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Franco Cannillo, una storia di sudore, fatica, valori – Intervista a Vincenzo Rutigliano il giornalista che ha ricostruito i 50 anni della sua storia imprenditoriale

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Franco Cannillo, una storia di sudore, fatica, valori

Intervista a Vincenzo Rutigliano, giornalista de Il Sole24 Ore, che ha ricostruito i 50 anni del gruppo fondato nel 1969 da Franco Cannillo

a cura di Grazia Petta

“Corato 1969. Inizia il viaggio negli affari di due fratelli, Sergio e Franco Cannillo, appena diciassettenne. I fratelli Cannillo iniziano diversificando l’attività paterna e passano dal commercio di mandorle, vino e olio, all’ingrosso di prodotti per la casa e la persona, detersivi e profumi“.

Inizia così, con la descrizione di questa sorta di dies natalis, la storia imprenditoriale di Franco Cannillo, una storia di storie, come è stata intitolata la pubblicazione realizzata dal giornalista de Il Sole 24 Ore, Vincenzo Rutigliano, e dedicata al cinquantenario. La pubblicazione è tutto questo: dalla prima tappa in via Ruvo, 21, sino al quartier generale di via San Magno dove si gestisce, tuttora, ogni giorno, un gruppo che oggi ha interessi nella Grande Distribuzione Organizzata con il canale retail con le insegne Despar, Eurospar e Interspar, ed il canale cash&carry con Altasfera; che opera anche nella industria con Cerealitalia ID spa; nel real estate e nella logistica. E’ un gruppo composito che continua a crescere a ritmi sostenuti: dopo la fusione nel 2012 con Ipa Sud e l’acquisizione, nel 2014, di Gam, la Cannillo srl, holding capogruppo, ha infatti concluso in queste settimane, attraverso Maiora, la srl che gestisce il ramo Gdo, un accordo per la gestione anche di due importanti cash&carry del gruppo leccese Montinari.

Ne parliamo con l’autore del libro.

Che storia è quella di Franco Cannillo?

La pubblicazione racconta le tappe della crescita del gruppo Cannillo. Racconta l’aria “elettrica” che si respirava a partire dal 1969, anno di nascita dell’azienda, nella Italia di allora in pieno boom economico. Racconta il Pil che cresce, la nascita dell’ingrosso di prodotti per la casa e per la persona che fa i primi passi in via Ruvo, 21, la società con i fratelli Sergio e Aldo, gli studi universitari di Franco poi lasciati per l’impegno pieno nell’azienda, lo sbarco in via San Magno, nel 1975, per realizzarvi quello che sarebbe diventato il quartier generale, poi la decisione di andare avanti da solo, il primo punto vendita a Corato da 100 metri quadrati, nel 1983,  con insegna giallo rossa  “La spesa”, e ancora, quasi 20 anni dopo, nel 1994, il primo supermercato Le Mark, ora Interspar, e nel 1995 la nascita del Pavillon Centro Shopping con all’interno negozi, gallerie, parcheggi e aree verdi.

Vi è anche lo sbarco nella industria?

Sì nel 1998, con MrKanny per la produzione di cereali per la prima colazione che 20 anni dopo, con l’acquisizione di Dolci Preziosi, si allargherà fino a 40 milioni di euro di fatturato ed una proiezione a 50 entro i prossimi anni.

Quando il gruppo ha il suo salto dimensionale vero e proprio?

Nel 2012, con la fusione di Cannillo con la Ipa Sud, storica azienda barlettana della distribuzione organizzata della famiglia Peschechera di Barletta. Nasce allora Maiora con un fatturato di circa 300 milioni. E’ un fatto senza precedenti: “una case history da università“-come la definisce nel libro Franco Cannillo, perché mai nella Gdo due gruppi si erano fusi con tanta lungimiranza e visione di prospettiva, rinunciando così a rimanere autonomi, ma piccoli. Oggi Maiora vuol dire un fatturato di 589 milioni di euro con Ebitda salito a 20,5, ben 519 punti vendita, diretti ed in franchising, sparsi in 6 regioni (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia e Calabria), 2.200 dipendenti, 1.200 fornitori.

