Un incontro che lascia il segno, capace di andare oltre le parole e di toccare corde profonde. È quello che si è svolto durante l’assemblea d’istituto dell’Istituto professionale “L. Tandoi” di Corato presso la sala congressi “New Generation home”, dove gli studenti hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con don Riccardo Agresti, anima del progetto “Senza Sbarre”, in una mattinata intensa di riflessione, testimonianze e speranza.
Ad aprire l’incontro è stato il dirigente scolastico Francesco Catalano, che ha sottolineato il valore educativo di iniziative di questo tipo, rivolgendosi direttamente ai ragazzi: «Progetti come questo sono fondamentali perché vi permettono di conoscere esempi concreti e modelli positivi. Le dipendenze, in tutte le loro forme, rappresentano una deriva pericolosa: non esistono scorciatoie nella vita, e già da giovani è importante scegliere di non deviare da comportamenti sani e responsabili».
Parole che hanno fatto da cornice all’intervento di don Riccardo Agresti, che ha raccontato il suo impegno sul territorio di Andria: dagli oratori ai presidi nella zona 167, luoghi di frontiera dove quotidianamente si prova a costruire alternative alla marginalità. Un percorso che affonda le radici anche in esperienze significative, come l’incontro con papa Benedetto XVI, e che ha trovato piena espressione nel progetto “Senza Sbarre”. «La nostra masseria – ha spiegato – è un santuario scomodo, un luogo dove si impara ad amare, a donare, a mettersi in discussione. È da qui che può partire un cambiamento vero, abbracciando gli altri e trasformando prima di tutto se stessi».
Il momento più toccante è arrivato con la testimonianza di un ex detenuto 31enne, che ha ripercorso la sua storia personale davanti agli studenti. Un’adolescenza difficile vissuta a Bari vecchia, l’ingresso precoce nella criminalità, poi il carcere e quel momento di svolta segnato dal dolore della madre: «Ricordo ancora il pianto di mia madre – ha raccontato – è stato lì che ho capito che stavo distruggendo tutto. Ma il vero cambiamento è arrivato quando ho incontrato don Riccardo e grazie al percorso intrapreso nella comunità. Alla masseria ho trovato una famiglia e l’opportunità di un riscatto».
Un racconto autentico, capace di catturare l’attenzione dei ragazzi e di trasformarsi in un messaggio potente. Don Riccardo ha quindi allargato lo sguardo al sistema carcerario, definendolo costoso e spesso inefficace, ribadendo invece la necessità di investire in percorsi alternativi che mettano al centro la persona e favoriscano un reale reinserimento sociale: «Dobbiamo lavorare per la persona, non solo sulla pena. Progetti come “Senza Sbarre” dimostrano che il cambiamento è possibile».
L’incontro tra il sacerdote e l’ex detenuto si è così trasformato in un esempio concreto di rinascita, un cammino fatto di responsabilità, amore e riscatto. Un messaggio chiaro per gli studenti del “Tandoi”: scegliere la strada giusta è possibile, ogni giorno, anche quando sembra più difficile. Una mattinata che non si è limitata a informare, ma ha saputo lasciare un’impronta, ricordando a tutti che il futuro si costruisce con consapevolezza, coraggio e, soprattutto, con la capacità di cambiare.














































