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Sui redditi non pubblicati, l’assessora più che smentire l’articolo utilizza la supercazzola di “Amici miei”

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Oramai siamo abituati alle esternazioni dell’ iperattiva social assessora ADDARIO. Ultima in ordine di tempo attiene alla questione riguardante la dichiarazione dei redditi non pubblicati dal Sindaco, dal Presidente del Consiglio e da alcuni assessori e  consiglieri.
Come da consuetudine ormai, l’assessora affida le sue repliche rivolte ai nostri articoli sul suo profilo privato Facebook, senza dare la possibilità a chi come noi che non rientra tra i suoi “AMICI” di poter prendere atto delle sue rimostranze e di poter rispondere, nel caso ; sarebbe opportuno da parte sua renderle visibili a tutti , considerato il suo pubblico ruolo istituzionale, perché forse l’assessora dimentica che questo è un servizio doveroso nei confronti dei cittadini.
Leggendo attentamente il post da lei pubblicato, l’assessora asserisce che la mancata pubblicazione della dichiarazione dei redditi è da attribuire ai dipendenti comunali che sono “oberati di lavoro” giustificando la mancata pubblicazione dei dati. Ci chiediamo dunque : come mai per alcuni è già stato pubblicato da un bel po’ di tempo e per altri no? Vorrei ricordare all’assessora che questa giunta sì è insediata due anni fa e quindi: non è stato abbastanza sufficiente il tempo per inserire i dati? Sorvolando sull’affermazione che il giornale “non fa un attacco alla politica ma allo stesso personale del Comune”, tale considerazione la rispediamo al mittente in quanto lungi da noi accusare di negligenza i dipendenti comunali, indirizziamo agli stessi il nostro incondizionato riconoscimento e rispetto.
Altra questione riportata nel suo commento è relativa all’imparzialità del nostro giornale per non aver pubblicato i redditi anche dei consiglieri di minoranza. Ebbene il motivo è semplice e si evince nell’apertura dell’articolo dove si sottolinea che la “TRASPARENZA” era uno dei punti di forza dell’amministrazione e che quindi i coratini si aspettavano quel tanto sospirato “CAMBIAMENTO”, ciò ribadito: che si fa? Si predica bene e si razzola male?
Sulla forma di sostentamento di alcuni assessori visto il loro reddito lo lasciamo giudicare ai nostri cittadini.
Riguardo al fatto di evidenziare che “la mia dichiarazione è a disposizione di tutti” e che sarebbe stato sufficiente fosse pubblicata sul sito del comune alla voce amministrazione trasparente l’assessore sottolinea inoltre “produco reddito idoneo a farmi sentire persona libera da pressioni e condizionamenti di ogni sorta e che la politica rappresenta un servizio che con fatica cerco di portare avanti insieme alla professione, nel rispetto delle mie priorità che restano sempre la mia famiglia, i miei affetti, i miei sogni”, affermazione che, seppur lontana dal senso dell’articolo sopra illustrato, apprendiamo con piacere se si pensa pure associato a quello del suo coniuge che attualmente pare rivesta l’incarico di Direttore dei lavori di piazza Vittorio Emanuele.
Comunque al di là delle arrampicate sugli specchi della su citata assessora , ci auguriamo quanto prima di poter ampiamente documentare sulla testata i risultati del lavoro del suo assessorato . La città le sarà grata. Visto che attualmente molto poco è pervenuto.
Dopo questo doveroso chiarimento, è bene ribadire che l’articolo si attiene alla corretta informazione. A riprova è apprezzabile la nota della Presidente del Consiglio, consona al ruolo istituzionale, pubblicata sul suo profilo in cui, oltretutto, ringrazia la nostra testata per aver fatto emergere questa anomalia.

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2 Commenti

  1. La delibera ANAC n. 241 del 08 marzo 2017, ha specificato che relativamente alla situazione reddituale e patrimoniale (articolo 14, comma 1, lettera f), l’obbligo riguarda solamente gli amministratori dei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti.
    Quindi non si tratta di un prurito di Quarto Potere ma di un obbligo di legge carissima Assessora !

  2. L’articolo 47 comma 1 del D. Lgs. n. 33/2013 prevede l’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 10.000 euro a carico dei componenti degli organi di indirizzo politico responsabili della mancata o incompleta comunicazione delle informazioni e dei dati concernenti la situazione patrimoniale complessiva del titolare dell’incarico al momento dell’assunzione in carica, nonché tutti i compensi cui dà diritto l’assunzione della carica.

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