità, protagoniste della Resistenza, come Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, Sandro Pertini che nel confino di Ventotene, ebbero forza morale, intellettuale e politica per pensare, contro ogni evidenza dei fatti, un’Europa unita e di pace.

Il 25 aprile è una grande eredità posta nelle nostre mani, nel nostro impegno, nelle nostre passioni più vive.

W l’Italia antifascista e buona Festa della Liberazione!

 

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Storia di Di Candido Salvatore, il sarto confinato per propaganda antifascista  https://ilquartopotere.it/storie/storia-di-di-candido-salvatore-il-sarto-confinato-per-propaganda-antifascista/ https://ilquartopotere.it/storie/storia-di-di-candido-salvatore-il-sarto-confinato-per-propaganda-antifascista/#respond Mon, 22 Apr 2024 07:36:59 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=31345 Da una ricerca storica presso l’Archivio di Stato di Bari a cura di Vincenzo Catalano e Giovanni Capurso Nella prima metà del Novecento le botteghe dei sartierano certamente punti di ritrovo dove poter conversare e leggere comodamente: farsi confezionare un vestito dal sarto era un segno di benessere ed agiatezza. Le sartorie erano frequentate spesso […]

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Da una ricerca storica presso l’Archivio di Stato di Bari a cura di Vincenzo Catalano e Giovanni Capurso

Nella prima metà del Novecento le botteghe dei sartierano certamente punti di ritrovo dove poter conversare e leggere comodamente: farsi confezionare un vestito dal sarto era un segno di benessere ed agiatezza.

Le sartorie erano frequentate spesso da persone che, oltre ad avere disponibilità economiche per farsi un vestito su misura, erano mediamente istruite o poco sopra la media. Era proprio in luoghi come questi che non di rado durante il regime fascista circolavano i giornali clandestini. La diffusione di questa stampa aumentò soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale. Dalle nostre ricerche non a caso apprendiamo che durante il Ventennio tra gli schedati e confinati tanti erano i lavoratori di questo antico e nobile mestiere (a tal proposito segnaliamo il bel volume di Maria Schirone, L’elegante Sovversivo, edito da Radici Future, 2023).

Ciò accadde anche nella nostra Corato. Il protagonista della storia in cui ci siamo imbattuti è un certo Di Candido Salvatore, di mestiere appunto sarto, con sei figli a carico e di “idee socialiste”. Abitava in via Moschetti 3, una stradina anonima in pieno centrotutt’oggi con la stessa intitolazione. Nel salottino del suo locale, frugando nel posto giusto, non era difficile trovare e sfogliare giornali come “L’Avanti!” o altri periodici clandestini.

Tra il 1940 e il 1941 la guerra stava andando male, anzi malissimo. Il tentativo di invasione della Grecia era un disastro. La censura s’intensificò. Divennero scarse le cosiddette “veline” sull’andamento del combattimento, perché sulle notizie militari e sulle corrispondenze di guerra venne imposto un doppio vaglio censorio. Così i corrispondenti di guerra erano costretti a descrivere più le impressioni che i fatti. Eppure molti coratini avevano tra i loro figli soldati al fronte. Volevano sapere. In tanti sapevano dove recuperare le notizie sull’andamento della guerra. Presso la sartoria Di Candido iniziò unostrano via vai. Tra coloro che la frequentavano c’erano un ex assessore socialista e degli ex confinati. Insomma, la sartoria non doveva proprio passare inosservata.

E poi la fame aumentò. Il cibo già scarseggiava. L’ingresso in guerra dell’Italia non fece che aggravare la stanchezza e il malessere che serpeggiavano da anni nella popolazione, tramutati ormai in disperazione. Il Questore riportò, infatti, che migliaia di contadini scesero in piazza per protestare ritrovandosi a ridosso “dell’antica camera del lavoro” e “per il loro rossismo avevano fatto intervenire le autoblindo”.  

Per incoraggiare la folla, qualche tempo prima i “caporione” avevano persino scritto il testo di una canzone di cui il Questore riporta la prima strofa:

“A Taranto c’è la sposa

A Brindisi lo sposo

A Monopoli il compare

ari la comare”

Nell’estate 1941 le forze dell’ordine entrarono nel locale del sarto e trovarono i giornali e alcune persone in sua compagnia. Alcuni frequentatori abituali del locale vennero prelevati dalle loro case. L’8 agosto 1941 Di Candido venne interrogato e fu assegnato al confino “per aver svolto subdola e tenace azione disfattista e antifascista”. Nel verbale della Legione dei Carabinieri Reali di Bari sono riportati i nomi di coloro che frequentavano abitualmente la sartoria “che provengono dalle file socialiste”: Loiacono Alfredo, Mancini Antonio, Strippoli Luigi e Ardito Cataldo. Tutti coratini antifascisti e schedati.

