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Il senso di Corrado per i giovani

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L’Amministrazione De Benedittis ha un punto di debolezza laddove pensava di avere un elemento di forza: il rapporto con i giovani.

Una campagna elettorale azzeccata, una buona dose di faccia tosta nel promettere senza impegnarsi, un linguaggio accattivante a fronte del lessico più elementare degli altri candidati hanno avvicinato a Corrado De Benedittis, sin dalla prima ora in cui la sua candidatura è stata resa nota, una buona parte dei giovani, dei loro gruppi informali e delle loro associazioni, tutti soggetti che – singolarmente o in maniera coordinata – hanno contribuito in modo decisivo al suo successo elettorale. Su questo punto tutti gli osservatori concordano.

I problemi sono venuti dopo in uno scoppiettare che dura da mesi di comunicati stampa, post sui social, prese di posizione in Consiglio Comunale e tanto altro che probabilmente avviene nelle segrete stanze o è registrato nelle chat dei gruppi ristretti che sono il puntello di questa Amministrazione pencolante.

Dovremmo innanzitutto circoscrivere il campo: chi sono i “giovani”?

Le categorie temporali si sono dilatate e cinquant’anni fa avremmo detto che i giovani sono i diciottenni o al massimo i ventenni, oggi possiamo includere tra i giovani anche coloro che hanno superato i trent’anni e si avviano verso i quaranta. Si tratta quindi di oltre diecimila cittadini, per lo più studenti o persone alla ricerca del primo impiego o precari, che hanno visto nel lirismo politico di Corrado una personificazione del sol dell’avvenire.

Cosa è successo di così negativo per troncare un idillio ben avviato?

Una prima osservazione: la Giunta De Benedittis ha un’età media superiore ai cinquant’anni e, se si esclude l’Assessore Felice Addario, comunque costretto suo malgrado a presentarsi ancora accompagnato dal genitore, i boomer la fanno da padrone. Parrà strano, ma la Giunta De Benedittis – paragonata con le Giunte Fiore, Perrone, Bucci e Mazzilli – è certamente quella con l’età media più elevata degli ultimi venti anni e questo in barba alla proclamata centralità dei giovani. In questo contesto si inserisce l’affondamento o l’auto-affondamento della giovane Assessore Federica Buonsante, con delega proprio alle politiche giovanili, che molto probabilmente non è entrata in sintonia con il circo equestre che ruota intorno a De Benedittis.

Una seconda osservazione è data dalla progressiva trasformazione del Forum dei Giovani in una sorta di MinCulPop nonostante le aperture dell’Assessore Luisa Addario: si ha l’impressione anzi che qualcuno o qualcuna disfi di notte la tela che ella cerca di tessere di giorno. Il riscontro è dato da un lato dalla “freddezza” con cui le proposte dell’Assessorato sono accolte dai giovani stessi e dall’altro dalle caratteristiche delle proposte fin ad ora avanzate e realizzate: il cineforum, i cartelloni, i lavori di gruppo… ovvero quanto di meglio o di più avanzato la scuola media italiana degli anni ’70 abbia proposto agli studenti. In altri tempi, considerati “barbari” da alcuni o di cui altri non hanno memoria, si era puntato sulla creatività giovanile, dando spazio alla espressione artistica, o alla mobilità transnazionale o alla creazione di servizi informativi e di orientamento… tempi passati.

In terzo luogo, l’Assessore Luisa Addario ci mette molta buona volontà, ma non è un tecnico del settore: non è un animatore culturale, non è un esperto dei servizi di formazione ed orientamento, non è un educatore… è un avvocato che si occupa di tutt’altro. Il fatto stesso che il Sindaco non sia ricorso ad un professionista di “alto profilo” cui affidare le politiche giovanili denota – a pensar bene – quale considerazione egli abbia della materia; a pensar male invece sembrerebbe che la nomina dell’avvocato Addario, volenterosa ma neofita in materia di politiche giovanili, sia invece funzionale a mantenere in vita un “Assessore ombra” cui è affidato il compito precipuo dell’indottrinamento e della divulgazione del verbo (il MinCulPop di cui sopra).

Da ultimo dobbiamo osservare che, nonostante De Benedittis, alcuni giovani sono pur giunti a sedere in Consiglio Comunale o ad avere un ruolo di primo piano nei partiti di maggioranza. Proprio da costoro e segnatamente da Nadia D’Introno, capogruppo del PD, e Attilio Di Girolamo, segretario del PD, sono giunti in questi mesi le stoccate più decise, al punto da condurre il Di Girolamo ad affermare in uno dei suoi ultimi post sui social che “la politica a Corato quindi si esaurisce a sette persone” oltre a lamentare che gli incontri di coalizione sono occasioni in cui “si prende solo atto di ciò che decidono pochi eletti del “Partito della Giunta” (vedi bilancio e variazioni varie), anziché recepire l’indirizzo politico delle forze in campo”.

Corrado tace. Un colpo al cerchio e uno alla botte, ha messo sotto chiave il movimentismo giovanile predisponendo una contro-narrazione per ogni critica a lui mossa dai Giovani Democratici o da altri facinorosi, ha spaccato il PD e in ogni caso ha cavalli che scalpitano pronti ad entrare in lizza per sostituire chi dà filo da torcere in Consiglio, si appresta a mettere in naftalina Attilio Di Girolamo e probabilmente tesse per addomesticare il congresso cittadino del PD… insomma fa il suo gioco, mantenendo il tono da tribuno della plebe e operando secondo gli schemi collaudati della real politik. Smarrito il senso politico del progetto, il tutto si riduce alla conta dei voti e al potere per il potere o al puntiglio personale. Il gioco così impostato dura o può durare, ma non a lungo.

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