Il ruolo della famiglia?

Vi è sicuramente una donna forte e riflessiva, la moglie Nicolangela, che Cannillo descrive così: “Tra noi due il vero imprenditore è lei“. Poi vi sono la figlia Ileana, inserita da tempo nell’organigramma aziendale, e dal 2003 vi è Pippo, laurea alla Bocconi, e che oggi, 40enne, guida Maiora ed è presidente di Despar Servizi, centrale di acquisti, e che vede per il gruppo, nella Gdo, altri margini di crescita. Vi è anche Grazia de Gennaro, moglie di Pippo, responsabile dell’ufficio stampa e comunicazione e protagonista di un’attenzione alle strategie comunicative (social media, stampa, tv,etc.) costante e coerente con i valori del gruppo. 

Quindi che storia è?

Quella che ho ricostruito in oltre 100 pagine è una storia di persone, di sudore, di valori. E’ una storia italiana che è anche il ritratto della società italiana cresciuta dal 1970 in poi, è la storia di una impresa che è stata dentro la rivoluzione permanente della società e del consumatore avvenuta negli ultimi 5 decenni ed esservi stato dentro, e avervi contribuito dal profondo Sud, è stato il merito di Franco Cannillo. Uomo di grande fiuto, grande intuito, voglia di fare, partito dal primo anello della catena del valore, cioè dalla famiglia-azienda. Insomma è una storia caparbia. Da leggere.

Franco Cannillo in due parole?

Con i suoi dipendenti è sempre il signor Franco, sornione, molto silenzioso, riflessivo, di grande intelligenza analitica ed operativa, sveltissimo con i numeri e occhio lungo, molto lungo e ambizioso; è partito da zero- letteralmente zero – e 50 anni dopo non scherza quando dice che il suo gruppo, entro il 2022, punterà al miliardo di euro di giro di affari.

 

La storia dei 50 anni del gruppo Cannillo è anche la storia di una somma di storie, fatte di incontri, tutti a loro modo decisivi. Il libro si conclude proprio con 4 ritratti che altrettanti imprenditori hanno fatto di Franco Cannillo. Chi sono e cosa ti hanno raccontato? 

Giorgio Santambrogio, Amministratore Delegato di VèGè e Presidente di ADM-Associazione Distribuzione Moderna Negoziatore instancabile: un duro, meglio averlo al fianco che di fronte“.

Quando l’ha conosciuto? 

“Venti anni fa, all’epoca del suo ingresso in VèGè. Poi a dicembre 2011 l’uscita da Interdis”.

Ricordi? 

“Ricordo un’intera giornata passata a trattare, a Corato, con i fornitori. Finita la trattativa alle 9 di sera mi confessa che era la persona più felice del mondo perché gli piaceva negoziare”. Lo aveva fatto per 12 ore di seguito. “E’ un commerciale puro nel sangue, molto duro, anche molto scaltro, ma coerente. Severo con se stesso e gli altri, averlo dall’altra parte è complicato, meglio averlo al fianco che di fronte!“.

E poi Pippo, che dal 2015 è Presidente di Despar Servizi, partner di PAM Panorama, gruppo VèGè e Ingross Levante in AICUBE, “Lui è ancora più sintonizzato su ciò che oggi viene chiesto alle imprese e le insegne, e cioè azioni sostenibili e visione più aperta sull’etica del servizio”. Pippo ha “affinato l’arte della negoziazione del padre, è più manageriale”.

 

Gianni Cavalieri, 64 anni, Vice Presidente di Despar Sud e Presidente di Ergon scarl di Ragusa

Cannillo?

Determinato, visionario, con aggravamento della genialità“.

In Gigad entrarono in 3 in tempi diversi, dagli anni 80 in poi: prima Cannillo, dopo Gianni Cavalieri, siciliano di Ragusa, e infine Maurizio Pozzoli, di Busto Arsizio.

