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Piazza, social e politica: il volto della campagna elettorale

Strategie e linguaggi dei candidati nella campagna elettorale di Corato

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Piazze, social e confronti pubblici hanno scandito le ultime settimane della campagna elettorale a Corato, delineando strategie, linguaggi e identità politiche dei candidati in vista del voto del 24 e 25 maggio.

Negli scorsi giorni, in attesa delle elezioni comunali 2026, Corato è diventata teatro di una lunga serie di confronti pubblici fra i candidati alla carica di sindaco. Dibattiti organizzati da diverse realtà giornalistiche e associative del territorio che, pur cambiando sede, pubblico e moderatori, hanno restituito un quadro politico piuttosto coerente nelle dinamiche e nelle strategie comunicative messe in campo dai protagonisti di questa campagna elettorale.

Fra questi appuntamenti ha riscosso particolare attenzione il confronto pubblico organizzato in Piazza Sedile dalla testata giornalistica Il Quarto Potere, in collaborazione con GlocalLAB Adv e GlocalTV, moderato dal direttore editoriale Michele Varesano. Un evento che ha fatto registrare una significativa partecipazione di cittadini in piazza e un notevole seguito anche sulle piattaforme social della testata, confermando quanto il dibattito politico cittadino possa ancora coinvolgere attivamente la comunità coratina.

I confronti, nella maggior parte dei casi, hanno visto protagonisti tre candidati: Corrado De Benedittis, Nica Testino e Vincenzo Adduci. Assente invece quasi sempre Pietro Zona, candidato del centrodestra, che attraverso una nota pubblica aveva spiegato come l’elevato numero di incontri concentrati in pochi giorni rischiasse di sottrarre tempo agli impegni già programmati per la propria campagna elettorale, ribadendo comunque la disponibilità al confronto in un’unica occasione condivisa fra più testate giornalistiche, che di fatto poi non è stata realizzata.

Al netto delle polemiche e delle inevitabili letture politiche, i vari appuntamenti hanno mostrato un elemento evidente: ogni candidato ha scelto una precisa identità comunicativa, mantenendola con continuità nel corso dei diversi confronti.

Il sindaco uscente Corrado De Benedittis ha impostato la propria narrazione sulla continuità amministrativa. Una linea apparsa coerente con il ruolo di chi governa la città da cinque anni e che, nei vari dibattiti, si è tradotta soprattutto nella rivendicazione del lavoro svolto, delle opere realizzate e dei percorsi amministrativi avviati.

Una strategia che presentava punti di forza evidenti: chi amministra partiva inevitabilmente da una base concreta e tangibile. Allo stesso tempo, però, esponeva anche al rischio di apparire eccessivamente ancorato ai risultati già ottenuti, soprattutto in una campagna elettorale dove una parte dell’elettorato cercava inevitabilmente visioni future e nuovi slanci progettuali.

Non a caso anche gli slogan lanciati nei comizi della coalizione CAP70033 — “Avanti con fiducia”, “In buone mani” e “La città che verrà” — hanno rafforzato ulteriormente il concetto di continuità amministrativa e il senso di appartenenza ad una comunità costruita attorno ai temi della fiducia, della stabilità e della prospettiva futura.

Non uno slogan elettorale qualsiasi, ma una visione. Un’idea di futuro costruita non sulle paure, ma sulla fiducia”: è attorno a questa impostazione comunicativa che si è sviluppata gran parte della narrazione politica del sindaco uscente nel corso della campagna elettorale.

Sul fronte opposto si è collocata invece Nica Testino che, nei vari confronti, ha incarnato il ruolo della candidata di rottura all’interno dell’area di centrosinistra. Toni incisivi, approccio diretto e posizione critica verso l’operato dell’amministrazione uscente hanno rappresentato il filo conduttore dei suoi interventi pubblici.

La candidata di Nuova Umanità ha costruito gran parte della propria comunicazione sull’idea di cambiamento, insistendo molto sui temi dell’ascolto, della partecipazione e della necessità di correggere ciò che, a suo dire, non ha funzionato negli ultimi cinque anni.

Una postura politica chiara e spesso efficace dal punto di vista comunicativo, ma che nei vari confronti, forse, ha mostrato anche il limite tipico di chi si propone come alternativa netta: alzare l’asticella delle aspettative nei confronti dell’elettorato. Una dinamica che appartiene alla stessa natura della propaganda politica ma che inevitabilmente espone chi punta molto sugli slogan del cambiamento al rischio di dover poi trasformare quelle aspettative in risultati concreti qualora dovesse arrivare la vittoria elettorale.

Più particolare, invece, la posizione assunta da Vincenzo Adduci, candidato centrista sostenuto dall’UDC, che nei diversi incontri pubblici ha cercato di ritagliarsi uno spazio differente rispetto agli altri contendenti. Più che sul dualismo fra continuità e cambiamento, la sua campagna elettorale si è concentrata soprattutto sul ritorno della politica e dei partiti nel dibattito cittadino, criticando quella che ha definito una progressiva deriva della politica locale e nazionale negli ultimi anni.

Una linea che Adduci aveva già da subito sintetizzato durante la presentazione della propria candidatura quando dichiarò: “Mi propongo alla città per dare un mio apporto e supporto, a prescindere che la scelta ricada su di me o su altri amministratori”, spiegando di voler apportare “quel quantum che manca” perché, a suo dire, “bisogna tornare a fare politica, non è più tempo di restare fuori”.

Nei confronti pubblici questa impostazione si è tradotta in un approccio orientato al pragmatismo e alla mediazione, con il tentativo di presentarsi come figura capace di riportare centralità al confronto politico tradizionale e al ruolo delle forze partitiche.

Una strategia diversa rispetto a quella dei suoi avversari, che ha puntato molto sulla credibilità personale e sul profilo moderato del candidato.

Al di là delle singole posizioni, i vari confronti pubblici hanno comunque avuto il merito di riportare il dibattito politico in mezzo alla città e fra i cittadini. In un tempo in cui la comunicazione politica passa spesso quasi esclusivamente dai social network — e questa campagna elettorale coratina ne è stata forse l’esempio più evidente — vedere piazze, sale e incontri partecipati ha rappresentato comunque un segnale significativo per il confronto democratico locale.

Le differenze fra i candidati sono emerse chiaramente, così come differenti sono apparsi i modi di interpretare questa campagna elettorale. Continuità amministrativa, cambiamento o ritorno della politica tradizionale: tre approcci diversi che in queste settimane hanno cercato consenso attraverso linguaggi e strategie altrettanto differenti.

Ora, però, sarà il voto a stabilire quale di queste narrazioni sarà riuscita davvero a entrare maggiormente in sintonia con la città.

Vedremo…