Home Oltre i confini Leonardo D’Ingeo: il genio coratino della cucina a Milano

Leonardo D’Ingeo: il genio coratino della cucina a Milano

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Senza passione, non sogni, non realizzi, non concretizzi. Senza stimoli, si accumulano solo rimpianti, se lo pensi: fallo!”

“ Vedrai, vedrai, mamma!” così Leonardo D’Ingeo rassicurava la sua mamma quando ella nutriva dubbi sulle scelte lavorative del maggiore dei suoi tre figli. Leonardo , in procinto di partire per Barcellona per un evento dedicato ai 50 migliori bar al mondo, ha potuto ora dimostrare alla sua mamma e a tutti, che ha raggiunto grandi obiettivi. Coratino doc, 28 anni, il suo nonno omonimo è stato il punto di riferimento del Caseificio Pugliese, il suo papà tuttora esporta l’ arte casearia in tutto il mondo, dopo aver gestito un caseificio con la famiglia, che la mamma Annarita ha chiuso poco tempo fa. Leonardo, già da ragazzino, ha mostrato il suo interesse per la cucina, ha studiato negli istituti alberghieri di Molfetta e Vieste, e a 15 anni e mezzo i suoi genitori “mi hanno messo su un bus per Salò e ho iniziato con le stagioni estive. Non so quanto ho pianto, ma quelle esperienze hanno fortemente contribuito a farmi diventare quello che sono. Ringrazio i miei genitori per avermi spronato così”

Adesso Leonardo, gestisce con altri soci ( un gruppo di appassionati di cucina e drinks, tra cui Domenico, lucano, e altri che hanno, come Leo, girato il mondo e inglobato esperienze variegate e internazionali che mettono ogni giorno nel loro lavoro) il più famoso cocktail- bistrot di Milano, “Carico Milano”, un vero e proprio punto di riferimento per Milano e per tutta l’Italia. Ha un format estero, uno stile industrial, un’atmosfera accogliente e soprattutto la libertà di mangiare e/o bere ciò che la creatività dei ragazzi gestori mette nei piatti e nei bicchieri, con un gin ( di una multinazionale estera) come elemento principale.

Nei suoi piatti c’è sempre un rimando alla tradizione, o alla sua terra, o alla sua famiglia: arte, gusto, esperienza di cucina gourmet, con chef stellati, tra Bari, Parigi e altre città del mondo fanno di ogni sua creazione gastronomica “un piatto che oggi mi piace ma tra qualche giorno non mi piace più” , perché Leo è così, si innova continuamente, scrive continuamente ricette. Il suo legame con Corato, oltre che con la sua famiglia, rimane anche lavorativo, dopo l’ esperienza importante allo Storyteller di alcuni anni fa e in altre sale ricevimenti coratine, dal momento che collabora come consulente dell’Antico Commercio.

Il “Carico Milano” è tra i migliori restaurant-bar d’ Europa e offre le esperienze internazionali ( molto giapponese) dei suoi gestori, l’approccio cpugliese/mediterraneo, una visione diversa di cucina, un’ unione di sapori inconsueta di uno chef molto autocritico che cambia molto spesso menù, ma con materie prime di altissima qualità in un pranzo dal costo contenuto grazie ad un ambiente e un servizio più snelli e liberi. Il locale, posizionato in un quartiere artistico-urbano, molto metropolita: Porta Genova, zona Navigli, è in via Savona, una delle vie più importanti della moda, punto principale della Fashion Week, è punto di riferimento anche per gli esperti nel settore.
Leonardo punta alla stella Michelin e cerca e lavora costantemente per obiettivi sempre più importanti, sognando una vita tra Milano e Londra o tra Milano e l’ Asia.
Il consiglio ai giovani d’oggi che egli vede un po’confusi e meno appassionati, è di appassionarsi al lavoro che fanno, soprattutto se in cucina. “Senza passione, non sogni, non realizzi, non concretizzi. Senza stimoli, si accumulano solo rimpianti, se lo pensi: fallo!”: questo ribadisce lo chef, che non ha mai smesso e mai smetterà di portare avanti e difendere le sue idee!
Di Corato, oltre alla sua famiglia, mancano i prodotti, la Murgia, il mare, la passione per il Bari calcio e anche l’ accoglienza che ad agosto scorso ha sperimentato nel pranzo che ha preparato all’Antico Commercio.
La sua mamma, profondamente orgogliosa di Leonardo, come degli altri due figli, Giuseppe, Carabiniere a Castrocaro e Gianluca, chef in una sala ricevimenti tranese, ribadisce il continuo desiderio del figlio di migliorarsi, nonostante le difficoltà. Ricorda la difficilissima esperienza a Parigi, di cui la madre ha saputo dei disagi solo quando è tornato a Corato, perché egli non si fa abbattere facilmente e conserva la forza, la volontà di resistere che lei stessa le ha trasmesso. Ella, tra l ‘altro, vorrebbe pensasse di più alla salute, dal momento che vive solo di lavoro e casa, e si rifugia in cucina a sperimentare novità anche quando ha voglia di evadere dai problemi. Il suo lavoro è soprattutto passione e la mamma, sapendolo sereno e felice, riesce a tollerare la sua lontananza. Annarita consiglia alla mamme di non gestire troppo la vita dei propri figli, di non essere troppo invadenti né troppo protettive, di renderli autonomi e forti per affrontare la vita anche lontano da casa. Gli atteggiamenti di affetto e attaccamento morboso non rendono indipendenti i figli, non li aiutano a camminare da soli. “ Non bisogna mai fermarsi: bisogna puntare in alto, sempre!”

 

 

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