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Cena in Salute, quando la salute passa dalla tavola e dal territorio

A Masseria Torre di Nebbia la seconda edizione di Cena in Salute ha riunito medici, chef, produttori e istituzioni per parlare di sana alimentazione, prevenzione, qualità dei prodotti e valorizzazione del territorio

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Ci sono luoghi nei quali parlare di terra, di cibo e di salute sembra quasi naturale.

Masseria Torre di Nebbia, con la sua atmosfera sospesa tra la pietra della Murgia, gli spazi della campagna e quella luce che, al calare della sera, rende tutto più suggestivo, è stato uno di questi luoghi.

Ed è qui che si è svolta la seconda edizione di Cena in Salute, l’iniziativa organizzata da Il Quarto Potere, GlocalLab e Glocal TV, nata con l’obiettivo di mettere intorno alla stessa tavola mondi apparentemente diversi ma profondamente connessi: alimentazione, salute, prevenzione, agricoltura, cultura del territorio e convivialità.

Una cena, dunque, ma soprattutto un’occasione per fermarsi e riflettere su ciò che ogni giorno portiamo sulla nostra tavola e, più in generale, sul modo in cui scegliamo di prenderci cura di noi stessi, degli altri e dell’ambiente nel quale viviamo.

A condurre questo viaggio è stata Grazia Petta, direttrice de Il Quarto Potere, che ha accompagnato gli ospiti attraverso i diversi momenti della serata, insieme a Francesca Cirone, attrice comica e influencer, che ha portato anche il suo sorriso e la sua ironia nel cuore dello show cooking, rendendo ancora più leggero e coinvolgente il racconto di una serata densa di contenuti.

Un racconto che ha mantenuto fede alla missione di Cena in Salute: parlare di salute partendo dal cibo, senza dimenticare che il benessere di una persona è il risultato di tante scelte, individuali e collettive.

A dare profondità al tema sono stati i professionisti della salute presenti alla serata: il professor Francesco Schittulli, chirurgo oncologo e senologo, il dottor Marco Loiodice, oculista, la dottoressa Ornella Della Valle, nutrizionista, e il dottor Giancarlo Bonacara, odontoiatra.

Quattro professionalità differenti, quattro prospettive attraverso le quali affrontare il tema della salute non soltanto come cura della malattia, ma soprattutto come costruzione quotidiana del benessere e della prevenzione.

Particolarmente ampio è stato il contributo del professor Schittulli, che ha riportato l’attenzione su un concetto tanto semplice quanto decisivo: la prevenzione comincia dalle abitudini e l’educazione alimentare deve iniziare molto presto.

La famiglia rappresenta il primo luogo nel quale si impara a mangiare, a scegliere, a riconoscere ciò che fa bene. Ma non può essere lasciata sola.

L’educazione alimentare deve diventare anche una responsabilità delle istituzioni, a partire dalla scuola e dalle mense scolastiche, affinché la conoscenza del cibo e delle corrette abitudini alimentari possa accompagnare i bambini sin dalla tenera età.

Perché imparare a mangiare bene non dovrebbe essere una nozione da acquisire quando arriva una malattia, ma una parte dell’educazione alla vita.

E in una società nella quale i rapporti sono sempre più fluidi e una parte crescente delle relazioni passa attraverso uno schermo, è emerso anche un altro elemento: la convivialità è essa stessa una forma di benessere.

Sedersi a tavola insieme, parlare, condividere il cibo, dedicare tempo agli altri significa recuperare una dimensione umana che la velocità della quotidianità rischia di comprimere.

Da qui anche l’invito a recuperare, per quanto possibile, una diversa idea di tempo.

Non una lentezza nostalgica o incompatibile con i ritmi della vita contemporanea, ma la capacità di concedersi almeno qualche momento nel quale scegliere con maggiore consapevolezza ciò che mangiamo.

Allontanarsi, quando possibile, dalla logica del fast, dai prodotti industriali e dalle soluzioni alimentari dettate esclusivamente dalla rapidità, per tornare a un’alimentazione più semplice, fatta di prodotti riconoscibili e di qualità.

