Home Coronavirus Coronavirus – Michele Lombardi, andriese a Londra: “Qui, all’inizio hanno ignorato tutto”...

Coronavirus – Michele Lombardi, andriese a Londra: “Qui, all’inizio hanno ignorato tutto” FOTO

0

Dall’immunità di gregge di Boris Johnson al futuro incerto ma di speranza

 

Michele Lombardi è un quarantenne di origine andriese che vive a Londra da ormai 20 anni. La sua vita, costellata di esperienze prestigiose nell’ambito della ristorazione, gli ha consentito di diventare un Executive Chef di un ristorante situato a Notting Hill, il distretto residenziale londinese reso celebre dal film con protagonisti Julia Roberts e Hugh Grant.

A lui abbiamo chiesto di rivelarci la situazione attuale in UK e le sue riflessioni in merito al divario che si è creato, soprattutto nella fase primordiale in cui è scoppiata la pandemia del Covid19, tra il suo paese natio e quello di adozione.

Inizialmente il premier Boris Johnson ha minimizzato la pandemia e un suo consigliere ha parlato di “immunità di gregge”. Tu come hai recepito quelle dichiarazioni da londinese d’adozione? 

Penso che il ministro e tutti i rappresentanti del Parlamento non immaginavano ancora cosa stesse per succedere, forse pensavano che dalla Cina non sarebbe arrivato in UK. Diciamo che hanno ignorato tutto, Boris ha perfino saltato i suoi Cobra meeting (la riunione del comitato di emergenza londinese, ndr), pensando che tutto sarebbe finito senza che questo paese avrebbe sofferto. Invece tutto è cominciato la seconda settimana di marzo, meno gente per strada e lo stesso Boris Johnson ci ha suggerito di prepararci a perdere tanti dei nostri cari. Il panico: scuole, alberghi e ristoranti chiusi. In quel momento ho creduto che il governo avesse sbagliato parlando troppo presto. Vedi, purtroppo, non so ancora cosa pensare, d’altra parte nessuno si aspettava una pandemia di questo tipo. Quindi io lo perdono, sì, considerato che Lui personalmente ha contratto questo virus”. 

L’Italia ha subito il contraccolpo in anticipo rispetto agli altri paesi europei, compresa la Gran Bretagna. Da andriese, come hai vissuto quel momento?

“Dal 22 al 29 marzo ero in Italia con la mia famiglia e ovunque già si parlava di Coronavirus.  Io non vedevo l’ora di rientrare a Londra perché qui ho tutto, casa, lavoro, amici e temevo per il nostro bambino piccolo se fossimo restati lì. Per fortuna siamo rientrati e sinceramente seguendo tutti i giorni la BBC che non faceva altro che parlare dell’Italia mi piangeva il cuore: tanti troppi morti, anche da parte dei nostri colleghi inglesi, tutti mortificati”.

 Attualmente cosa succede a Londra?

“Londra è deserta, in 20 anni che sono qui mai vista e vissuta una cosa del genere. Siamo tutti a casa, possiamo uscire ma bisogna mantenere la distanza di 2 metri, solo una persona può andare a fare la spesa, ma bisogna cercare di non uscire. Priorità agli infermieri e tutto lo Staff NHS (National Health Service, sistema sanitario nazionale, ndr) per spesa e altre necessità”.

Come funziona la sanità pubblica inglese? E’ in grado, secondo te, di gestire questa emergenza? 

“Le strutture sanitarie  si sono preparate abbastanza bene, hanno dovuto richiamare al lavoro infermieri e dottori in pensione e devo dire che ci sono stati davvero tanti volontari. Proprio due giorni fa, il governo ha annunciato di essere sotto pressione perché sono terminate tutte le scorte di guanti, camici e altri dispositivi di protezione, dicono che arriveranno tra qualche giorno”. 

Hai paura? Se sì, di cosa?

“Sì, sinceramente c’è una gran paura. La mia è legata all’incertezza di ciò che succederà dopo. Non lo so come sarà una volta che tutto sarà finito, se davvero finirà…”

In questo periodo hai mai pensato di ritornare ad Andria, nel tuo paese di origine, con la tua famiglia? 

“Noi viviamo a Londra da un bel pò e ci sono cose di cui non possiamo più fare a meno. La mia cara mamma è a casa purtroppo da sola (forse è meglio così), ma fortunatamente mia sorella maggiore è disponibile per qualsiasi esigenza. Stiamo bene a Londra”. 

Come state affrontando questa situazione? 

“Sveglia alle 6:20 (mio figlio ci butta giù dal letto), alle 7 colazione, alle 8:30 si esce e si fa una bella passeggiata a St. James Park fino alle 10:30, poi a casa prepariamo il pranzo, dopo riposiamo e siamo pronti per il pomeriggio pieno di intrattenimento per il nostro piccolo. Insomma, cerchiamo di inventarci qualcosa di diverso tutti i giorni altrimenti ci annoiamo”. 

Cosa farai appena quest’incubo sarà finito? 

“Forse prenoto una vacanza!

Te la senti di rivolgere un messaggio ai tuoi compaesani, in questo momento difficile…

“Sì certo, vorrei dire che noi italiani siamo forti ma in questo momento dobbiamo restare uniti e aiutarsi reciprocamente, perché sono sicuro che tutto passerà con il contributo di ognuno”. 

 

 

Articolo precedenteI vertici della Siciliani Carni di Palo Del Colle confermano che è un coratino il primo caso positivo al covid 19
Articolo successivoLa Pro Loco “Quadratum” insieme agli artisti per sostenere chi è in prima linea nell’emergenza covid-19

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.