Il 2025 è stato un anno speciale per l’Adriatica Industriale Virtus Corato.
Un anno di prime volte, di crescita e di sogni inseguiti fino in fondo: l’esordio in DR1, vissuto da matricola con coraggio e ambizione, e una finale playoff giocata fino a gara 3 per l’accesso alla Serie C, che ha raccontato meglio di qualsiasi parola l’identità di questo gruppo e di questa società.
Dentro questo percorso, fatto di persone prima ancora che di risultati, si inserisce anche la storia di Gabriella Iris Musto. Un anno, il 2025, che per lei ha segnato tappe importantissime: la chiamata nello staff di Ruvo di Puglia in Serie A2 e la nomina a Preparatore Fisico Territoriale per la Puglia da parte della FIP. Traguardi prestigiosi, che affondano però le loro radici in un cammino iniziato molto tempo fa, proprio in casa biancoblù.
“Sì, assolutamente. Gran parte di questo percorso nasce proprio dalla Virtus, perché è lì che ho iniziato a capire cosa significhi costruire e non solo allenare. La Virtus è stata la mia prima squadra, un luogo dove ho potuto sperimentare, sbagliare, imparare e crescere. Mi ha permesso di uscire dalla mia zona di comfort e di scoprire quanto mi piacesse allenare nel basket. Grazie a questa esperienza ho avuto l’opportunità di formarmi non solo come professionista, ma anche come persona.”
Crescere all’interno di una società che è molto più di un club sportivo ha lasciato un segno profondo nel suo modo di vivere il lavoro quotidiano. La Virtus, per Gabriella, è stata ed è una vera scuola di valori.
“L’ambiente Virtus mi ha insegnato che il valore più grande non è la vittoria, ma il percorso che ci porta a quella vittoria. Ho imparato l’importanza del lavoro di squadra, del rispetto dei ruoli e della cura per i dettagli. È un modo di vivere lo sport che parte dalle persone: credere in tutti gli innesti, darsi tempo, creare legami autentici. Oggi, in qualunque contesto mi trovi, porto con me proprio questo approccio.”
Dalla palestra di Corato ai parquet della Serie A2, il percorso non è stato lineare, né scontato. E nel suo racconto c’è spazio anche per i dubbi, quelli che rendono le scelte ancora più vere.
“Onestamente, non c’è stato un momento preciso in cui ho capito che fosse la strada giusta. È un ambiente complesso e più di una volta ho pensato di prendere altre direzioni. Ma difficilmente mi arrendo di fronte alle sfide. Continuo a provarci con determinazione e curiosità, non perché voglia arrivare, ma perché voglio fare bene. Ogni volta che vedo crescere un atleta, soprattutto nei settori giovanili, capisco che ne vale la pena.”
Preparatrice, docente, ex presidente, sorella dell’attuale presidente: la Virtus non è solo una tappa, ma una parte profonda della sua identità.
“La Virtus per me è casa. È il punto da cui tutto è partito e quello a cui, in un modo o
nell’altro, torno sempre. La guardo con affetto e gratitudine, ma anche con la consapevolezza di quanto lavoro ci sia dietro ogni piccolo risultato. È una parte di me. Mio fratello è stato ed è un esempio concreto di dedizione e passione: il suo modo di vivere la Virtus mi ha aiutata a capire cosa significhi impegnarsi davvero per qualcosa in cui credi.”
La sua storia diventa così un messaggio potente per chi sogna di lavorare nello sport, soprattutto per i più giovani e per le donne.
“Direi di crederci, ma soprattutto di formarsi. Allenare può diventare un lavoro bellissimo, ma richiede tempo, competenza e tanta umiltà. Serve essere disposti a osservare, ascoltare e mettersi in discussione ogni giorno. Alle ragazze direi di non farsi scoraggiare da chi pensa che certi ruoli non siano per loro: il valore non ha genere, ha solo impegno e costanza.”
Il percorso di Gabriella Iris Musto è anche una storia che parla di fiducia, di opportunità e di radici solide. È la dimostrazione che, quando una società crede nelle persone e le accompagna nel tempo, può nascere qualcosa che va ben oltre il parquet.
A Gabriella va l’abbraccio di tutta l’Adriatica Industriale Virtus e l’augurio più bello: che il 2026 possa essere un anno ancora più ricco di soddisfazioni, nuove sfide e traguardi da inseguire con la stessa passione con cui tutto è cominciato.
Perché alcune storie, anche quando prendono strade nuove, restano per sempre parte della stessa casa.















