Al coraggioso sarto fu assegnato il confino a Lucito, località sperduta nella provincia di Campobasso, assieme ad altri coratini. L’esperienza durerà fino al 5 dicembre 1941 quando verrà rimpatriato a Bari e quindi a Corato.

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A Palazzo di Città una mostra su Giacomo Matteotti in occasione del Centenario della sua morte https://ilquartopotere.it/appuntamenti/a-palazzo-di-citta-una-mostra-su-giacomo-matteotti-in-occasione-del-centenario-della-sua-morte/ https://ilquartopotere.it/appuntamenti/a-palazzo-di-citta-una-mostra-su-giacomo-matteotti-in-occasione-del-centenario-della-sua-morte/#respond Sun, 21 Apr 2024 04:00:12 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=31314 In vista della Festa della Liberazione e in occasione del Centenario dell’assassinio di Giacomo Matteotti, nel chiostro del Comune di Corato verrà allestita una mostra documentaria che mette a confronto i due martiri del fascismo, Giacomo Matteotti e Giuseppe Di Vagno. L‘esposizione, che si svolgerà dal 22 aprile al 6 maggio negli orari di apertura […]

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In vista della Festa della Liberazione e in occasione del Centenario dell’assassinio di Giacomo Matteotti, nel chiostro del Comune di Corato verrà allestita una mostra documentaria che mette a confronto i due martiri del fascismo, Giacomo Matteotti e Giuseppe Di Vagno.

L‘esposizione, che si svolgerà dal 22 aprile al 6 maggio negli orari di apertura degli uffici comunali, è organizzata dalla sezione ANPI di Corato in collaborazione con la Fondazione “Giuseppe Di Vagno(1889-1921)” e con il patrocinio del Comune di Corato. Finalità della mostra è la rievocazione delle prime vittime del fascismo: i deputati socialisti Giuseppe Di Vagno e Giacomo Matteotti, assassinati rispettivamente nel ‘21 e nel ‘24.

Di Vagno e Matteotti, che storicamente si ricollegano con vincolo indissolubile dalla lotta antifascista clandestina alla Resistenza nel biennio 1943-44, non si prestano alle contrapposizioni della politica o ad operazioni revisionistiche, ma sono stati consegnati alla storia come difensori della libertà contro ogni forma d’oppressione e di violenza.

L’inaugurazione, che avrà luogo il 23 aprile alle ore 19,30 sempre nel chiostro del Palazzo di Città, prevede i saluti di Corrado De Benedittis (sindaco di Corato) e Marina Mastromauro (presidente ANPI Corato “Maria Diaferia”) e gli interventi di Daniela Mazzucca (presidente Fondazione Di Vagno 1889-1921), Pasquale Martino (presidente dell’ANPI provinciale BARI) e Giovanni Capurso (storico e Vice presidente dell’ANPI Corato).  

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Corrado e i fatti seri  https://ilquartopotere.it/news/politica/corrado-e-i-fatti-seri/ https://ilquartopotere.it/news/politica/corrado-e-i-fatti-seri/#respond Sun, 17 Mar 2024 05:00:50 +0000 https://ilquartopotere.it/?p=30777 Le mille polemiche spicciole che deflagrano un giorno dopo l’altro fanno il gioco dell’Amministrazione e sembra quasi che il Sindaco e il suo entourage cerchino il confronto e provochino in continuazione alzando costantemente l’asticella. Ne è stato un esempio involontario il famoso “Stai zitta!” (lo specchietto per le allodole) che ha messo in secondo piano […]

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Le mille polemiche spicciole che deflagrano un giorno dopo l’altro fanno il gioco dell’Amministrazione e sembra quasi che il Sindaco e il suo entourage cerchino il confronto e provochino in continuazione alzando costantemente l’asticella. Ne è stato un esempio involontario il famoso “Stai zitta!” (lo specchietto per le allodole) che ha messo in secondo piano l’ego-extramurale (il fatto serio), vicenda in cui il povero Giulio D’Imperio ha fatto le spese ma mediante la quale il Sindaco ha lucrato una settimana di tranquillità, ha spostato l’attenzione, ha radicalizzato ancor di più il suo ristretto elettorato e ha serrato i ranghi.

