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Corrado, la terra brucia

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È un’estate lunga e calda quella del 2022, a due anni dall’insediamento del Sindaco “rivoluzionario” Corrado De Benedittis. In questi giorni, puntellati da episodi funesti (incendi dolosi, atti vandalici e criminali nei confronti delle imprese agricole…), la cronaca politica ristagna e cede il passo a considerazioni di più largo respiro e di valutazione complessiva: la primavera, il cambiamento, la rivoluzione… a che punto sono?

Noi alla rivoluzione non abbiamo mai creduto; in realtà speravamo solo che il Sindaco De Benedittis riuscisse a fare meglio del Commissario Prefettizio che lo ha preceduto, ma anche questa possibilità è definitivamente tramontata, lasciando il Comune in uno stato confusionale senza uguali al punto che ad oggi non si hanno ancora dati certi e attendibili rispetto alla qualità del bilancio approvato dal Consiglio Comunale e più volte rimaneggiato.
Alle rivoluzioni coratine non abbiamo mai creduto e questo non tanto per la maggiore o minore capacità del “conducator” di turno, prima Renato Bucci ora Corrado De Benedittis, ma più semplicemente perché a Corato difettano i sanculotti interessati ad una rivoluzione effettiva. Nel caso in cui – così come sembra – per “rivoluzione” intendessimo un diverso taglio dato alle manifestazioni culturali, un patrocinio concesso o negato, un concerto in meno e un vernissage in più… ebbene, queste “rivoluzioni” potrebbero essere accordate da tutti i tiranni della storia (da Nerone fino a Pinochet) al popolo che ne fa istanza: che problema c’è?
La rivoluzione per come la vediamo noi dovrebbe essere basata su un cambiamento radicale che riguardi la produzione ed i mezzi di produzione per giungere ad una diversa distribuzione della ricchezza. Su questa strada chi seguirebbe a Corato l’improvvisato capopopolo? Rimarrebbe in brevissimo tempo solo a guardare le bandiere, in quanto a Corato tutti – da coloro che si dicono di Destra estrema a coloro che si professano di estrema Sinistra – ritengono che in realtà uno ed uno solo sia il modo di vivere perfetto: un impiego stabile, una casa di proprietà e una villa appena fuori città – questo è il minimo sindacale per entrare in società. Se poi capita di fare la piccola o grande speculazione immobiliare essa è sempre ben accetta e praticata con profitto da tutti, al punto che la ricchezza dei singoli o delle famiglie non si valuta in base al conto in banca o alle azioni possedute, ma in riferimento al numero degli appartamenti utilizzati per sé o – meglio ancora – fittati a terzi.
Chi farà mai la rivoluzione? Ecco allora che impostata così la differenza tra Destra e Sinistra si riduce ad una differenza di visione sui massimi sistemi a fronte di una prassi locale che è identica in quanto pressoché tutti vogliono e fanno le stesse cose. Il buon Corrado De Benedittis, forse partito con l’idea di cambiare il mondo, si è ben presto reso conto di non poter fare praticamente nulla di significativo, sia perché nel gruppo dei suoi pasdaran difettano molte competenze essenziali sia anche perché ogni foglio che sposta sulla sua scrivania lede gli interessi di un suo grande elettore che pone di conseguenza il veto: un vaso di coccio tra vasi di ferro insomma.
Un programma radicale (di Destra o di Sinistra) a Corato? E quale potrebbe essere mai? Per come siamo avviati Corato è una Città destinata a morire di vecchiaia e di emigrazione in cui tutti gli interessi (da almeno cento anni) ruotano intorno alla lottizzazione dei terreni e all’edificazione di edifici per civile abitazione, occupando e consumando suolo agricolo che viene sottratto alla produzione. Un programma radicale dovrebbe essere basato sull’interruzione di questo circolo vizioso che, se ha prodotto ricchezza nel secolo scorso consumando ingenti quantità di suolo, è comunque destinato a esaurirsi naturalmente, lasciando scheletri di edifici e bicocche abbandonate. È necessario al contrario liberare e preservare la terra per chi la vuole coltivare: “la terra a chi la coltiva”. Il Comune può agire sulla leva fiscale per disincentivare il fenomeno delle seconde case, favorire l’aggregazione della proprietà terriera, promuovere l’utilizzo delle tante unità immobiliari sfitte o usate saltuariamente. L’edilizia dovrebbe configurarsi essenzialmente come “edilizia di sostituzione”, recuperando spazi ed unità immobiliari nelle zone centrali e semicentrali dove interi isolati – dei veri e propri alveari fino agli anni ’60 – sono ora praticamente deserti o abitati da uno o due vecchietti. Le unità immobiliari recuperate e rese fruibili anche con l’intervento diretto del Comune potrebbero essere messe a disposizione di programmi di housing sociale promossi e finanziati con più modalità in modo da dare a tanti giovani la possibilità di mettere su casa, attirandone anche altri dai paesi vicini e dando così più slancio a tutti i negozi di vicinato.
La fiscalità locale e i regolamenti comunali sono gli strumenti con cui l’Amministrazione può governare il territorio, favorendo l’insediamento di giovani coppie, liberando le risorse per la produzione, creando lavoro e benessere senza impattare sull’ambiente… ma a chi interessa?
State tranquilli comunque, tutto quanto sin qui descritto a Corato non accadrà mai: sono divagazioni di mezzo agosto da leggere sotto l’ombrellone. Se la terra brucia diamoci dentro con il condizionatore (per chi può) oppure utilizziamo a manetta il ventaglio comprato, insieme con il parapalla, in occasione dell’ultimo San Cataldo.

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