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Divieto carne di cavallo: Corato a rischio addio? La proposta

La proposta bipartisan approdata in Senato punta a vietare la macellazione degli equidi. Cosa cambierebbe per Corato, tra filiera equina, macellerie storiche e Sagra della carne di cavallo

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Divieto di carne di Cavallo

Se la proposta bipartisan approdata in Senato dovesse essere approvata, per la Puglia – e in particolare per Corato – si aprirebbe una fase di profonda trasformazione culturale ed economica.

Il disegno di legge punta infatti a vietare la macellazione di cavalli, asini, muli, pony e bardotti, riconoscendoli come animali da affezione e attribuendo loro lo status giuridico di “Non Dpa” (non destinati alla produzione alimentare).

L’iniziativa porta la firma delle deputate Susanna Cherchi (Movimento Cinque Stelle) e Luna Zanella (Alleanza Verdi e Sinistra), con una proposta analoga sostenuta anche da Michela Brambilla (Noi-Moderati). Il testo, incardinato in commissione Ambiente al Senato, prevede sanzioni severe per chi violasse il divieto: reclusione e multe fino a 100mila euro, con aggravanti in caso di immissione delle carni sul mercato. È inoltre previsto l’obbligo di registrazione e microchip per tutti gli equidi entro due mesi dall’entrata in vigore della norma.

Secondo il report di Animal Equality Italia, nel 2024 in Italia sono stati macellati circa 17mila equidi. Il nostro Paese risulta tra i primi in Europa per consumo di carne equina e detiene il primato mondiale per importazioni. Eppure, i dati Ipsos diffusi dalla stessa organizzazione raccontano una realtà meno uniforme: solo il 17% di chi consuma carne include quella di cavallo nella propria dieta.

A livello regionale, la Puglia (11%) – insieme alla Lombardia (24%) – è tra le aree con il consumo più elevato. Un dato che rende il territorio particolarmente esposto alle conseguenze della proposta di legge.

Ma quale sarebbe l’impatto su Corato, capitale pugliese della carne equina?

Se la norma diventasse legge, l’impatto simbolico ed economico sarebbe significativo. Potrebbe, poiché la città è storicamente nota per l’elevato numero di macellerie equine e per una tradizione gastronomica profondamente radicata.

Dal ragù di cavallo con brasciole e “spancelle”, piatto immancabile nei pranzi domenicali di molte famiglie, alla celebre “coratina”, una bistecca di cavallo ispirata alla fiorentina,  lanciata dal ristoratore Mariano Como durante l’emergenza mucca pazza, fino alla produzione di salsiccia fresca e stagionata: la carne equina rappresenta un elemento identitario del territorio.

Nell’ultimo periodo, la nascita della “Sagra della carne di cavallo” ha ulteriormente consolidato questo legame, ma ha anche acceso il dibattito tra tradizionalisti e animalisti, specchio di un confronto culturale sempre più acceso a livello nazionale.

Oltre all’aspetto culturale, la proposta potrebbe incidere sull’intera filiera pugliese: allevatori, macellai, ristoratori e commercianti seppur il disegno di legge prevede uno stanziamento di sei milioni di euro per la riconversione degli allevamenti verso attività alternative come: centri di recupero per equidi o turismo equestre.

Per la Puglia si tratterebbe non solo di una riconversione produttiva, ma di una ridefinizione identitaria che potrebbe accendere un importante dibattito. Per Corato, in particolare, potrebbe segnare la fine di una tradizione culinaria che ha attraversato generazioni.