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Processo Nardi e altri verso la conclusione: chiesti 15 anni e 3 mesi per Michele Nardi

Conclusa ieri la requisitoria davanti alla Corte di Appello di Potenza. Il processo tornerà in aula il 19 novembre 2026 per le discussioni delle parti civili

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Si avvia verso la conclusione il processo d’appello in corso davanti alla Corte di Appello di Potenza. Ieri il Sostituto Procuratore Generale ha formulato le richieste definitive: 15 anni e 3 mesi per l’ex giudice Michele Nardi, 8 anni e 7 mesi per Di Chiaro e 7 anni e 4 mesi per Simona Cuomo.

Nel corso dell’udienza celebrata ieri, il Sostituto Procuratore Generale ha concluso la propria requisitoria, soffermandosi anche sulle richieste di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale formulate dalle difese degli imputati.

Il rappresentante della Procura Generale ha chiesto il rigetto delle istanze di rinnovazione dell’istruttoria e, successivamente, ha formulato le richieste definitive relative alle singole posizioni.

Per l’ex giudice Michele Nardi è stata chiesta la condanna alla pena di 15 anni e 3 mesi di reclusione.

Per l’ex sovrintendente del Commissariato di Corato, Di Chiaro, la richiesta è di una pena finale di 8 anni e 7 mesi di reclusione, mentre per l’avvocata Simona Cuomo il Sostituto Procuratore Generale ha chiesto la pena finale di 7 anni e 4 mesi di reclusione.

Per gli imputati Patruno e Zagaria è stata invece chiesta la conferma della sentenza.

Al termine dell’udienza, il processo è stato rinviato al 19 novembre 2026, quando è prevista la discussione dei difensori delle parti civili costituite.

Sono attesi gli interventi degli avvocati Lafasciano, Laforgia, Mariani, Mascoli, Modesti, Moreno e Dello Russo. L’Avvocato dello Stato, invece, ha già depositato ieri le proprie conclusioni.

Il procedimento proseguirà quindi con le discussioni delle parti civili, prima delle successive fasi che condurranno alla decisione della Corte di Appello di Potenza.

Per tutti gli imputati resta ferma la presunzione di innocenza fino a quando non intervenga una sentenza definitiva, passata in giudicato, in relazione ai fatti di reato contestati.

Le richieste formulate dal Sostituto Procuratore Generale rappresentano le conclusioni dell’accusa nel giudizio d’appello e non costituiscono una pronuncia della Corte. Sarà infatti la Corte di Appello di Potenza a decidere sulle singole posizioni al termine del procedimento.