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“Ci aspettavamo programmi, abbiamo sentito retorica”: la dura critica dell’AIC dopo il confronto a Corato

Dopo il dibattito del 29 aprile su economia, lavoro e sviluppo, l’Associazione Imprenditori Coratini pubblica una nota: “riflessione franca” e critiche sul livello del confronto politico

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Dopo il confronto pubblico del 29 aprile tra i candidati sindaco di Corato, in vista delle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026, su economia, lavoro e sviluppo territoriale, l’Associazione Imprenditori Coratini rompe il silenzio e affida a una nota ufficiale una riflessione franca sull’esito dell’incontro.

Ci aspettavamo programmi, abbiamo sentito retorica”: è questa la sintesi con cui l’AIC commenta il dibattito tra i candidati.

Nel documento, l’associazione parla di un confronto ritenuto poco concreto rispetto alle esigenze del tessuto produttivo locale.

Un giudizio che apre a una lettura critica del rapporto tra mondo imprenditoriale e politica cittadina perché sottolinea l’Aic: “Non è un documento di circostanza

Corato ha due velocità. L’AIC chiede di colmare il divario.

Lo scorso 29 aprile l’Associazione Imprenditori Coratini ha ospitato il primo dibattito tra i candidati sindaco di Corato su imprese, lavoro e sviluppo economico. Un format stringente, regole chiare, tempi serrati. Non per mettere in difficoltà, ma perché questo è il nostro linguaggio: quello di chi decide, sceglie una direzione e se ne assume la responsabilità.

Volevamo testare le competenze — non solo ascoltare le intenzioni.

Abbiamo scelto un format che fosse il riflesso dello standard che applichiamo ogni giorno nelle nostre aziende — e che deve valere anche per chi vuole governare questa città. Nessuna scorciatoia, nessuna risposta comoda. Solo chi sa dove vuole andare e come ci vuole arrivare” — Vito Cannillo, Responsabile Organizzativo dell’Evento, AIC.

Ci aspettavamo programmi. Abbiamo sentito retorica.

Numeri, progetti, priorità, scadenze. Invece anche davanti a una platea di imprenditori — persone abituate a ragionare per obiettivi e risultati — si è scivolati nella genericità. La politica può convincere con le parole. I dirigenti si dimostrano con i fatti. Corato ha bisogno di entrambi — ma soprattutto dei secondi.

La distanza tra Corato imprenditoriale e Corato istituzionale non è solo infrastrutturale. È culturale. E finché non si colma questa distanza, le eccellenze di questa città continueranno a crescere nonostante il contesto, non grazie ad esso.

Le imprese non producono solo fatturato. Producono comunità.

Alcune realtà coratine hanno già scelto di investire sui giovani, sulla formazione, sull’ambiente, restituendo alla città opere e spazi che appartengono a tutti. Non è filantropia — è visione. È ciò che Putnam chiamerebbe capitale sociale: quella rete invisibile di fiducia, reciprocità e appartenenza che determina la capacità di una comunità di crescere insieme, non solo individualmente.

Le imprese lo sanno bene: un territorio coeso, con capitale umano formato e motivato, non è solo un valore etico — è un vantaggio competitivo. Quando le istituzioni non raccolgono questo testimone, non si spreca solo un’opportunità economica. Si erode qualcosa di lento da costruire e rapidissimo da distruggere. Le nostre porte sono aperte. Sul serio.

Venite nelle nostre aziende — non per una foto, ma per capire davvero cosa significa creare occupazione, formare persone, investire in un territorio. Un’impresa è un ecosistema sociale vivo. Chi non lo ha vissuto dall’interno fatica a capire cosa chiediamo quando parliamo di infrastrutture, formazione, zona industriale.

L’AIC non è un osservatore del territorio. È parte attiva del suo destino. Abbiamo imprenditori che ogni giorno costruiscono occupazione, formazione e futuro per questa città — spesso sopperendo a vuoti che la politica non ha saputo riempire. Chiediamo rispetto per questo impegno, e un interlocutore istituzionale che sia finalmente all’altezza di raccoglierlo.” — Claudio Amorese, Presidente Associazione Imprenditori Coratini.