De Stefano, quello dei dolci, che aveva rilevato il marchio Bauli, è stato il nostro mentore e volle il nostro ingresso nel consiglio di amministrazione di Gigad“. Da lì è nato un sodalizio anche umano dei tre giovani imprenditori. In particolare tra Cannillo e Cavalieri. “Da allora tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto insieme, anche in Despar, e quindi collaboriamo da oltre 30 anni”. A cavallo tra gli anni ’80 e ’90, Cavalieri mette un sottile distinguo: “Il Cannillo che ho conosciuto io negli anni ’80 era determinato, visionario, con aggravamento della genialità. Negli anni 90 sicuramente determinato, ma più riflessivo, e sempre visionario“.

Perché visionario?

C’è un aneddoto illuminante. Noi bottegai, chiamati impropriamente imprenditori, ma in verità commercianti, ci ritroviamo, negli anni’ 90, su un Falcon in volo da Milano ad Amsterdam, ospiti di Ferrero“. Durante il viaggio, Cannillo ci dice: “Se riuscissimo a fare un’unica azienda per tutta l’Italia avremmo risolto il problema della frammentazione e della moltiplicazione dei costi, e poi andremo in Borsa. Ecco il visionario!”. Negli anni 2000, insieme ad Augusto Lombardi di Ischia, oggi 69enne, “ci è venuto lo schiribizzo della aggregazione”. Ma più visionario di noi è stato lui con l’operazione con Peschechera e a seguire l’altra con Despar“.

C’è una metafora per descrivervi?

Eravamo una squadra di rugby con lui punta di sfondamento e, come in tutte le squadre di rugby, serviva un rifinitore, e quello ero io, che mi considero zio putativo di Pippo. Siamo sempre insieme, avendo avuto avuto sempre visioni comuni per lo sviluppo delle aziende. Il nostro è un sodalizio culturale tra persone più che tra imprenditori, con una visione comune, e lui nella squadra non potrebbe che essere un leader“.

Nicola Peschechera, Consigliere di amministrazione di Maiora. “Sa cosa chiedere

Il primo incontro, vero, diretto, a due, è del 2012, nelle fasi che precedono la nascita di Maiora. Prima del 2012 il ricordo di Nicola Peschechera – 84 anni, consigliere di amministrazione di Maiora e fondatore di IpaSud, la srl che poi si sarebbe fusa con Cannillo – è legato solo ad una riunione. Vi partecipano entrambi ed è una riunione in A&O: si lavora, con altri, alla nascita di una piattaforma di ortofrutta. Buona idea ma senza futuro:”Volevano guidarla tutti e non se ne fece più nulla!“.Molti anni dopo la IpaSud  verrà posta davanti ad un bivio: “Un professore della Bocconi  analizza l’azienda  e conclude che o cresceva con una fusione o si vendeva. Poi l’incontro tra i nostri figli, un primo avvicinamento, la fusione“. Oggi? Oggi i miei figli sono impegnati in ruoli di responsabilità: Luigi alla Direzione Acquisti, Giuseppe a Edp e logistica, Marco a Controllo di gestione e Finanza. Si vedono tutti i giorni con Cannillo, Marco è il più vicino“.

Il carattere?

Impulsivo, sa cosa chiedere, ha una mente eccezionale, negli affari è lucido e mi auguro che possa gestire il gruppo con il figlio e la figlia anche per i prossimi 100 anni“.

Nel tempo emergono molti elementi in comune: il primo passo con un ingrosso commerciale (pasta, farina e legumi per la famiglia Peshechera di Barletta, detersivi e prodotti per la persona per Cannillo); tutti e due nati per non pagare le tasse (Peschechera settimo di 10 di figli, Cannillo settimo di sette); tutti e due costretti a crescere subito (a 28 anni Peschechera “quando morì mio padre“, Cannillo già a partire dai 17 “per aiutare Sergio“). Entrambi hanno fondato l’azienda da cui è partito tutto, tutti e due venuti dal basso.  “Mio padre iniziò nel 1931 con un ingrosso“-ricorda Peschechera. “Nel 39 venne richiamato alle armi, lo stesso anno nasceva il quinto figlio e le tasse si pagavano a metà, mentre con 7 figli non si pagavano proprio.  Nel 1947 ha ripreso il lavoro di ingrosso di pasta, farina, legumi, era rappresentante del pastificio Tamma, della Riccardi di Milano. Dopo la sua morte, nel 1964, a 29 anni, presi l’azienda in mano.Nel 1966 costruii in via Regina Margherita uno stabile con magazzino e 10 appartamenti per i 10 fratelli”. Poi l’ingresso in Despar nel 1973, la crescita, l’inserimento dei 3 figli in IPA Sud, le trattative con Cannillo, la nascita di Maiora: “Sono più contento ora perchè i miei figli, tutti e 3 laureati, due alla Bocconi e uno alla Cattolica, hanno tutti il loro ruolo”.