Una semplicità che non significa rinuncia, ma consapevolezza.

Perché anche la qualità degli alimenti diventa parte della prevenzione.

E qui il tema della salute si intreccia inevitabilmente con quello della tutela del territorio e della responsabilità delle istituzioni.

Un alimento può essere davvero un alleato della nostra salute se è genuino, se la sua origine è conosciuta, se la filiera è controllata.

Da qui l’importanza della tracciabilità, della tutela delle produzioni e della necessità di verificare che i prodotti arrivino da territori sicuri, non interessati da contaminazioni dei terreni o delle falde acquifere.

La tutela della salute, quindi, passa anche dalla capacità di tutelare la terra.

E il messaggio emerso durante la serata è stato quello della necessità di stimolare le istituzioni a prendersi cura di questo patrimonio, a proteggerlo e a creare le condizioni perché le produzioni di qualità possano continuare a esistere.

Perché la nostra terra offre alimenti dalle importanti proprietà nutrizionali e organolettiche, capaci di inserirsi in un’alimentazione equilibrata e contribuire al mantenimento del benessere della persona, non soltanto nell’ambito della prevenzione oncologica, ma più in generale rispetto a numerose patologie legate agli stili di vita.

E se si parla di terra, non si può non parlare della Murgia, quella stessa Murgia che ha fatto da sfondo alla serata e che, attraverso le sue produzioni, la sua agricoltura e la sua tradizione zootecnica, continua a raccontare una parte importante della nostra identità.

Durante la serata è emersa anche una riflessione sulle difficoltà di un territorio che non sempre ha ricevuto l’attenzione necessaria e sul rischio di perdere, insieme alle aziende agricole, una parte della propria identità.

Ma accanto alle difficoltà c’è una realtà che resiste.

Ci sono donne e uomini che hanno scelto di rimanere, di continuare a coltivare, allevare e produrre. E ci sono giovani che hanno deciso di raccogliere un’eredità familiare e provare a trasformarla in futuro.

Molte delle aziende protagoniste della serata sono infatti condotte da giovani che stanno investendo nelle proprie attività, spesso raccogliendo il testimone di imprese nate con i propri genitori o con le generazioni precedenti.

Una scelta che assume un significato ancora più importante in un’epoca nella quale restare, investire nella terra e costruire un’impresa agricola significa spesso affrontare difficoltà economiche, burocratiche e di mercato.

Sono loro, in fondo, una delle risposte più concrete alla domanda su come si possa preservare un territorio.

E poi c’era il cibo.

Il vero protagonista “silenzioso” della serata.

L’olio extravergine di oliva da Cultivar Coratina, rappresentato dall’Associazione Terre di Coratina, con le sue caratteristiche organolettiche e nutrizionali; le verdure, i legumi, i cereali, i formaggi e le altre eccellenze messe a disposizione dalle aziende del territorio.

Materie prime che, nelle mani degli chef, hanno cambiato forma senza perdere la propria identità.

Domenico Valente, chef di Masseria Torre di Nebbia, Domenico Marcone, chef de Al Mulo Cojone, e Mariangela Sannicandro, cake designer di Movie Café, hanno interpretato questi prodotti attraverso una cucina capace di coniugare gusto, semplicità ed equilibrio.

Lo show cooking è diventato così un altro momento del viaggio: dalla terra alla tavola, dalla materia prima al piatto, dalla tradizione alla sua reinterpretazione.

A dimostrare che mangiare sano non significa mangiare senza piacere, ma può significare esattamente il contrario: riscoprire il gusto autentico di ciò che abbiamo vicino.

E il gradimento degli ospiti, arrivato insieme ai piatti, ha restituito alla serata quella dimensione di convivialità che ne rappresentava uno dei valori più importanti.

A rendere possibile tutto questo è stata una rete di realtà diverse, accomunate dalla volontà di sostenere il progetto.

