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Asili nido, la maggioranza boccia la mozione. Direzione Corato: «Le famiglie restano senza risposta»

La proposta, illustrata dalla consigliera Giulia Tandoi, chiedeva di verificare le domande rimaste senza copertura e valutare l’utilizzo delle risorse residue. Il fabbisogno stimato è di circa 220 mila euro

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Nel Consiglio comunale celebrato ieri, tra i punti all’ordine del giorno, è stata discussa la mozione “Servizi di micronido, nido e sezione primavera: misure di sostegno”, sottoscritta dai gruppi consiliari Direzione Corato, Fratelli d’Italia, Nuova Umanità e Zona Comune e illustrata in aula dalla consigliera Giulia Tandoi.

La mozione, già presentata nei giorni scorsi dai gruppi di minoranza, chiedeva all’Amministrazione comunale di verificare la situazione delle domande ammesse ai Buoni educativi regionali 0-3 anni ma rimaste prive di copertura e di valutare, nella misura consentita, l’utilizzo delle risorse residue destinate ai servizi per la prima infanzia, con l’obiettivo di dare una risposta concreta alle famiglie coratine interessate.

La mozione è stata bocciata dalla maggioranza. Di seguito le considerazioni diffuse da Direzione Corato:

«Abbiamo chiesto all’Amministrazione Comunale di verificare le domande ammesse ma rimaste senza copertura del Buono educativo regionale e di valutare, nella misura consentita, un intervento concreto a sostegno delle famiglie.

La risposta è stata NO.

La maggioranza sostiene che le risorse vadano conservate per i nuovi asili comunali. Noi chiedevamo di affrontare un problema che le famiglie vivono OGGI, senza compromettere la programmazione del futuro.

E c’è una contraddizione che non possiamo ignorare: per sostenere le famiglie si invoca prudenza; per destinare 150 mila euro a tre eventi estivi, la prudenza è venuta meno.

Sono scelte politiche. E le scelte raccontano le priorità.

Ora l’Amministrazione deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte: dica alle famiglie quando arriveranno le risposte, quali risorse intende mettere in campo e con quali tempi.

Perché sulle famiglie non si può continuare a prendere tempo: meno annunci, più decisioni».