Riccardo Casalegno, torinese, ingegnere: Guardava lontano, avanti, più lontano del suo deposito, della sua Corato. Un piemontese in Puglia

L’incontro con Casalegno – 71 anni, ingegnere-consulente che ha progettato la Gdo in Puglia e sviluppato gli insediamenti Coop nella regione – è un incontro vecchio di 36 anni. “L’ho conosciuto nel 1982 quando lui era un piccolo imprenditore. Cannillo aderiva a Gigad di cui ero consulente ed ogni tanto mi segnalavano associati che avevano bisogno di consulenza“. Casalegno “scende” a Corato, “vede” l’azienda, partecipa a riunioni ed incontri e Cannillo gli chiede di “farla diventare più adeguata al mercato“. Il primo suggerimento è stato di “completare l’assortimento, fare anche il food. E così ha cominciato a comprare, stoccare e vendere nei piccoli negozi“.

Carattere, personalità?

Attento ai contenuti, intelligente, capace di realizzare le cose, una dote particolare per chi viveva nel Sud. Non aveva una tradizione aziendale, una storia, ma è sempre stato attento ai mercati, alla innovazione, e pian pianino ha dimostrato di saperci fare.  Alle riunioni in Gigad prima era zitto e poi parlava, ascoltava, vedeva e realizzava, forte, operativo, concentrato in un mercato non semplice. Si è ritagliato i suoi spazi, insomma, “un piemontese in Puglia“.

In altri termini un percorso parallelo tra personalità e azienda?

Sì mentre costruiva l’azienda ha costruito se stesso come persona e viceversa. Si è attorniato di giovani che ha fatto formare – io feci dei corsi-, tutti entusiasti e mirati ad apprendere. “E guardava lontano, avanti, più lontano del suo deposito, della sua Corato.

L’arrivo della Gdo in Puglia?

Ho seguito lo sviluppo della Coop in Puglia nel 93-94 con gli ipermercati. Gli costruivo grandi bestioni vicino alla sua rete di vendita e lui ha sempre valutato le opportunità e si è adeguato. Ha capito che “doveva cercare politiche di nicchia o seminicchia e collocare prodotti in zone dove il gigante non c’era, verso l’interno, sulla direttrice della SS96 verso ovest e nord, cioè in un raggio di attrazione più lontano dal gigante, con punti vendita di dimensione modesta e ha trovato così i suoi equilibri di mercato“.

Meriti di questa generazione di imprenditori della Gdo?

Imprenditori come lui ce ne sono 3-4, forse poco consapevoli di aver fatto un pezzo di storia della Distribuzione Moderna, che hanno educato i consumatori a comprare nei supermercati. Hanno costruito la storia dei supermercati e della DM in Italia. Sono tutte aziende stabili e scattanti ed invece di fare come i francesi, venuti e andati via, ora devono misurarsi con la tecnologia, con l’e-commerce che porrà problemi per i prossimi 10 anni. “Un mondo feroce quello della Gdo in Puglia. Ora tutti devono stare attenti a non farsi buttare all’aria“.

 

Autore:

Vincenzo Rutigliano

Giornalista professionista; laureato in giurisprudenza all’università degli Studi di Bari “Aldo Moro” giornalista economico, collabora dal 1994 con “Il Sole 24 O”re” dalla Puglia; dal 1997 con “Agrisole-Il Sole 24 Ore” e dal 1999 con “Radio24-Il Sole 24 Ore”.

Tiene laboratori sul giornalismo economico e finanziario in corsi universitari.

Interviene a convegni e seminari come relatore e moderatore

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