Cusmai 1925, Caseificio Coratino, Amari e Rosoli – Liquoreria Artigianale, Azienda Agricola Miscioscia, Azienda Agricola Di Bartolomeo, Caseificio Maldera, Azienda Agricola Belmonte, Pastificio Granoro, Panificio Mancini e Cantina Piarulli hanno contribuito con i loro prodotti alla realizzazione della cena.

Accanto a loro, Petrarolo, realtà attiva nella consulenza nel settore automotive, Forza Vitale – Laboratorio Fitoterapico e la palestra Wellness Evolution hanno scelto di sostenere l’iniziativa, condividendone il significato più ampio.

E poi le realtà che hanno accompagnato Cena in Salute nel suo percorso: il Comune di Corato, che ha concesso il patrocinio gratuito, AIC, Slow Murgia, GAL Le Città di Castel del Monte, Associazione Terra di Coratina, Amici sotto le Stelle – Gruppo Astrofili Corato e Confcommercio Corato.

Una rete che racconta quanto un territorio possa esprimersi quando professionalità, imprese, associazioni e istituzioni scelgono di incontrarsi.

Un concetto reso ancora più concreto dalla presenza del sindaco di Corato Corrado De Benedittis, che ha preso parte alla serata.

Perché il territorio non è fatto soltanto di chi coltiva e produce; é fatto anche di chi lo rende fruibile, di chi accoglie, di chi attraverso strutture ricettive, iniziative e progetti permette a chi arriva da fuori di conoscere la Murgia e di viverne l’autenticità.

Tutela dell’ambiente, agricoltura, turismo, cultura e salute sono quindi parti di uno stesso racconto.

Perché è difficile parlare di benessere delle persone senza interrogarsi sul benessere dei luoghi nei quali quelle persone vivono.

E forse proprio questa è stata una delle intuizioni più importanti di Cena in Salute: allargare il concetto di salute fino a comprendere il territorio, l’ambiente, le relazioni e la qualità della vita.

Il programma prevedeva, al termine della cena, un momento dedicato all’osservazione astronomica della Luna e di Saturno, affidato agli Amici sotto le Stelle – Gruppo Astrofili Corato.

Il maltempo non ha permesso di puntare i telescopi verso il cielo.

Ma anche questo piccolo contrattempo non ha cancellato il significato del momento. Per quanto possibile, uno spazio è stato comunque dedicato all’astronomia, lasciando che la serata conservasse quello sguardo verso l’alto che avrebbe dovuto accompagnarne la conclusione.

Un finale simbolico che, anche senza la possibilità di osservare la Luna e Saturno, come previsto inizialmente dal programma, ha mantenuto intatto il suo significato: dopo aver parlato di ciò che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno ossia la nostra terra, i suoi prodotti, il nostro corpo, la nostra salute,  provare comunque a volgere lo sguardo oltre.

Alla fine, più che una cena, quella vissuta a Masseria Torre di Nebbia è stata una serata di incontri.

Tra medici e chef.
Tra produttori e consumatori.
Tra giovani imprenditori e una tradizione che chiede di essere raccolta e trasformata in futuro.
Tra salute e alimentazione.
Tra ambiente e territorio.
Tra istituzioni e comunità.

E soprattutto tra persone.

Perché se c’è un messaggio che resta, oltre ai sapori della serata e alle parole ascoltate, è forse proprio questo: la salute é un equilibrio che si costruisce ogni giorno attraverso ciò che mangiamo, l’ambiente nel quale viviamo, le relazioni che coltiviamo e il tempo che scegliamo di dedicare a noi stessi e agli altri.

E in una società che corre, Cena in Salute ha provato così a proporre una piccola inversione di rotta: tornare alla terra, alla qualità, alla conoscenza, alla convivialità.

A ricordarci che la prevenzione può cominciare anche da un gesto quotidiano, da una scelta consapevole, da un prodotto del nostro territorio.

E che, qualche volta, per prenderci cura del futuro può essere sufficiente sederci intorno a una tavola, insieme agli altri, e riscoprire il valore delle cose semplici.