Home Economia TARI 2026, AIC contro gli aumenti fino all’87% per le attività economiche

TARI 2026, AIC contro gli aumenti fino all’87% per le attività economiche

L’Associazione Imprenditori Coratini critica la ripartizione del nuovo piano tariffario approvato dal Consiglio comunale. Il presidente Vito Cannillo: «Così si penalizza ancora una volta chi produce ricchezza per l’intera comunità»

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Dopo l’approvazione del nuovo piano tariffario della TARI nel Consiglio comunale dello scorso 31 luglio, l’Associazione Imprenditori Coratini interviene con una nota nella quale esprime forte preoccupazione per gli aumenti previsti a carico delle utenze non domestiche. Pur riconoscendo che il costo complessivo del servizio deriva dal piano validato da AGER Puglia e disciplinato dal metodo ARERA, l’associazione contesta le modalità con cui il Comune ha scelto di ripartire il carico fiscale tra famiglie e attività economiche. Di seguito la nota integrale:

“Tassa rifiuti 2026 – Associazione Imprenditori Coratini: maggiore tassazione per le attività che andrebbero rilanciate.

Il presidente Vito Cannillo, «Aumenti fino all’80%: così si penalizza ancora una
volta chi produce ricchezza per l’intera comunità
».

Il piano tariffario 2026 sulla tassa dei rifiuti (TARI) del Comune di Corato, a fronte di una lieve riduzione per le utenze domestiche,
include aumenti consistenti per imprese, commercianti, artigiani e professionisti. Un dato che preoccupa l’Associazione Imprenditori
Coratini, presieduta da Vito Cannillo.

Una premessa: dall’AIC si riconosce che l’importo complessivo del servizio non lo decide il Comune ma deriva dal piano del gestore, validato da AGER Puglia (Agenzia territoriale della Regione Puglia per il servizio di gestione dei rifiuti) ed entro i limiti del metodo nazionale ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente).

«Siamo i primi a riconoscere ciò che è imposto dall’alto», spiega Cannillo. «Proprio per questo poniamo la vera domanda: non quanto
raccogliere, ma come quel costo è stato ripartito tra i contribuenti. E la ripartizione è una scelta tutta comunale».

Il confronto 2025-2026 mostra rincari fino al +87,37% per esposizioni e autosaloni e al +84,70% per i banchi di mercato, con aumenti oltre il 40% per abbigliamento, artigiani, carrozzerie, ristoranti, bar, supermercati e alimentari. Per un ristorante di 100 mq la TARI passa da 1.343 a 1.890 euro; un negozio di abbigliamento della stessa superficie da 529 a 744 euro.

«Colpisce un’impostazione netta e squilibrata, con rincari in molti casi imprevedibili», continua Cannillo.
«Le imprese hanno già dovuto fare i conti con aumenti su energia, materie prime, personale e tassi: un ulteriore carico rischia di frenare
la crescita di chi crea lavoro
». La facoltà di graduare i coefficienti, rimessa al Comune, è stata infatti esercitata ai valori minimi per le
famiglie e con criteri meno favorevoli per le imprese. «Non chiediamo un privilegio: chiediamo che lo stesso equilibrio dichiarato per le famiglie valga anche per chi produce lavoro».

L’associazione imprenditori contesta in particolare una scelta che non sembra aver tenuto in alcun conto i veri problemi della città. «Si è deciso come ripartire il carico senza guardare alle condizioni reali del tessuto economico coratino», osserva Cannillo. «Abbiamo un commercio al dettaglio fermo e attività ristorative in evidente difficoltà, aggravate anche dall’assenza di una programmazione seria di iniziative di
promozione e animazione del territorio. Aumentare la pressione fiscale proprio sulle categorie più esposte, senza un progetto che le sostenga, significa muoversi nella direzione opposta a quella che servirebbe».

C’è poi un aspetto di onestà verso i cittadini. «Alleggerire la tassa alle famiglie è comprensibile ma è un sollievo solo apparente se il costo viene caricato sulle imprese che non possono poi che trasferirlo sui prezzi.
Ciò che la famiglia risparmia sulla TARI rischia di ritrovarselo al banco della spesa. È lo stesso cittadino che, come consumatore, finisce
per pagare due volte».

A fronte di questo quadro, l’A.I.C. indica soluzioni concrete e sostenibili per il bilancio comunale.
La prima riguarda la riduzione per chi già ricicla a proprie spese: molte imprese avviano autonomamente a recupero parte dei rifiuti tramite operatori privati e la normativa
nazionale riconosce loro il diritto a una riduzione della tariffa. Non è uno sconto, ma il riconoscimento di un minor carico reale sul servizio.
La seconda è la gradualità pluriennale: il metodo copre il quadriennio 2026-2029 e gli aumenti di punta possono essere distribuiti nel tempo anziché concentrati interamente sul
2026.

Su queste basi, l’associazione si dichiara pronta a valutare ogni soluzione con l’amministrazione. Un
confronto che, ribadisce l’AIC, deve passare dallo strumento di dialogo strutturato già richiesto: una sede permanente che affronti non solo la
tariffa ma anche gli altri nodi aperti del ciclo dei rifiuti — a partire dall’abbandono e dalla repressione degli illeciti ambientali che
alimentano uno stato di incertezza e gravano sulla salute e sul decoro della città e indirettamente sui costi a carico di tutti.

«Il nostro non è un no», conclude Cannillo. «È la richiesta di un metodo più equo e di un confronto vero. La sostenibilità si costruisce con
l’efficienza e la trasparenza non spostando il peso da una categoria all’altra. Su questa base, siamo pronti a collaborare».”.