Transenne installate a ridosso dell’orario previsto e difficoltà nella gestione del pubblico. Dopo due giornate di festa partecipate e ben riuscite, la novità dei fuochi in pieno centro si è trasformata nella prima vera scivolata organizzativa.
La Festa di San Cataldo a Corato aveva superato i primi due giorni con un riscontro che sembrava restituire l’immagine di una città coinvolta, presente e pronta a vivere i festeggiamenti del Santo Patrono. Poi è arrivato l’appuntamento con quella che era stata annunciata come una delle principali novità dell’edizione 2026: lo spettacolo pirotecnico in piazza Cesare Battisti, non più nell’area tradizionalmente utilizzata nei pressi della stazione.
Una novità pensata per portare i fuochi d’artificio nel cuore della città e accompagnata anche dall’annuncio di uno spettacolo pirotecnico a basso impatto sonoro e ambientale.
Ma, almeno sotto il profilo organizzativo, la serata di ieri ha mostrato più di qualche difficoltà.
Lo spettacolo era previsto per le 00.30. La piazza, nel frattempo, si era già riempita di cittadini arrivati proprio in vista dei fuochi, molti dei quali avevano occupato gli spazi disponibili cercando una posizione dalla quale poter assistere allo spettacolo.
Soltanto quando mancavano pochi minuti all’orario annunciato per l’accensione sono iniziate le operazioni di sgombero dell’area interessata dallo spettacolo e di arretramento del pubblico oltre le transenne.
È stato questo il momento in cui sono emerse le maggiori difficoltà.
Forze dell’ordine e addetti hanno dovuto gestire una piazza già gremita, invitando le persone a spostarsi e cercando contemporaneamente di delimitare l’area necessaria per garantire le condizioni di sicurezza. Un’operazione tutt’altro che semplice, soprattutto per alcune persone con disabilità presenti e per le famiglie con carrozzine e passeggini, per le quali spostarsi improvvisamente in una piazza affollata si è rivelato particolarmente difficoltoso.
Ne sono nate lamentele, discussioni e momenti di tensione.
E, soprattutto, è iniziato il ritardo.
L’orario delle 00.30 è passato senza che lo spettacolo cominciasse. I minuti trascorrevano mentre le operazioni di sistemazione e messa in sicurezza proseguivano. Il ritardo ha inevitabilmente iniziato a spazientire una parte del pubblico e sono arrivate le prime contestazioni.
Poi i fischi.
Una protesta che si è ripetuta mentre cresceva l’impazienza tra le persone ancora in attesa.
Alla fine, dopo quasi quaranta minuti rispetto all’orario annunciato, lo spettacolo è potuto iniziare.
Ed è proprio qui che si arriva al punto.
Perché il problema della serata non sembra essere soltanto il ritardo in sé. Il ritardo è stato piuttosto la conseguenza più evidente di una questione che riguarda la gestione complessiva dell’evento.
Spostare i fuochi nel cuore della città rappresentava una novità significativa. Ma una nuova location comporta anche nuove esigenze: spazi di sicurezza, gestione dei flussi, accessibilità, collocazione delle transenne e soprattutto una pianificazione che consenta di preparare l’area con sufficiente anticipo, senza trovarsi a dover chiedere al pubblico di arretrare quando l’orario dello spettacolo è ormai imminente.
Ed è proprio su questo punto che la novità sembra essere scivolata.
La domanda, allora, diventa inevitabile: piazza Cesare Battisti è davvero il luogo più adatto per ospitare uno spettacolo pirotecnico?
Non è una domanda che riguarda soltanto la visibilità dei fuochi o la loro capacità di creare spettacolo nel cuore della città.
Riguarda soprattutto la gestione di una piazza che, in occasione della festa, può raccogliere centinaia di persone e che deve contemporaneamente garantire sicurezza, accessibilità e possibilità di movimento.
La collocazione centrale può certamente avere dei vantaggi. Porta lo spettacolo dentro la festa, lo rende immediatamente percepibile e contribuisce a creare un momento collettivo nel cuore della città.
Ma proprio questa scelta impone probabilmente una macchina organizzativa ancora più precisa.
Perché, quando si decide di utilizzare una piazza centrale e affollata per uno spettacolo pirotecnico, la gestione degli spazi di sicurezza non può diventare una questione da affrontare soltanto a ridosso dell’orario previsto. La posizione delle transenne e l’arretramento del pubblico dovrebbero essere elementi già chiaramente organizzati e comunicati per tempo.
E forse proprio questo è l’aspetto che si sarebbe potuto prevedere.
La questione assume ancora maggiore rilievo se si considera che lo spettacolo era stato presentato come una delle grandi novità della Festa di San Cataldo 2026. Non soltanto per il nuovo posizionamento in piazza Cesare Battisti, ma anche per la scelta di uno spettacolo presentato come a basso impatto sonoro e ambientale. (Ma quanto “low sound” è stato davvero? Sul tema avevamo già sollevato alcuni interrogativi a pochi giorni dallo spettacolo).
L’attenzione si era concentrata molto sulla novità dei fuochi e sul loro minore impatto dichiarato. Meno, forse, sulla complessità della loro gestione in uno spazio urbano così centrale e affollato.
E così, alla fine, una serata che avrebbe dovuto rappresentare uno dei momenti più attesi della festa rischia di essere ricordata soprattutto per i minuti di ritardo, le transenne, le difficoltà nel far arretrare il pubblico e i fischi di chi non ne poteva più di aspettare.
Questo non significa mettere in discussione l’intera Festa di San Cataldo. Anzi.
Proprio perché i primi due giorni hanno mostrato una buona partecipazione e un significativo coinvolgimento della cittadinanza, quello di ieri appare più come uno scivolone che come una bocciatura complessiva.
Ma ogni novità, soprattutto quando modifica una consuetudine consolidata, dovrebbe essere anche un’occasione per capire cosa funziona e cosa invece va corretto.
E la serata di ieri lascia proprio questo interrogativo: se piazza Cesare Battisti dovrà diventare anche in futuro lo scenario dei fuochi di San Cataldo, sarà necessario interrogarsi non soltanto sulla qualità dello spettacolo, ma sull’intero sistema organizzativo che lo precede.
A cominciare da una domanda semplice, ma tutt’altro che banale:
la centralissima piazza Cesare Battisti è stata davvero pensata e organizzata come il luogo più adatto per questo tipo di spettacolo, oppure la novità ha bisogno di essere ripensata prima di diventare una nuova consuetudine?
I fuochi, ieri sera, alla fine sono arrivati.
Ma i fischi del pubblico hanno lasciato un interrogativo che forse vale la pena non ignorare.















































