A Corato lo spettacolo pirotecnico del 23 agosto sarà a basso impatto ambientale e sonoro. Una scelta pensata anche per ridurre lo spavento degli animali. Un primo passo che apre però una domanda: in futuro si potrà andare ancora oltre, anche a costo di scontentare i tradizionalisti?
C’è chi li aspetta come uno dei momenti più spettacolari della festa e chi, invece, preferirebbe farne a meno. I fuochi d’artificio sono da tempo uno degli elementi capaci di dividere l’opinione pubblica: per i tradizionalisti rappresentano una componente quasi irrinunciabile delle feste patronali; per altri sono uno spettacolo il cui impatto, soprattutto sugli animali e sull’ambiente, merita di essere ripensato.
Alla Festa di San Cataldo 2026 Corato prova a introdurre una novità proprio su questo fronte.
Domenica 23 agosto, alle 00.30, in piazza Cesare Battisti, e non più come da consuetudine nei pressi della stazione, va in scena “uno spettacolo pirotecnico scenografico a basso impatto ambientale e sonoro”.
Una scelta annunciata nella presentazione del programma ufficiale della festa patronale come una delle novità dell’edizione 2026 e pensata anche con un obiettivo preciso: “ridurre lo spavento degli animali, senza rinunciare alla componente spettacolare dei fuochi”.
Secondo quanto spiegato dagli organizzatori, lo spettacolo sarà caratterizzato da emissioni acustiche particolarmente contenute, dalla riduzione dei cosiddetti “botti secchi” e dall’impiego di prodotti plastic free. L’idea è quella di conservare l’effetto scenografico, attraverso coreografie continue e armoniose, diminuendo al tempo stesso il fragore e il caos tipici degli spettacoli pirotecnici tradizionali.
Ed è proprio qui che nasce la prima domanda: quanto può incidere realmente la riduzione del rumore sulla paura e sullo stress degli animali?
Che i fuochi d’artificio possano rappresentare un problema per gli animali è ormai ampiamente riconosciuto. Rumori improvvisi, esplosioni, lampi e imprevedibilità possono provocare paura e disorientamento negli animali d’affezione e nella fauna selvatica.
Ma se una parte di questo impatto viene ridotta, quanto cambia davvero la situazione?
La questione assume un significato particolare anche per il luogo in cui si svolgerà lo spettacolo. I fuochi di San Cataldo saranno infatti accesi nel centro cittadino, in piazza Cesare Battisti. La riflessione riguarda quindi non soltanto gli animali domestici che vivono nelle abitazioni, ma anche i tanti animali che condividono quotidianamente gli spazi urbani.
Cani e gatti, naturalmente, ma anche animali randagi e volatili delle varie specie che vivono, sostano o nidificano tra edifici, alberi e spazi cittadini.
Anche per questo la scelta di uno spettacolo a basso impatto sonoro rappresenta un elemento interessante da osservare.
Meno rumore significa davvero meno impatto?
Oppure, oltre alla componente sonora, entrano in gioco anche i lampi, le vibrazioni e l’imprevedibilità di uno spettacolo che, pur essendo meno rumoroso, resta comunque pirotecnico?
Sono interrogativi ai quali la sola definizione di “low sound” non può dare automaticamente una risposta.
La scelta di San Cataldo 2026 può essere quindi letta come un primo, seppur ancora timido, passo verso una festa più attenta al benessere animale, senza rinunciare completamente a una tradizione che per molti resta parte integrante delle celebrazioni patronali.
È, in qualche modo, un compromesso.
Si conserva lo spettacolo pirotecnico, ma si prova a ridurne una delle componenti considerate più problematiche: il rumore.
Un modo per cercare di tenere insieme due sensibilità diverse: quella di chi vuole continuare a vedere il cielo illuminarsi durante la festa e quella di chi chiede maggiore attenzione agli animali.
Ma forse proprio questa sperimentazione può aprire una riflessione più ampia.
Se l’obiettivo è ridurre progressivamente l’impatto, perché non interrogarsi anche sulle alternative?
Non necessariamente per cancellare da subito i fuochi d’artificio, ma per capire se in futuro sia possibile immaginare spettacoli capaci di mantenere la stessa capacità di coinvolgimento del pubblico con un impatto ancora più contenuto.
Esistono già diverse possibilità: fuochi a bassissimo rumore, che mantengono la componente visiva riducendo drasticamente quella sonora; spettacoli con i droni, basati su coreografie luminose nel cielo; spettacoli laser e di luce, che possono creare scenografie suggestive senza il fragore delle esplosioni.
Alternative diverse, che non sono necessariamente equivalenti ai fuochi tradizionali e che potrebbero non incontrare il favore di tutti.
Ed è proprio questo il punto.
Per tutelare maggiormente gli animali, prima o poi bisognerà essere disposti anche a scontentare una parte dei tradizionalisti?
È una domanda che può apparire scomoda, soprattutto quando si parla di una festa patronale e di tradizioni profondamente radicate. Ma le tradizioni, nel tempo, possono cambiare, adattarsi e trovare nuove forme.
La scelta di quest’anno non pretende necessariamente di risolvere il problema. Può però rappresentare un esperimento, un primo tentativo di ridurre l’impatto dello spettacolo senza eliminarne completamente la componente pirotecnica.
La vera questione sarà allora capire se questa riduzione del rumore sarà percepibile e, soprattutto, se potrà diventare il punto di partenza per una riflessione più ampia sulle modalità con cui una città può festeggiare rispettando sempre di più gli animali e l’ambiente.
Per ora Corato sceglie la strada del compromesso: meno rumore, meno “botti secchi”, maggiore attenzione all’impatto ambientale e animale, ma senza rinunciare ai fuochi.
Forse ci vorrà ancora tempo. E forse sarebbe quasi un sogno immaginare che, un giorno, i fuochi d’artificio — ancora così utilizzati, e talvolta abusati, durante feste patronali, matrimoni, celebrazioni varie e nei festeggiamenti di fine anno — possano essere progressivamente sostituiti da altri spettacoli, altrettanto capaci di emozionare senza il fragore delle esplosioni.
Una prospettiva che oggi può sembrare lontana, soprattutto per chi considera i fuochi parte irrinunciabile della festa. Ma forse vale la pena cominciare a pensarci veramente.
Gli animali, probabilmente, ringrazierebbero noi umani.















































