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Corrado e i Panzoni coratini

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La maschera nostrana del “panzone” fotografa un momento di passaggio della nostra comunità, dal regno borbonico all’unità d’Italia, momento in cui chi fu lesto nel piazzarsi e chi aveva denari a disposizione riuscì a realizzare ingenti guadagni: all’indomani dell’unità infatti e dopo il plebiscito che felicemente annetteva il Sud alla corona d’Italia, furono chiusi numerosi conventi, requisiti gli edifici in uso ai religiosi e messe all’asta i grandi possedimenti della Chiesa. Questa sorte toccò ai conventi ubicati allora presso il Palazzo di Città, la Chiesa di San Domenico, il vecchio Liceo e tanti altri ancora.

Garibaldi aveva fatto intendere che le terre della Chiesa e quelle del demanio sarebbero state divise secondo il censo – un pezzetto per uno – attirandosi le simpatie dei ceti popolari che, in alcuni casi, cercarono di andare per le spicce e prendersi con la forza quanto promesso; la realtà fu differente: chi aveva più soldi ebbe ragione, lasciando con un palmo di naso gli “zappatori”, gli “artisti” e gli aristocratici sprovvisti di conquibus.
Così nacque la maschera del panzone, dell’uomo “che ci aveva saputo fare”, di colui che con il suo palazzo in città e la villa appena fuori dell’abitato divenne modello a Corato del perfetto modo di vivere nei decenni successivi. Agli “zappatori” non rimase altra consolazione che prendersi gioco a carnevale di chi li aveva gabbati, rappresentando i proprietari nella maniera più goffa possibile.
A ben vedere in tutti i momenti di passaggio la terra, il suo possesso e la sua valorizzazione in roba, hanno sempre costituito uno snodo decisivo a Corato, rappresentando prima – con l’avvento del fascismo – il valore da tutelare a fronte del quale bisognava dare mano libera alle squadre che tenevano in riga i braccianti e poi – con l’avvento della Repubblica – il bene su cui edificare decuplicandone la rendita. L’edilizia e il suo indotto hanno rappresentato la spina dorsale del blocco politico ed economico che ha governato Corato per 70 anni, blocco che ha avuto il suo periodo di maggior splendore durante l’epopea dei “sindaci – geometri”, ma le cui propaggini sono giunte sino a noi.
Così oggi siamo di fronte ad un nuovo momento di passaggio, con un Sindaco che parla confusamente di rivoluzione ma che non ha affatto messo a fuoco i presupposti e i temi del reale cambiamento. Oggi come allora e come accaduto in tutti i momenti topici si assiste a ribaltoni (da destra a sinistra e da sinistra al centro), comportamenti non lineari (“mi dimetto ma non mi dimetto”), alleanze fatte e disfatte nel volgere di poche ore. Su tutto questo aleggia poi il chiacchiericcio che parla di lottizzazioni in procinto di essere avviate su terreni di privati (la terra!), di posti e di incarichi presso il Comune già assegnati o per i quali concorrono gli stessi Consiglieri di maggioranza e persone dell’entourage del Sindaco, di irregolarità nella adozione degli atti amministrativi. Nulla che abbia a che fare con la rivoluzione e il cambiamento promessi, cambiamento del quale si vede traccia unicamente nelle sterili litanie delle marce, delle adunate per la pace e per i diritti, delle bandiere che si afflosciano sotto la calura che ha frenato ben altri venti di innovazione.
Si aggiunga a tutto questo un’altra considerazione. Il Sindaco, alcuni Assessori, alcuni Consiglieri di maggioranza e più di un candidato nei Partiti di Centrosinistra sono della costola di Adamo, provengono proprio cioè da quella aristocrazia terriera che si è rafforzata durante l’unità d’Italia, ha attraversato indenne il fascismo e in epoca repubblicana si è acconciata all’impiego nel settore pubblico. Per una strana ironia del destino i nomi degli ottimati sono gli stessi di cento anni fa e gli stessi sembrano anche i modi, sia pur sotto la patina apparente ed effimera del peace and love: uno star sopra di sé mantenendo il distacco, il ritenersi superiori a molti e pari a chiunque, il ragionare in termini di famiglia e di interessi che un tempo si chiamavano “di sangue”, degenerando poi in quello che la voce pubblica indica come “il cerchio magico”.
A ben vedere però gli interessi dei “nuovi panzoni”, oltre alla terra di cui costantemente si parla, sembrano allargarsi anche alla sfera dell’immateriale, toccando ad esempio il mondo dell’informazione. Infatti, il Sindaco appena eletto ha nominato un ufficio di gabinetto composto da tre unità (nessuno aveva mai osato tanto), scegliendole fra i candidati delle sue liste e attribuendo loro il compito di addetti stampa; successivamente ha promesso e deliberato (ma ancora non elargito) un contributo a tutti i media locali, cercando così di stabilire un reciproco patto di non belligeranza. In tutto questo continua ad operare una fitta rete di relazioni parentali che consente al Sindaco di avere canali privilegiati come anche di poter affrontare tutti i temi nelle televisioni locali senza alcun contraddittorio e senza che neanche i Partiti della sua coalizione possano metterci il becco: in sostanza si compone una nuova piramide con il Sindaco che parla, il “cerchio magico” come corpo intermedio e facilitatore e la cittadinanza che ascolta.
Chi – cittadino o mezzo di informazione – è fuori dal cerchio e manifesta un pensiero non allineato deve essere messo a tacere. Le armi sono molteplici: il discredito che viene sparso senza ritegno, il termine di qualsiasi possibile relazione ovvero una sorta di ostracismo senza appello e – soprattutto – la chiusura del dialogo e l’assenza di interlocuzione. In pratica, qualsiasi velata critica, anche fondata su basi oggettive, viene ignorata mentre l’interlocutore non viene riconosciuto e non riceve alcuna risposta, ottenendo in cambio la patente di “provocatore”. Dove si va per questa strada?
I “nuovi panzoni” hanno la sicumera che ha accompagnato i loro avi, credendo di attraversare coperti di ferro e in sella ad un destriero una marmaglia pedestre vestita di stracci; avranno ragione di tutto e tutti anche in questa occasione? Garibaldi quando si accorse di essere stato gabbato dai panzoni di allora si ritirò in volontario esilio a Caprera, sapremo fare tesoro di quella esperienza?

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1 commento

  1. Xomplimenti! Sintesi perfetta della situazione attuale della nostra Corato, simile a quella nazionale dove comandano sempre i soliti sinistri con la collaborazione di un esercito di fannulloni pescati dalle rete calata da un giullare! Riusxiranno i nostri compaesani a reagire a questo declino? Io spero di si ma….molti sono i dubbi che mi assalgono!

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