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All’Oriani-Tandoi, studenti a lezione di legalità da don Riccardo Agresti e Giannicola Sinisi, magistrato

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Nell’ambito della Settimana della Cultura, emozionante testimonianza di un detenuto impegnato nel progetto “Senza Sbarre”
Una giornata speciale quella di ieri, giovedì 25 marzo. Unica. Vibrante d’emozioni. Con la controprova decisiva delle lacrime, che alcuni ragazzi hanno provato a forbire furtivamente col dorso della mano, alla fine dell’incontro. E la scuola si fa vita vissuta, quella più vera, che ti entra dentro l’anima come una tempesta di tormento e meraviglia.
Tutto questo e molto di più è stato l’evento dal titolo “Non c’è libertà senza legalità”, che si è tenuto, ieri mattina, nell’Agorà Tarantini del Liceo Classico, nell’ambito della Settimana della Cultura dell’I.I.S.S. “Oriani-Tandoi”, sede dell’Ambasciata della Legalità “Raggi di L.U.C.E.”, un cartellone ricco di appuntamenti formativi e accattivanti.
Dopo l’introduzione puntuale e minuziosa del professor Giuseppe Scardigno, il magistrato Giannicola Sinisi, con agile perizia, ha fatto una storica carrellata delle leggi riguardanti il codice penale italiano, rimarcando come “il fine ultimo deve essere la rieducazione e il reinserimento nella società di chi ha compiuto un reato”. Poi, don Riccardo Agresti ha raccontato la sua parabola spirituale ed esistenziale, prendendo le mosse dalla sua vocazione, che fu più forte della passione per il pallone, fino alla realizzazione della comunità “Amici di San Vittore”, masseria in terra murgiana pervasa da un profumo di umano riscatto grazie al progetto “Senza Sbarre” della diocesi di Andria. “Perché non c’è libertà senza legalità, solo nel rispetto delle regole condivise si invera una persona”, ha sottolineato. Da qualche anno, per di più, è attiva una società cooperativa sociale denominata “A mano libera”, che impiega gli ospiti nella produzione di pasta fresca e taralli.
Tutte le risposte ai bisogni degli utenti sono coordinate da una équipe socio- educativa e integrate fra tutti gli operatori, sia del Ministero della giustizia che degli enti locali. I detenuti curano i campi e gli animali, manutengono le strutture, trasformano i prodotti agricoli e li vendono, si curano del verde e del giardino della chiesa, ma anche delle zone pubbliche nei dintorni di Castel Del Monte. Partecipano agli eventi, alla formazione, alla celebrazione eucaristica e alla preghiera comunitaria.
Semiresidenziali, semiliberi, affidati, messi alla prova, in permesso premio, nelle diverse forme di libertà condizionale o vigilata, liberi in sospensione della pena in attesa della decisione del tribunale di sorveglianza: qui si attuano tutte le misure alternative al carcere.
Storie da raccontare. Proprio come quella di Vincenzo, ergastolano, nonno 70enne, 50 anni dietro le sbarre, mezzo secolo senza cielo: “Ragazzi, non fate errori, perché tutto si paga. Io da piccolo non avevo avuto amore. E, forse, sono andato avanti perché quando mi fu detto che avrei scontato la pena più pesante che ci sia e lo dissi a mia moglie, lei mi promise che non mi avrebbe abbandonato”, ed ha tremato la sua voce, proprio come il cuore dei ragazzi, che hanno ascoltato rapiti tutti gli interventi.
“Io non ho un sogno, ho una certezza: che voi, cari studenti, un giorno diventerete sentinelle della legalità”, è stata la commossa esortazione della dirigente, la prof.ssa Angela Adduci, a conclusione dello splendido incontro.

 

 

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