Un altro esempio? Il video promozionale presentato a Trieste in occasione della Fiera “Olio Capitale”: il video nel raccontare in modo un po’ stucchevole il nostro territorio e le sue eccellenze riesce anche a dare un chiaro segnale politico con alcuni frame dedicati a Mario Capanna (leader del movimento del sessantotto), personaggio che con Corato ha poco a che fare e ancor meno con l’olio di oliva. Perché Capanna? Si tratta di un altro specchietto per le allodole che sposta l’attenzione dal problema reale (“La partecipazione alla Fiera di Trieste a spese della collettività è utile? Il video è efficace e idoneo per rappresentare la nostra realtà produttiva?”) ad uno pseudo problema (“Che c’entra Capanna?”), lanciando un chiaro segnale ai guardiani della rivoluzione. Chiunque tenti di fare notare anche tecnicamente che il video poteva essere fatto con meno e meglio o anche che l’Amministrazione deve dimostrare – dati alla mano – la bontà delle sue scelte, ecco che trova schierati i “tre di bastoni” che ne fanno una questione di parte: “se c’è Capanna allora è sicuramente roba buona”. Corrado in tutto questo ci sguazza, inanella un altro giorno, dà corpo alle sue famose “lotte” e si tiene buoni i suoi pasdaran che lo salutano alla voce.
Ma qual è il fatto serio cui tutti dovremmo porre la massima attenzione? Dalle cronache emerge con chiarezza che il futuro della nostra comunità non è immune da rischi in un territorio che è stretto da Nord da una criminalità che si muove spavalda e sembra non incontrare ostacoli e da Sud da una realtà politico amministrativa in cui la mafia si è infiltrata riuscendo a condizionare pezzi delle istituzioni. Sbaglieremmo nel considerare questi fenomeni come locali o periferici: l’intera Puglia – come altre Regioni del Sud e del Nord Italia – è in una situazione di chiara difficoltà. Possiamo pensare al “Sistema Trani” come un fatto locale se lo stesso Procuratore della Repubblica – Carlo Maria Capristo – ha ricoperto l’identico ruolo a Taranto? Lo stesso Procuratore Laudati di cui in questi giorni si parla nelle cronache nazionali a riguardo dello scandalo del “dossieraggio” di politici e uomini d’affari non è stato forse Procuratore a Bari? Su questi e tanti altri casi la Giustizia si esprimerà con chiarezza e, nel caso in cui dovessero essere accertate ulteriori responsabilità, considereremo l’accaduto come un fatto puntuale o circoscritto oppure dovremo ritenere questo un “sistema” che da più punti e in più modi ha condizionato la vita politica, economica e civile della nostra Regione?
Le intercettazioni tra politici regionali, imprenditori, malavitosi, dirigenti, professori universitari… date in pasto alla stampa in questi giorni stanno scoperchiando il vaso di Pandora, dimostrando come sia fitta la trama di interessi e connivenze che stritola chi non è nel gioco e porta avanti gli affiliati. Come spieghiamo tutto questo alle decine di migliaia di giovani che negli ultimi anni hanno abbandonato la nostra terra? Cosa diciamo a chi non ha più la forza di tenere aperta la sua attività e deve rinunciare ai suoi sogni, adattandosi al lavoro salariato anche in una di quelle attività del settore turistico o della ristorazione che nelle mani della mafia fungono da “lavatrici” del denaro sporco?
Sembrerebbe che queste preoccupazioni siano lontane dalla olimpica tranquillità dei nostri Amministratori i quali al contrario fanno uso di un succedaneo della morfina per anestetizzare la percezione del reale: l’antifascismo militante, afflitti come sono da un pericolo inesistente o che è, nel caso in cui esista, assolutamente residuale rispetto ai mali reali (i fatti seri) che devastano la nostra terra. Da qui l’ampio spazio dato ad una meritoria associazione che un giorno sì e l’altro pure ci avverte del pericolo che ci sovrasta, il fascismo, acconciandosi alla parte di colui che segnala la presenza di un un’unghia (forse) incarnita al condannato che sta salendo il patibolo.
Noi non abbiamo vissuto il fascismo però siamo affezionati alla definizione che del fascista diede un intellettuale iscritto al PCI, Leonardo Sciascia: “Ma non c’è niente da fare, è un fascista. Uno che arriva a trovarsi una piccola magari scomoda nicchia nel potere, e da quella nicchia ecco che comincia a distinguere l’interesse dello Stato da quello del cittadino, il diritto del suo elettore da quello del suo avversario, la convenienza dalla giustizia…” (A ciascuno il suo, Einaudi, Torino, 1966).
Se dunque l’antifascismo a favor di selfie è uno specchietto per le allodole, un modo di rinverdire il mito della “lotta” senza che di fronte vi sia un avversario, lasciamo all’intelligenza del lettore l’identificazione dei perfetti fascisti di casa nostra secondo la definizione che ne diede Sciascia con un avvertimento: coloro che giunti ad occupare una piccola nicchia nel potere hanno dato prova di fare una distinzione netta fra i diritti dei propri simpatizzanti e quelli degli avversari, negando a tutti il dialogo e il confronto, non dovranno più essere votati.

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